martedì 18 Giugno, 2024
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1989-2018

Ad Antignano la Via Crucis vive da quasi trent’anni

Quest'anno la prima edizione senza il suo ideatore
Il venerdì santo del 1989 andava in scena la prima edizione della Via Crucis di Antignano. Nata dall’intuizione dell’eclettico Franco Orecchia, da trent’anni coinvolge gli abitanti del paese trasformandoli in comparse, costumisti, tecnici e artigiani per una manifestazione teatrale e storico religiosa, vissuta, come poche altre in Italia, con intensità e complessità scenica. Scorci della Gerusalemme di duemila anni fa rivivono tra teatro e devozione, accogliendo interpretazioni emozionanti e vive come quella dei due attori che nel corso delle varie edizioni hanno impersonato il Cristo. Un ruolo che prevede di calarsi nella parte anche con una sofferenza fisica, per via della croce di legno che pesa 80 chili e per il freddo che spesso caratterizza il periodo pasquale. Ogni anno migliaia di persone salgono ad Antignano per assistere alla Via Crucis, che senza mai diventare spettacolo continua a essere l’esaltazione di un profondo momento religioso.

Franco Orecchia si ispirò alla Passione di Cristo di Sordevolo

 

Compie trent’anni una delle manifestazioni teatrali e religiose più intense d’Italia, la Via Crucis di Antignano. Anche quest’anno la sera del 30 marzo, Venerdì Santo, angoli del paese si trasformeranno in scorci della antica Gerusalemme e più di 150 figuranti metteranno in scena le ultime ore di Gesù Cristo. Sono poche le manifestazioni paragonabili, sia dal punto di vista della qualità della rievocazione, sia per il coinvolgimento della comunità. Una delle più note è La Passione di Cristo che da inizio Ottocento ogni cinque anni è allestita a Sordevolo, in provincia di Biella. Fu proprio assistendo a questo suggestivo esempio di teatralità popolare che l’antignanese Franco Orecchia ebbe l’intuizione di organizzare qualcosa di simile nel suo paese.

Titolare di un negozio di abbigliamento in piazza Statuto a Torino, grande appassionato di teatro, Orecchia era una figura eclettica, anche pittore e incisore, che aveva alle spalle un’intensa attività con la compagnia amatoriale del paese. Per oltre quindici anni, lui e altri antignanesi si erano esibiti in giro per il Piemonte con testi della tradizione dialettale.

Franco Orecchia è scomparso improvvisamente il 30 novembre scorso a 72 anni, lasciando l’eredità e la regia della “sua” Via Crucis al figlio Roberto e all’amico Franco Bosia, a lungo presidente della Pro Loco, che con lui da sempre ha condiviso la passione per il teatro. «In paese mio padre era noto anche per i suoi trucchi di magia – racconta – con lo pseudonimo di Mago Garboglia intratteneva il pubblico durante la festa patronale di agosto o per la tradizionale “merenda a Tane” al parco delle Rocche. La notte di Natale vestiva poi il costume di Babbo Natale per distribuire dolcetti ai bambini”.

Il regista Franco Orecchia con gli attori nel 2017

Un regista immerso nella vita della sua comunità. Anche prestigiatore e pittore

 

L’allestimento della Via Crucis fu la naturale evoluzione dell’esperienza teatrale, che si era conclusa nel 1987. Ma la passione di Franco Orecchia per la drammaturgia non si era sopita. Propose allora quell’idea maturata di fronte alla Passione di Sordevolo al parroco di Antignano, don Pierino Torchio.

Gli attori ad Antignano sono doppiati dalle voci fuori campo dei narratori

 

Si era alla fine del 1988. Orecchia riunì gli amici del paese, discussero, proposero e si decise che si poteva fare. I primi soldi li avrebbero raccolti tra la Pro loco e la compagnia teatrale “Amici del Teatro di Antignano”. Per il resto volontariato e tanta voglia di fare. Dall’idea alla realizzazione il cammino non sarebbe stato in discesa, non solo perché ricreare Gerusalemme era un’impresa ambiziosa, ma anche perché Orecchia non era persona da sorvolare sui dettagli. Lo seguì nell’impegno la moglie Laura, ispiratrice di tanti suoi sogni. Fissato l’obiettivo di mettere in scena la Via Crucis nel Venerdì Santo del 1989, il primo passo fu la scrittura dei testi.

«Solitamente la Via Crucis si basa su testi dell’Ottocento – spiega Roberto Orecchia – ma in questo caso mio padre decise di scriverli da zero, prendendo i Vangeli come fonte principale, insieme a una lunga serie di studi storici sugli ultimi giorni di Gesù. In casa finimmo per avere una enorme quantità di materiale, credo ci siano 150 volumi soltanto sul tema dell’ultima cena».

Don Pierino si occupò di verificare la coerenza teologica dei testi, mentre alla prosa si dedicò Ilario Dentis, commercialista torinese amico di Franco Orecchia e cittadino onorario di Antignano, anche lui grande appassionato di teatro. Data la complessità delle scene e il numero di interpreti necessari, si decise di affidare narrazione e dialoghi a un gruppo di lettori che seguivano la Via Crucis dal balcone della regia. Una scelta mantenuta fin dalla prima edizione.

