sabato 1 Ottobre, 2022

Astigiani 4 – giugno 2013

La nostra scommessa e “La Rinascita”

di Sergio Miravalle

È il quarto numero di Astigiani. Arriviamo alla conclusione del primo anno di questa scommessa editoriale, giocata sull’idea che si possa scrivere e raccontare la storia, piccola e grande, di una città e della sua terra e ci siano lettori che queste storie le vogliono leggere, per il gusto di ricordare, scoprire, analizzare, emozionarsi. Dopo quattro numeri il nostro trimestrale vive grazie all’entusiasmo e alla voglia di fare di collaboratori e soci di Astigiani.

Il crescente numero di abbonati e l’interesse per la nostra rivista dimostrano che la scommessa si sta vincendo.  Non è facile in questi tempi.

Ora dobbiamo consolidarci: le idee e le proposte non mancano, siamo aperti a confronti e iniziative. La nostra sede è ai Portici Rossi in corso Alfieri 195.

Questo numero è in gran parte dedicato al tema della “Rinascita”: il quarto di secolo che dalla fine della guerra nel 1945 arriva fino al1970. Abbiamo chiesto agli astigiani di “aprire i cassetti” della loro memorie. Ne è uscito un album di famiglia straordinario, legato al mondo del lavoro e alla voglia di ripartire di quegli anni.

Una lezione per l’oggi. In questi mesi Asti ospiterà una mostra voluta da Comune e Fondazione Cassa sul tema della Rinascita.

Astigiani ha collaborato come media partner e declina quel periodo sotto vari punti di vista e su piani diversi. Li scoprirete.

Buona lettura.

Facciamo ripassare la banda

di Giorgio Conte Presidente dell’associazione Astigiani

Vivevo a caso così quando il mio amor mi chiamò: «La banda arriva, è già qui e canta cose d’amor!»

La mia gente allor diede l’addio al dolor, quando la banda passò, cantando cose d’amor

E l’uomo serio che contava il denaro si fermò, il fanfarone contaballe anche lui si fermò l’innamorata che contava le stelle si fermò per vedere, far passare la banda e la ragazza che viveva delusa sorrise la rosa triste che restava ancor chiusa sbocciò e alla rinfusa ogni bimbo arrivò, quando la banda passò cantando cose d’amor Il vecchio prese coraggio, le scale salì e sul terrazzo qualche passo di danza accennò una bruttina si affacciò alla veranda e sognò che la banda suonasse per lei

Poi la marcetta, incalzando, le strade inondò, la luna piena che restava nascosta spuntò e tutta quanta la città si addobbò, quando la banda passò cantando cose d’amor

Ma poi l’incanto finì, tanta dolcezza svanì, tutto tornò come prima, quando la banda sparì

(Traduzione letterale della canzone A banda di Chico Buarque de Hollanda)

«Bambini, correte sul balcone… venite a vederec’è la banda…»  Mi sembra ancora di sentirla, la voce di mia madre, la domenica mattina, quando la Banda militare della “Cremona” inondava corso Alfieri e corso Dante di suoni allegri, facendo venire voglia di scendere in strada per andarle dietro…

Oggi, mi chiedo: va beh, la banda militare non c’è più, ma la banda “Città di Asti” c’è ancora… e ci sono molti altri gruppi musicali,  perché non farli suonare, per le strade, la domenica mattina? e magari il pomeriggio potrebbero esibirsi ai giardini o meglio ancora in piazza Alfieri liberata finalmente e per sempre dalle auto e diventata un giardino per gli astigiani. La banda mette allegria… ne abbiamo bisogno.

Ti aspettiamo Domenico

Anche la nostra testata Astigiani esce con il fiocchetto giallo simbolo dell’attesa.

Anche noi aspettiamo Domenico Quirico, il giornalista de La Stampa inviato in Siria, e del quale si sono persi i contatti da oltre quaranta giorni. Questo numero avrebbe dovuto ospitare un suo pezzo su Pietro Badoglio. Un inedito. Lo avevamo concordato, discusso e annunciato. Domenico ama la storia e la sa raccontare come pochi, con passione, dovizia di particolari, gusto.

Da astigiano ha accolto con piacere l’invito a scrivere per la nostra rivista. Lo aspettiamo, con la sua famiglia, per riabbracciare un amico e poter continuare a leggerlo.

Confesso che ho vissuto: Ugo Ravizza

È stato forse l’ultimo "negussiant da vin" di Asti. Un lavoro dove servono doti commerciali e intuizione e che egli stesso definisce "mestè da sgnur" perché si lavorava sodo solo alcuni mesi all’anno. Racconta dei decenni in cui Asti era davvero una "città del vino" con decine di cantine oggi scomparse. C’era il grande mercato delle uve e il metodo di commercializzazione con il "sistema delle cartoline" inviate ai clienti. Poco il vino venduto in bottiglia, la maggior parte era ceduto sfuso o in damigiane. Scarsa anche la tecnologia. Le regole erano: botti pulite, uve sane e bisolfito. La barbera faceva da padrona dei mercati. Un mondo cambiato radicalmente con l’avvento delle cantine sociali che subirono il tracollo dell’Asti nord e delle nuove regole delle doc a metà degli anni Sessanta.

