sabato 1 Ottobre, 2022

Astigiani 14 – dicembre 2015

Davvero un bel menu

di Sergio Miravalle

Fare un giornale è un po’ come preparare un menù. Bisogna scegliere bene le materie prime, cucinarle con cura, saper presentare i piatti in tavola. Ci vogliono conoscenze, equilibrio, fantasia, gusto.
Questo numero di Astigiani, il 14°, è stato preparato con passione e contiene alcune portate memorabili che potranno soddisfare i palati fini dei nostri lettori.

Partiamo dall’antipasto molto stuzzicante richiamato in copertina: la storia della targa AT1. Un collezionista ha trovato e custodisce questo cimelio che racconta di quando Asti divenne provincia nel 1935 e la prima autovettura targata con la nuova sigla AT fu l’auto di rappresentanza del Podestà. Ma da lucida gran berlina per le cerimonie quell’auto, dopo la guerra, finirà trasformata in camioncino, a portare carbone. Storia davvero molto appetitosa. Poi ecco la portata annunciata da tempo: lo stroncante ritratto di Badoglio scritto da Domenico Quirico.

L’inviato della Stampa, al quale anche Astigiani aveva nei numeri del 2013 dedicato il fiocchetto giallo in copertina, auspicando la sua liberazione in Siria, ha scritto un pezzo “alla Quirico” sarcastico e documentato, dove spiega le ragioni della detestabilità del suo e nostro conterraneo Badoglio. Ne esce un ritratto tutto da gustare e che non mancherà di risultare indigesto a qualcuno.

Altre portate interessanti sono: il racconto della nascita e dello sviluppo dell’Unione Industriale, la sorpresa di scoprire che Asti ha avuto per pochi anni un piccolo aeroporto militare, mantenendo poi saldi legami con l’Aeronautica, e il gusto mediterraneo della vicenda umana che portò da Milena, nel cuore della Sicilia, all’Astigiano migliaia di emigranti. In questa stagione non possono mancare i bolliti, evocati dalla storia della Fiera del Bue Grasso di Moncalvo, e si sorride leggendo e gustando le foto dei goliardi che popolavano le cronache degli Anni Sessanta.

Ancora un piatto forte con l’intervista al cardinale Angelo Sodano che “confessa” di aver vissuto e servito sei Papi ai vertici dello stato Vaticano e parla della sua gioventù ad Asti e del suo desiderio per Isola. Infine non poteva mancare l’allegria del resoconto fotografico del nostro Bagna Cauda Day e tra i contorni, non meno appetitosi, non resta che scegliere tra le rubriche consuete e nuove interessanti e inedite proposte di lettura.
Insomma Astigiani è servito.
Buona lettura.

Due panchine vuote a Natale

di Luciano Nattino

Natale, tempo di regali, di affetti, di sentimenti. Natale, tempo di ricordi. Parafrasando Sant’ Agostino: nel fluire dei ricordi, so cos’è il ricordo, ma se me lo chiedessero non saprei dire cos’è. Del resto la vita ha una vita tutta sua e la SLA ne è una conferma. Veniamo ai regali e ai ricordi belli.

A Natale, quando avevo forse dodi anni trovai tra i regali, in una scatola bassa come quelle dei cioccolatini, venti palline di plastica trasparente con dentro foto bilaterali di campioni del ciclismo italiani e stranieri. Fra tutti ricordo solo il lussemburghese Gaul, uno scalatore. D’istinto corsi alla finestra e, al freddo improvviso, guardai a sinistra la panchina dei giochi pomeridiani e a destra, la panchina dei giochi serali. Entrambe vuote, anzi ancora coperte da uno strato di neve recente.

Le panchine erano costituite da blocchi regolari di pietra ed erano in viale Pilone, poste a distanza di circa duecento metri l’una dall’altra a portata del doppio richiamo di mia madre che mi faceva rientrare la sera. La prima era giusta per costruirle attorno la pista per far correre le famose palline dei ciclisti, con un tracciato fatto con la sabbia del rio Valmanera pieno di curve, ponti, tunnel e salite.

Quella a destra serviva, in quanto illuminata, per i giochi serali ai quali partecipavano alcune poche ragazze. I giochi erano quelli dei mestieri mimati e dei difetti, di cui non ricordo le regole, ma so che servivano a fare le penitenze: dire, fare baciare, lettera, testamento. E guarda caso spuntava sempre fuori baciare.

Memorie piacevoli, avvolte in un’atmosfera rarefatta… tu chiamale, se vuoi, emozioni.

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