Gli interpreti dei vari ruoli ad Antignano non parlano e si concentrano sui gesti e i movimenti da compiere nelle varie scene. Nel tempo si sono avvicendate le voci fuori campo del parroco don Pierino, Maria Pia Eccetto, Franco Bosia, Anna Maria Rivella, Paolo Maccario e per una decina di anni anche Ilario Dentis, fino alla sua prematura scomparsa. Per scrupolo, si preparò fin dall’inizio un “piano B” in caso di malattia di uno dei lettori designati.

 

Grande attenzione ai costumi e controllo accurato per evitare incongruenze storiche

 

La scena del Sinedrio. Per le scenografie, di Simona Gonella, ci si affida a un’azienda di Torino che lavora anche per la Rai

 

La prima edizione andò finalmente in scena e benché fosse più spartana rispetto a oggi, non risultò meno rigorosa. L’azione prendeva il via con il processo di Pilato, proseguiva con la Via Crucis e si concludeva con la crocifissione. «L’anno seguente fu aggiunto l’episodio dell’orto degli ulivi. In effetti non ci siamo mai fermati: la volontà di mettere in scena “qualcosa di vero” ha fatto in modo che la scrittura della regia sia durata trent’anni, a ogni edizione si aggiungeva un dettaglio che dava una sempre maggiore sensazione di accuratezza».

Lo stesso approccio fu riservato ai costumi. L’ispirazione fu il film “Gesù di Nazareth” di Zeffirelli, ma la ricerca venne approfondita e portò Orecchia a collezionare tessuti, cuoio, elementi decorativi in metallo, barbe e parrucche, tutto il più possibile aderente alla realtà storica del periodo. Un compito affidato a Carmen Bosio, costumista cui si affiancò più tardi Pinuccia Quaglia: dalle loro mani sono passate almeno 200 vesti da antico giudeo, sacerdote, soldato romano e centurione.

E prima di andare in scena, lo stesso Franco Orecchia si accertava che i figuranti non indossassero oggetti anacronistici come catenine e orologi. Neppure le calze erano concesse, il che poteva rappresentare un problema se il Venerdì Santo cadeva in una primavera ancora fredda. «Alcuni antignanesi all’inizio furono scettici – ricorda Roberto Orecchia – possiamo dire che negli anni la Passione ha appassionato l’intero paese e il coinvolgimento che continua ancora è la chiave del successo della nostra Via Crucis. È necessario uno spiegamento di persone imponente, tra interpreti, artigiani e tecnici. Arrivarono a dare una mano anche amici da fuori».

 

Chi interpreta Gesù trascina una croce di 80 chili e resiste seminudo al freddo della sera

 

I personaggi principali hanno continuato a essere interpretati dalle stesse persone e alcuni ruoli sono passati da padre a figlio.

A dar vita al personaggio di Gesù si sono avvicendati in due: «Paolo Montrucchio resta uno di quelli che conosce meglio la Via Crucis. Ha dato anima e corpo, occorre ricordare che la croce è in vero legno e pesa ottanta chili, e la fustigazione, per quanto simulata, non è del tutto indolore».

Montrucchio, dirigente industriale con la passione per l’ecologia, con l’età ha lasciato il ruolo a Francesco Graziano, impresario del comparto strade, che prima dava il volto a uno degli apostoli. «Per lui calarsi nella parte non è stato facile, ma in breve tempo ha saputo regalare una recitazione intensa. È un ruolo molto duro che impone di restare seminudi, anche quando si è immobili sulla croce in balia del freddo». La scena della morte sulla croce è tra le più suggestive ed evocanti. Il pubblico assiste in un silenzio davvero religioso.

Intorno alla figura di Cristo si muove una pletora di personaggi, quasi tutti antignanesi scritturati per questa serata speciale. Ci sono famiglie che recitano dalla prima edizione: chi ha iniziato da giovane è diventato padre, e i figli sono divenuti interpreti a loro volta. Un coinvolgimento che attraverso le edizioni e le generazioni ha creato un forte legame nella comunità antignanese. Franco Orecchia era scrupoloso anche nell’organizzazione delle comparse, proponeva instancabilmente a tutti coloro che incontrava di partecipare alla Via Crucis, telefonava per ricordare le prove. Era un appassionato motivatore. Riusciva ad attirare nella macchina organizzativa sia i ragazzini che montavano le scenografie, sia gli ingegneri che si inventavano nuovi modi per gestire le luci: fu il caso di Anselmo Borio, che studiò una piantana per rendere trasportabile la luce con cui illuminare l’azione.

Con ogni nuova edizione e con l’aggiungersi di nuove scene, diventavano più complesse le scenografie. Realizzate da un’azienda di Torino che collaborava anche con la Rai, erano basate su bozzetti preparati dallo stesso Franco Orecchia.

