lunedì 28 Novembre, 2022
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1873
PASSATO E PRESENTE

Biblioteca Astense 142 anni di letture Storia, traslochi e donazioni

La Biblioteca di Asti fu aperta al Palazzo del Collegio nel marzo 1873 con 12 000 volumi. donazioni, soprattutto, e acquisti l’hanno nel tempo arricchita, rendendola un punto di riferimento della vita culturale cittadina. Con Chiaroscuto e Passepartout, ha portato in città scrittori e intellettuali di fama mondiale, a beneficio dei tanti lettori e degli astigiani tutti. Gestita dal 1950 al 2011 da un consorzio costituito da Comune e Provincia, è oggi guidata da una fondazione cui partecipa la Cassa di risparmio. Dopo gli anni di Palazzo Alfieri, è da poco ritornata al Palazzo del Collegio, completamente rinnovata nell’impostazione come nell’arredo. Il suo nome oggi è Fondazione Biblioteca Astense Giorgio Faletti, a ricordo dello scrittore prematuramente scomparso che ne è stato presidente.

Vent’anni di attesa per arrivare all’apertura del 18 marzo 1873

La prima dotazione era di dodicimila volumi

 

Più di un secolo e mezzo fa, nella seduta del 7 dicembre 1853 l’amministrazione comunale di Asti deliberò l’istituzione di una biblioteca pubblica, ne stabilì la sede presso il Palazzo del Collegio e mise a bilancio per l’operazione la somma di lire 60,51. Gli astigiani avrebbero tuttavia dovuto aspettare vent’anni prima che il progetto si realizzasse concretamente: la biblioteca civica di Asti fu infatti aperta al pubblico il 18 marzo 1873.

Un’attesa lunga patita dalla città e soprattutto da quella classe dirigente risorgimentale che si stava adoperando – ancora prima che D’Azeglio esprimesse icasticamente il concetto “fare gli Italiani” – per formare una coscienza nazionale ed elevare il livello socio-culturale della popolazione. Tra il 1850 e il 1860 si strutturano anche le istituzioni scolastiche astigiane indirizzate all’alfabetizzazione di massa. 

Già sul finire degli Anni ’50 dell’Ottocento alcune iniziative private (un fondo di libri “utili, istruttivi e dilettevoli” creato dal professor Sabbia presso una sala del Collegio, una biblioteca aperta nelle sale della Società patriottica degli Operai) rendono ragione dell’urgenza con la quale il problema era avvertito dalla pubblica opinione, nella sua parte più istruita. Ma si tratta di soluzioni tampone e la situazione è destinata a peggiorare a seguito della chiusura al pubblico della biblioteca del Seminario: istituita nel 1749 dal vescovo monsignor Todone, questa biblioteca per esplicita volontà del fondatore doveva porsi al servizio di tutta la popolazione.

Nel 1859, quando i locali della biblioteca del Seminario furono destinati alle truppe impegnate nelle guerre d’indipendenza, la questione dei ritardi nella realizzazione di una biblioteca pubblica divenne ancora più urgente e crebbero le critiche mosse alla amministrazione comunale. Una situazione destinata ulteriormente a inasprirsi dopo il declassamento amministrativo, che nel 1860 priva Asti del secolare ruolo di capoluogo di un vasto territorio: la perdita dello status di provincia produce un clima di insofferenza e anche la questione della biblioteca civica viene vissuta come una questione di orgoglio municipale.

Lettori di quotidiani in biblioteca negli Anni ’80

La Biblioteca popolare permanente e circolante e il “Gabinetto di lettura Vittorio Alfieri”

 

Per porre rimedio a una tale carenza nel 1870 un gruppo di privati realizza la Biblioteca Popolare Permanente e Circolante, che conosce un immediato successo: la sala è frequentata da una media di 35 lettori al giorno, aumentano le donazioni e nel gennaio 1871, quando la Popolare si fonde con il “Gabinetto di lettura Vittorio Alfieri” – altra similare istituzione creata alla metà degli anni Cinquanta grazie al sostegno economico del banchiere Lazzaro Artom e della famiglia Ottolenghi – il bibliotecario professor Vercelli si troverà a catalogare ben 4028 volumi.

