domenica 26 Giugno, 2022

Astigiani 5 – settembre 2013

La prima candelina

di Sergio Miravalle

È passato un anno dall’uscita del primo numero di Astigiani. Lo presentammo alla Douja d’or del 2012. Siamo alla prima candelina da spegnere idealmente con tutti i lettori, gli abbonati, i sostenitori e naturalmente la redazione e i collaboratori che hanno creduto in questa iniziativa editoriale. Viviamo senza contributi pubblici. I nostri incassi derivano dalle vendite, dagli abbonati, dalla pubblicità. Non è facile, visti i tempi. Facciamoci pure un bell’applauso, ce lo meritiamo tutti. La rivista piace: ha raccolto oltre 400 abbonamenti, è attesa e venduta nelle edicole e nelle librerie.

Ci sono arrivate anche richieste da astigiani lontani, dalla Cina alla Russia all’Argentina. Se mettiamo insieme i primi cinque numeri della nostra rivista arriviamo a 584 pagine complessive: un grande volume dedicato alla storia e alle storie della nostra terra. Molti ci dicono che hanno cominciato a “collezionare” Astigiani, dedicando uno spazio specifico della rivista nelle loro librerie. È un bel segno. Significa che stiamo ottenendo il risultato desiderato: dare spazio alla memoria collettiva, ripercorrere il passato non con la sola deformante lente della nostalgia, ma con l’impegno a capire, raccogliere testimonianze e raccontare.

Astigiani 5 ha un filo rosso dedicato al mondo del vino. Lo scoprirete leggendo di cantine scomparse, osterie e negusiant da vin. Ma ci sono anche storie che partono dall’Anno Mille, un sindaco con l’orecchino di metà Ottocento e un maestro di fisarmonica che fece cantare generazioni di astigiani. E poi le rubriche, ricche, variegate, intense. E l’Album di famiglia continua ad arricchirsi delle foto dell’operazione “Cassetti aperti”. Buona lettura.

L’arbi

di Giorgio Conte presidente Associazione Astigiani

Lignea culla per grappoli maturi
sul carro dondola
che il possente di cavalli tiro a due
va trasportando.

Schiocca la frusta sul madido dorso
e scintillano le pietre focaie
dai ferri degli zoccoli scalfite…
traballano i grappoli
ed al presagio tremano dell’incombente
spremitura.
Alcun tenta la fuga
a terra ribalta, salvezza cercando, ma i più

schiacciati da piedi non proprio candidi,
cadranno, spremuti, annichiliti!
l’arbi impregnando del loro sangue viola.

Venite, fanciulli! ma sì che potete!
Permesso accordato: pigiate, pigiate!

La modernità, il progresso, le innovazioni,
la burocrazia, gli animalisti d’assalto,
le leggi, i decreti, le norme, i divieti…

Pigiare l’uva a piedi nudi? È contro l’igiene!
Frustare i cavalli? Eh, no, non va bene!
Quanto ai fanciulli… ma loro si divertono!

Uhm… siamo sicuri che sotto sotto non si celi lo sfruttamento del lavoro minorile?

Quel mondo rurale è stato inesorabilmente cancellato, spazzato via…
Altro non resta che la poesia!

Papa Wojtyla in visita ad Asti

Un viaggio a ritroso nel tempo alla scoperta di fatti e personaggi

Nel centro storico nascono ancora vermouth e chinati

Rissone in corso Alessandria: un laboratorio dove nascono le “bignole”

Il gioco del 15 e i mitici “sciangai”

A metà degli Anni ’60 la rivoluzione della musica trasportabile. Erano adatti solo per i 45 giri. In auto sistemato sotto il sedile

I caccia di Moncalvo Grandi della pittura

Parole e immagini di un palazzo e della sua nuova vita

Quel paesaggio speciale a nord di Asti

Parole e immagini di un palazzo e della sua nuova vita

Due lapidi vicine e una storia d’amore dell’Ottocento

Con la fine della guerra cambiano i nomi di molte vie e piazze

La cassetta dei colori di Manzone

L’omaggio di Renzo De Alexandris alla figlioletta morta nel 1946

I salti dell’acciuga dai mari alle osterie

Il cibo portato al lavoro, uno dei simboli dimenticati della ripresa nel Dopoguerra

È finita la carriera del mezzofondista specialista in sanità

Dal “cortilone” di via Natta alla piscina coperta: il quarto di secolo in cui sorsero gli impianti che ancora oggi “servono” l’agonismo astigiano

Dai bulùn della Waya alla canzone italiana nel mondo

Beppe Bergamasco compie 90 anni: Rai, avanspettacolo, grandi orchestre, jazz

Gino Turello e l’amara ricerca del capolavoro

Il 6 agosto 1812, il violinista di Piovà accompagnò il famoso compositore tedesco

La Cinquecento del don era la nostra libertà

Il 6 agosto 1812, il violinista di Piovà accompagnò il famoso compositore tedesco

La torre Troyana deve essere “liberata”

Le lettere di protesta sui giornali astigiani

In Cina sta maturando l’Uva astigiana

Claudia Ratti dopo varie esperienze all’estero lavora a Torino. Lo studio della fisica teorica e la passione per il violoncello

«La notte che cercai la stella di Renzo»

La storia della Quinta A ragionieri del “Giobert”

«Pregavo San Secondo di non venire interrogata»

La storia della Quinta A ragionieri del “Giobert”

Il premio Asti d’Appello una storia di passione per i buoni...

La Giostra: dal 1946 al ’53 un circolo tentò di scuotere il torpore provinciale.

I capitani del Palio

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Quando l’Asti calcio sfiorò la serie B

La storia della Quinta A ragionieri del “Giobert”

GUIDO GINELLA: IL SIGNORE DELLA FISARMONICA

La storia della Quinta A ragionieri del “Giobert”

Salvato il messale del tesoro di San Bartolomeo

La storia della Quinta A ragionieri del “Giobert”

L’abbazia fantasma

La storia della Quinta A ragionieri del “Giobert”

LA JUCCI E L’EPOPEA DEL FALCON VECCHIO

Asti aveva decine di osterie fin dal Settecento. Servivano vino rigorosamente rosso e garantivano una cucina popolare rustica a prezzi modici. Occasioni di incontro e discussioni infinite tra i clienti

IN CITTA’ DECINE DI OSTERIE DAI NOMI ESOTICI E FANTASIOSI

Asti aveva decine di osterie fin dal Settecento. Servivano vino rigorosamente rosso e garantivano una cucina popolare rustica a prezzi modici. Occasioni di incontro e discussioni infinite tra i clienti

ADDIO AL RIBOLLIR DEI TINI. ASTI NON HA PIU’ CANTINE IN...

Fino a trent’anni fa erano una ventina le aziende vinicole di Asti città e degli immediati dintorni che pigiavano l’uva, vinificavano e vendevano il vino sfuso, in damigiane o in bottiglia. Un tessuto di attività enologiche praticamente scomparso lasciando nella memoria i nomi di quelle imprese e la sorpresa di scoprire etichette e storie dimenticate. Che cosa è successo? Perché quel mondo si è dissolto? La città era punteggiata di cantine e ancor più di osterie. “Astigiani” ne racconta l’epopea e disegna la mappa di una città che non esiste più. 

Facce da astigiani. Il volto della città nei ritratti del Pittatore

I 44 ritratti di Michelangelo Pittatore esposti a Palazzo Mazzetti

Papa Wojtyla in visita ad Asti

Un viaggio a ritroso nel tempo alla scoperta di fatti e personaggi