sabato 1 Ottobre, 2022
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Clic d’autore di Piero De Marchis fotoreporter al Palio del 1967

Piero De Marchis seguì tutti i principali fatti di cronaca per decenni. Ricorda la caduta della guglia della Mole, i funerali di De Gasperi, terremoti, alluvioni, gli anni di piombo, l’ultimo scudetto del suo grande Torino nel 1976.

Piero De Marchis ha compiuto 80 anni il 7 aprile. Vive a Torino, ha una casetta in campagna ad Albugnano, fa il nonno, ma non smette di fotografare. Ha una sua pagina Facebook e ogni tanto aggiunge immagini o ripubblica vecchie foto scovate dal suo memorabile archivio. Oggi scatta con una macchina digitale.

Cominciò nel settembre 1952 come assistente fotoreporter dell’agenzia Moisio, impegnata a fornire immagini in esclusiva a La Stampa e Stampa Sera. Si lavorava in eterna corsa contro il tempo, bisognava andare sul posto, scattare, poi sviluppare e stampare e tornare al giornale. Solo anni dopo arrivò la telefoto. Piero De Marchis con Aldo Moisio e Cesare Bosio e altri colleghi poi riconosciuti come giornalisti professionisti, ha lavorato per decenni per La Stampa, fino al 1985, poi è stato freelance, ha firmato libri fotografici, collaborato a varie testate. 

Il suo lavoro lo ha portato a seguire tutti i principali fatti di cronaca per decenni. Ricorda la caduta della guglia della Mole, i funerali di De Gasperi, terremoti, alluvioni, gli anni di piombo, l’ultimo scudetto del suo grande Torino nel 1976. Per capire i tempi, allora in media di una partita di calcio si stampavano e portavano al giornale una trentina di foto.

Oggi sono migliaia. Ad Asti De Marchis è venuto centinaia di volte per lavoro. Venne mandato dal giornale anche a seguire i preparativi e la corsa del Palio del settembre 1967, l’anno delle ripresa. “In città c’era una clima particolare di festa e di attesa: mettemmo in posa gruppi di giovani in costume e poi seguimmo la sfilata e la corsa e colsi anche una caduta. Cosa che mi capitò anche anni dopo e ogni volta bisognava essere pronti a scattare”. L’anno dopo, nel 1968, sotto la pioggia (l’anno a cui si riferisce la foto scattata da un collega) lavorava con due macchine.

Una per La Stampa per le foto in bianconero e l’altra caricata con rullini da diapositive per il Comune di Asti. Queste foto che sono nell’archivio della redazione astigiana de La Stampa (che ringraziamo per la disponibilità) hanno un significato particolare nell’anno che segna il traguardo di mezzo secolo di edizioni del Palio. Piero De Marchis ha ricevuto un riconoscimento come “fotografo del Palio” dal Comune di Asti nel 1997, in occasione della presentazione del libro sui 30 anni del Palio realizzato a cura di Sergio Miravalle da La Stampa. Quest’anno Astigiani prende a prestito le sue immagini per questo straordinario come eravamo, aggiungendovi dove è stato possibile le didascalie con i nomi di chi nel 1967 venne “immortalato” dai clic d’autore di Piero De Marchis.  Chi riconosce o si riconoscesse tra i fotografati di quel settembre 1967 può inviare la sua didascalia sulla pagina Facebook di Astigiani.

 

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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