Le radici di Papa Francesco

Astigiani dedica questa mappa alle radici di Jorge Mario Bergoglio eletto Papa il 13 marzo 2013 con il nome di Francesco. Una vite con il ceppo che prende forza dalla terra astigiana, cresce in Argentina e arriva al Soglio pontificio di Roma

La crescita di una città

Per qualche urbanista Asti doveva diventare una città di oltre centomila abitanti, ma non raggiunse mai quella soglia. Questo è il racconto dello sviluppo demografico della città con le sue contraddizioni. Dalla fine della seconda guerra mondiale la rinascita: la popolazione astigiana è pian piano aumentata fino ad arrivare al picco di 80.020 abitanti nel 1976. Tra i fattori il maggior benessere con il conseguente aumento del numero delle nascite, ma anche i flussi migratori da varie regioni italiane per le disponibilità di posti di lavoro. Sono nati nuovi quartieri. Poi sono venuti gli anni della crisi che non ha frenato le significative immigrazioni dall’estero. E il numero dei residenti della città è tornato nuovamente a crescere.

L’Astigiano elesse sei padri costituenti

Con la morte di Giulio Andreotti, il 6 maggio del 2013 è rimasto in vita solo il senatore Emilio Colombo tra i 556 Padri Costituenti: ultimo testimone diretto di quella stagione storica, politica e parlamentare che portò alla nascita della nostra Carta Costituzionale. Alla formulazione di quel documento fondamentale, ancora oggi al centro del dibattito politico e istituzionale concorsero anche sei Padri Costituenti di origine astigiana, per provenienza o per un legame intenso e intrecciato delle loro esperienze personali. I loro nomi sono stati spesso dimenticati: Umberto Calosso, Enzo Giacchero, Umberto Grilli, Felice Platone, Leopoldo Baracco, Alessandro Scotti. qui sono sintetizzate le loro storie: intense e talvolta avventurose. Percorsi di vita che – a vario titolo – attraversano la città di Asti e l’Astigiano e si incontrano, ciascuna con le proprie specificità, in una stagione fondamentale della nostra storia repubblicana.

Asti e Venezia si disputano San Secondo

Il santo protettore di Asti è conteso dai veneziani che sostengono di averne la reliquia. è una storia lunga mille anni. Sulla laguna c’é un’isola dedicata al santo martire legionario romano e il suo corpo sarebbe custodito nell’urna di una importante chiesa veneziana affrescata dal Tiepolo e dal Tintoretto. La leggenda narra di rapimenti notturni e sotterfugi, miracoli e processioni. Gli astigiani rispondono dimostrando, anche con l’uso della datazione scientifica del carbonio 14, che la reliquia custodita nella cripta della Collegiata è compatibile con l’età romana. I veneziani si sarebbero presi il corpo mummificato di un vescovo di qualche secolo dopo. E anche sulla facciata della chiesa di Asti c’é un mistero svelato o meglio una controfigura: dal 1988 nella nicchia è stata sistemata una copia della statua di San Secondo. L’originale fu tolto nel 1870 e da allora è in una tenuta a Quarto, a pochi chilometri dalla città.

A Quarto la vera statua. Sulla Collegiata una controfigura

San Secondo: a Quarto la vera statua, sulla Collegiata una controfigura

Astigiani in festa quando partiva la colomba

Fiere e altri appuntamenti sono organizzati ogni anno a maggio per festeggiare San Secondo, ma lo spettacolo pirotecnico è uno dei momenti più apprezzati dagli astigiani. I "fuochi" venivano già sparati nel '400 per arricchire il palio. La sede dello spettacolo era Piazza San Secondo ma, nell’800, si spostò in Piazza Alfieri per andare nel 1866 in Piazza Emanuele Filiberto. Dal 1961 vennero sparati allo stadio comunale e dal 1984 sul Lungotanaro. Fino alla fine degli anni ’70 sulle teste degli astigiani passava la colomba, la miccia che un tempo veniva accesa per dare il via allo spettacolo. Da quel gesto nacque il modo di dire dialettale che ancora indica l’improvviso accendersi di una discussione o di un battibecco.

Per noi ragazzi Piazza Alfieri era il mondo

Due ragazzini, cresciuti tra il cortilone di Palazzo Anfossi, la chiesa del Santo e la grande piazza trapezoidale con il monumento a “Toju”, sono i testimoni vivacissimi della vita nel quartiere del centro di Asti nei primi anni Cinquanta. Ai giovani bastava poco per divertirsi. Questo è il loro racconto di quegli anni, in un’Asti che provava a diventare una città moderna, ma che manteneva abitudini, comportamenti e condizioni sociali di epoche più lontane, destinate a cambiare in modo radicale soltanto alla fine degli anni ’60. Uno spaccato della vita del “quartiere piazza Alfieri” e le “mirabolanti avventure” di due suoi giovanissimi abitanti, gli aneddoti, i ricordi, gli straordinari personaggi che, appartenenti ai più diversi ceti, ne costituivano l’irripetibile tessuto sociale.