Oggi è Simona Gonella, giovanissima antignanese, a occuparsi di questa parte dell’allestimento. Altro elemento che contribuisce alla suggestione della Via Crucis di Antignano è la musica, fin dall’inizio affidata a Roberto Orecchia: «Sono sempre stato appassionato di tecnologia, per cui mio padre si rivolse a me per inserire una colonna sonora alla celebrazione. Per la prima edizione acquistai la musicassetta del Gesù di Nazareth e scegliemmo otto brani. L’impianto era di fortuna, due altoparlanti collegati a un microfono che prendeva la musica da uno stereo. Dalla seconda edizione facemmo venire un service audio che portò anche l’occhio di bue per illuminare alcune scene».

 

Le foto della rappresentazione hanno interessato anche Papa Francesco

 

Paolo Montrucchio interpreta il Cristo nella scena della Deposizione, è il 1995

 

In trent’anni, la determinazione degli organizzatori ha fatto sì che solo due edizioni siano state annullate a causa del maltempo. Un’altra fu spostata per consentire al Vescovo di Asti di assistere alla rappresentazione.

«Ci sono state anche un paio di occasioni in cui abbiamo pensato di gettare la spugna – confessa Roberto Orecchia – perché sembravano mancare le forze necessarie allo sforzo, o perché ci sembrava di aver perso la motivazione. Mio padre, e ora anche io, abbiamo sempre avuto ben presente quanto sia impegnativa la Via Crucis».

Ma la tradizione non è mai venuta meno.

E nel 2017 è arrivato anche un importante riconoscimento quando una delegazione di antignanesi è stata ricevuta in udienza a Roma dal Papa, cui sono state mostrate le foto della Via Crucis. Francesco, raccontano i partecipanti all’incontro, è stato molto colpito dall’attenzione ai particolari.

Oggi la formula è quella consolidata di un evento che non è solo una manifestazione, ma – come sottolineano gli organizzatori – rappresenta l’esaltazione del momento religioso della Via Crucis.

Il percorso inizia con una rievocazione della vita quotidiana nella città di Gerusalemme, con il via vai della popolazione al mercato, tra personaggi che intrecciano ceste di vimini e venditori ambulanti.  Poi l’attenzione si sposta dietro la chiesa di Antignano, dove è allestita la scena dell’ultima cena, quindi in una piazzetta trasformata nell’Orto degli ulivi. Una curiosità: per rimarcare il ruolo della celebrazione, il Comune anni fa ha deciso di ribattezzare questo luogo “Piazzetta Orto Ulivi”, e di piantumare qui tre esemplari di questi alberi. Il pubblico osserva l’azione che prosegue in via Marconi, dove il destino di Gesù è deciso da Ponzio Pilato, quindi il drammatico epilogo della crocifissione ha luogo sulla erta di via Malabaila.

 

Una mostra fotografica racconta il rapporto tra Antignano e la sua Via Crucis

 

Le pause tra una scena e l’altra sono colmate da intermezzi di musica sacra interpretata dal vivo. Ospite di più edizioni, la soprano Lauretta Brovida è stata più recentemente sostituita da Candida Spinelli.  La Via Crucis di Antignano dura solitamente dalle 9 di sera alle 11, e negli ultimi anni il pubblico è arrivato anche da fuori regione con i camper, soprattutto dal Veneto.

Il coinvolgimento nella Passione, un momento che richiede una partecipazione intima, fa sì che il silenzio regni sovrano. «Alle ultime edizioni abbiamo avuto più di millecinquecento persone – stima Roberto Orecchia – molti provenienti da fuori provincia. Di più non sapremmo nemmeno dove metterli, e aggiungere dei maxischermi non è nello spirito della nostra Via Crucis».

 

Elettronica e luci a led. Ma la voglia di esserci è la stessa

 

L’Ultima Cena nell’edizione 2014, con Francesco Graziano nel ruolo di Gesù

 

Durante la festa patronale che Antignano celebra ad agosto, è nata l’abitudine di allestire una mostra con le foto più belle della Via Crucis di quell’anno.

Per il trentennale, dal 30 Marzo al 2 aprile saranno esposti trenta pannelli, uno per anno, con le immagini più rappresentative di ogni edizione insieme a un pannello per lasciare un suo commento. La mostra sarà poi nuovamente allestita durante la festa di Antignano ad agosto. «Quest’anno è cambiato anche il logo, con la V e la A che si toccano, a significare la compenetrazione della Via Crucis con il paese di Antignano. Una cosa senza l’altra non può esistere».

Nelle edizioni future un ruolo sempre più di primo piano lo avrà la tecnologia. Oggi la terza generazione della famiglia Orecchia è rappresentata da Lorenzo, che ha dotato la Via Crucis di un impianto audio costituito da tre iPad collegati con il mixer, per gestire una sessantina di tracce.

Un bel salto, rispetto a quella prima musicassetta del 1989. A illuminare la scena ora ci sono luci a led, e già si pensa di girare in realtà immersiva tutta la Passione. Ma niente sostituirà mai la suggestione del Venerdì Santo in quelle stradine, che per una sera all’anno si trasformano in un angolo di Gerusalemme di duemila anni fa.

L'AUTORE DELL'ARTICOLO

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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