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LO SCAFFALE

Freschi di Stampa

Ti ho vista che ridevi, Lou Palanca, Prefazione di Carlo Petrini, Soveria  Mannelli, Rubbettino editore 2015, pp. 212, euro 14

Lou Palanca è un collettivo di scrittura, già autore di un altro romanzo, Blocco 52. In quest’ultimo libro si narra la storia di Dora, emigrata al nord (grazie al bacialè) per trovare un marito e lavorare con lui e che lascia a casa dalla sorella il bimbo appena nato, Luigi, figlio della “colpa”. In Piemonte trova il marito e con lui intreccia un ruvido amore e tanta fatica. Con un pensiero e un magone fisso rivolto al figlio che non ha neanche abbracciato. Ma anche il figlio pensa a lei e gira tutta l’Italia per ritrovarla. E la ritrova. In breve la trama del bel romanzo. Ma ci sono due o tre particolari che lo rendono un “bellissimo” romanzo. Ogni capitolo ha un personaggio che parla di sè in rapporto agli altri. E c’è anche la grande storia, la guerra, la mafia, l’immigrazione. È come la sceneggiatura di un teatro corale: ci sono i piemontesi, i calabresi, gli immigrati del sud; le loro storie si intrecciano. Alla fine, tutti i personaggi sono sul palco e la moglie di Luigi canta, da De Andrè: “Vi saluto dai paesi di domani/che sono visioni di anime contadine/in volo per il mondo”.

 

 

Neri fiori d’arancio, Riccardo Santagati, Montegrotto Terme, Ciesse edizioni, 2015, pag. 222, euro 16

L’autore è un astigiano , giornalista, che ha lavorato in testate locali occupandosi soprattutto di cronaca. Grazie a questa esperienza ha deciso di scrivere un libro giallo, la cui cornice sarebbe un immaginario paese dell’Astigiano: Castelmorte. Divertente l’idea di dare a molti personaggi nomi mutuati da celebri giallisti o con riferimento a luoghi tristi (Agatha, Lazzaretto, Caronte, Cordoglio) e, in fondo, il lettore può cogliere proprio nei nomi alcuni indizi. Il giorno del suo matrimonio lo sposo non si presenta in chiesa e viene ritrovato cadavere all’interno del cimitero. Poi altri due morti: il fotografo della mancata cerimonia, il padre della mancata sposa. Il finale è una totale sorpresa. Il libro è piacevole da leggere, non è un thriller, ma la cronaca della vita di un paese in un particolare momento e nei personaggi curiosi che lo popolano.

 

Di passaggio al paese e altri racconti astigiani, Elsa Genta,  Boves, Araba Fenice, 2015, pag. 157, euro 15

L’autrice del libro ha 86 anni e non li dimostra nella scrittura giovane e leggera, nella capacità, rara, di scrivere storie di grandissima semplicità con un linguaggio ricchissimo, con metafore semplici, con la pittura di deliziosi quadri: “Il cane ai piedi della vecchia era un barlume intelligente di occhi sensibili e comprensivi, che brillavano nella nuvola di vapore della sua respirazione”. Sono 9 racconti – autobiografici? si direbbe di sì – che si svolgono ai tempi della guerra, o durante l’alluvione del ’48 o del ’94, e il tenerissimo racconto dell’ultimo giorno in casa sua  di un’anziana signorina che ha deciso di andare alla casa di riposo e piano, piano, serenamente, saluta tutti gli oggetti della casa e ricorda i mille riti della sua vita casalinga.

 

Nuove regole in fabbrica Dal contratto Fiat alle nuove relazioni industriali Paolo Rebaudengo, Bologna Il Mulino, 120 pagine, 14 euro

C’è in questa testimonianza scritta senza sconti, da uno che al tavolo delle trattative c’era, la  storia di una “rivoluzione” industriale annunciata, temuta, difesa, portata avanti con caparbietà dalla Fiat che ha cambiato le regole e i rapporti con i dipendenti e i sindacati. Paolo Bagnadentro, astigiano, dopo gli anni alla Weber è stato dal 1996 al 2012 il direttore delle relazioni industriali del gruppo Fiat, il braccio destro di Marchionne. In questo saggio-testimonianza, arricchito dalla prefazione di Giuseppe Berta e dalla postfazione di Raffaele De Luca Tamajo, si ripercorrono le tappe che hanno portato all’accordo di Pomigliano tra i vertici del gruppo Fiat- Chrysler e i sindacati che firmarono (tutti tranne la Fiom), e poi all’intesa di Mirafiori, i referendum in fabbrica, l’uscita di Fiat dalla Confindustria. Da leggere per capire e intuire il futuro di Fca e delle relazioni industriali.

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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