Nizza e Canelli da 400 anni assediate e divise

Questa è la vicenda storicamente documentata di un doppio assedio subito nel 1613 da due città. Quattrocento anni fa, nella tarda primavera, la valle Belbo fu teatro di battaglie che videro contrapposti eserciti stranieri e milizie al comando di capitani di ventura e nobili cavalieri. Non mancarono, come in tutte le guerre, atti di eroismo e di viltà, saccheggi e violenze, astuzie strategiche e depistaggi. Ci furono i due assedi, di segno opposto, ai danni di città distanti solo una decina di chilometri: Nizza e Canelli che hanno tratto anche da questi fatti storici spunti per rinfocolare il loro mai sopito campanilismo. Ecco che cosa accadde tra mantova, torino, asti e la spagna.

La Repubblica è fondata sul lavoro

L’operazione “Cassetti aperti” lanciata da Astigiani ha dato i suoi primi straordinari frutti. La pagine che seguono in questo “Album di famiglia” racchiudono anche immagini assolutamente inedite. Tutte le fotografie hanno il comun denominatore di rappresentare il mondo del lavoro nel periodo del dopoguerra dal 1945 alla fine degli Anni Sessanta. Istantanee vivacissime, momenti di vita vissuta, di voglia di fare. Ci sono foto di famiglia proposte dai nostri lettori e immagini già custodite all’Archivio storico del comune di asti, all’Israt e da “Astifoto” che ringraziamo per la collaborazione, così come ringraziamo i curatori della mostra “La Rinascita” per la fattiva collaborazione, invitando i nostri lettori alla mostra che sarà ospitata in questi mesi ad Asti. Istantanee vivacissime, momenti di vita vissuta, di voglia di fare. Ci sono foto di famiglia proposte dai nostri lettori e immagini già custodite all’archivio storico del comune di Asti, all’Israt e da “AstiFoto” che ringraziamo per la collaborazione, così come ringraziamo i curatori della mostra “la rinascita” per la fattiva collaborazione, invitando i nostri lettori alla mostra che sarà ospitata in questi mesi ad Asti.

Confesso che ho vissuto: Aris d’Anelli

Medico, scrittore, appassionato di cinema. Tante le sfaccettature nella vita di Aris d’Anelli, astigiano nato in Africa ai tempi dell’avventura coloniale italiana. Per quarant’anni ha lavorato all’ospedale di Asti, alla guida del reparto di cardiologia creò un’unità coronarica d’eccellenza. Ritornò più volte in Africa - “la terra dove ho lasciato il cuore” - e nel 1986 venne mandato in un villaggio di lebbrosi. Con la pensione, finalmente il tempo per scrivere i suoi libri e coltivare l’amore per il cinema, di cui d’Anelli è stato docente all’Utea. «Le passioni sono un luogo in cui rifugiarsi dalle durezze della vita», racconta oggi.

Quel giorno che Polledro suonò con Beethoven

Il 6 agosto 1812, il violinista di Piovà accompagnò il famoso compositore tedesco

Da Mongardino il cronista delle vigne

Sono passati quarant’anni dalla morte del giornalista e scrittore Gigi Monticone

Maturità 1957 il racconto di una classe

La storia della Quinta A ragionieri del “Giobert”

I cervelli che a volte ritornano. Un’astigiana indaga le origini dell’universo

Claudia Ratti dopo varie esperienze all’estero lavora a Torino. Lo studio della fisica teorica e la passione per il violoncello

Una tela che anticipa fondali teatrali

Esperienze plastiche e intuizioni pittoriche nell’opera del 1957 di Guglielminetti

Sulla Giostra salì l’avanguardia culturale astigiana

La Giostra: dal 1946 al ’53 un circolo tentò di scuotere il torpore provinciale.

Il Barbarossa e l’autostrada mangiaterreni

Le lettere di protesta sui giornali astigiani

Le estati di Lella a Costigliole, la tipografia della nonna e...

Lella Costa ha trascorso gran parte dell’infanzia nell’Astigiano e non dimentica quel profumo d’inchiostro

«Suonare è il mio elisir di giovinezza»

Beppe Bergamasco compie 90 anni: Rai, avanspettacolo, grandi orchestre, jazz

Leonardo Cendola, l’uomo della “ripartenza” sportiva

Dal “cortilone” di via Natta alla piscina coperta: il quarto di secolo in cui sorsero gli impianti che ancora oggi “servono” l’agonismo astigiano

Nei “barachin” la cucina era povera e fantasiosa

Il cibo portato al lavoro, uno dei simboli dimenticati della ripresa nel Dopoguerra

Rassegnati al destino tra salite e discese

Il pagmento dell'"affitto" al gestore del locale per l'uso del biliardo o del mazzo di carte.

Tra i palazzi resiste l’ultimo geranio della maestra ortolana

In via Torchio la Floricoltura Renata, una vita di lavoro tra ortaggi e fiori

Vito Taccone vince la tappa del Giro del ’63

Un viaggio a ritroso nel tempo alla scoperta di fatti e personaggi