mercoledì 7 Ottobre, 2026
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Lo Scaffale

Quel paesaggio speciale a nord di Asti

Il rapporto, mai completamente interrotto, tra città e campagna che caratterizza le aree oggetto dello studio, costituisce il punto di partenza per un ripensamento globale del concetto di campagna.

Cultus loci cura animi è un saggio che unisce la profonda serietà di uno studio “sul campo” alla piacevolezza della scrittura e del racconto di un luogo. Dario Rei, sociologo universitario di formazione torinese e residente in quella “microarea” tra Torino e Asti i cui punti topici sono rappresentati da Passerano Marmorito, Castelnuovo Don Bosco, Moncucco Torinese e dall’Abbazia di Vezzolano, traccia le coordinate di uno studio che mette al centro una parte di Piemonte “a sud di Torino”, per individuare gli elementi di costruzione di una “identità differenziale” rispetto ad altre aree.

Quella che l’Autore definisce “domanda di paesaggio” si è fatta, nel tempo, sempre più impellente, e risponde al bisogno di riappropriarsi di lontane e vere (o verosimili) radici in un momento storico in cui la risorsa del paesaggio si sta facendo più scarsa e in cui le tutele rispetto ad esso (in primis, quella costituzionale contenuta nell’art. 9, comma secondo, in base al quale la Repubblica «tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione») debbono farsi concrete ed effettive.

Cultus loci cura animi. Racconto di un paesaggio rurale, di Dario Rei, Diffusione Immagine editore, 2013, 151 pagine, 12 euro

 

Il concetto di heritage, patrimonio o bene culturale, spesso associato soltanto ai beni storico-artistici, in questa prospettiva dovrebbe riempirsi di nuovi e ulteriori contenuti, la cui chiave di lettura è ravvisabile in quella che l’autore definisce come eutopia, vale a dire «cercare di innestare l’antico patrimonio della nostra vita contemporanea e di usare semi antichi per culture nuove».

Il rapporto, mai completamente interrotto, tra città e campagna che caratterizza le aree oggetto dello studio, costituisce il punto di partenza per un ripensamento globale del concetto di campagna, che non costituisce «il “prima”, da cui la città si distacca per rottura e contrapposizione, né il “dopo”, che si offre come nicchia e rifugio agli insorgenti mali del vivere urbano; ma è il termine necessario di un discorso civile, che modella, dà regola e forma ai rapporti dinamici fra spazio antropizzato e spazio naturale, città e contado, società e natura, economia e ambiente».

L’AUTRICE DELL’ARTICOLO

Lucilla Conte

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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