 

Gli anni a Palazzo del Collegio: 1873-1903

 

Grazie alla fusione dei diversi fondi bibliografici e alle donazioni dei privati, quando il 18 marzo 1873 la Biblioteca Civica Vittorio Alfieri viene aperta ufficialmente al pubblico può vantare un patrimonio di circa 12 000 volumi suddivisi in 6 classi: 1. teologia 2. giurisprudenza 3. scienza 4. arti 5. letteratura 6. storia. La Biblioteca è affidata al professor Vincenzo Ratti, al quale dobbiamo i primi dati di frequenza, relativi all’anno scolastico 1874-75: 10 663 lettori da novembre a luglio, soprattutto allievi delle scuole civiche che hanno richiesto in prevalenza volumi di scienze, letteratura e storia.

Ma già l’anno successivo si registrano i primi problemi: il canonico Vassallo nel definire Lo stato dell’istruzione ad Asti nell’anno 1875 denuncia chiaramente che alla Biblioteca “servono nuovi locali e libri nuovi”, soprattutto dizionari, enciclopedie e periodici in abbonamento. Compare qui per la prima volta, a un anno dalla sua apertura al pubblico, il leit motiv destinato ad accompagnare fino ai giorni nostri la vita della Biblioteca: spazio e risorse economiche sono insufficienti, sono inoltrati reiterati appelli in merito alla amministrazione comunale, che però rimangono per lo più inascoltati.

Dal 1877 al 1892, grazie alle dettagliate relazioni del bibliotecario Giovanni Sordi, siamo in grado di seguire puntualmente l’andamento della Biblioteca e dei problemi che deve affrontare: l’inadeguatezza del contributo comunale, che anziché aumentare è andato diminuendo dalle 1850 lire del 1873 alle 1210 lire del 1889; l’insufficienza del personale (quando Sordi deve sostituire come supplente i maestri malati la Biblioteca resta chiusa); la scarsità degli spazi, che in periodo di esami vengono addirittura requisiti dal Liceo. Unica nota positiva, l’inarrestabile fluire delle donazioni.

Incontri con l’autore: Indro Montanelli con l’allora presidente Deonino Dal Cielo durante una conferenza di metà Anni ’80

La Civica a Palazzo Alfieri: 1903-1961

Particolarmente interessante la relazione Sordi del 1899, un’autentica “fotografia” della Biblioteca: la sala lettura è situata a pian terreno del Collegio verso via Goltieri, suddivisa in 18 sezioni indicate da lettere alfabetiche, “ripartite in file da un minimo di 9 a un massimo di 13 con un numero di libri variabile tra 300 e 900”, per un totale di 11 387 volumi. I volumi conservati negli “scaffali delle finestre e nel piano medio” (un antenato del soppalco?) sono 3300, mentre quelli che per mancanza di posto si trovano in una sala adiacente sono circa 10 000.

Il patrimonio della Biblioteca, a un quarto di secolo dalla sua apertura, ammonta secondo Sordi a 25 167 volumi; pertanto, nonostante la scarsità dei contributi comunali, risulta praticamente raddoppiato. Altrettanto significativo l’aumento dei lettori: nell’anno scolastico 1885-1886 Sordi registra 21 325 lettori, in parte studenti in parte cittadini “appartenenti a tutte le classi sociali”. Al bibliotecario Sordi succede nel 1893 il maestro don Carlo Gilardi, altro dipendente comunale in servizio da oltre 30 anni.

Costui si occupò della Biblioteca per un periodo piuttosto breve (lasciò nel 1895 per problemi di salute, sostituito da Serafino Visone), ma riuscì a ottenere dal municipio fondi per incrementare e aggiornare le raccolte. Tuttavia mancano alla Biblioteca di Asti le opere dei maggiori esponenti del panorama letterario nazionale, da Carducci a Verga, come non esita ad ammettere nel 1906 il sindaco di Asti rispondendo a un questionario dell’Ispettorato Scolastico del circondario di Asti: in Biblioteca “prevalgono le opere letterarie stampate prima del 1860”, quelle cioè pervenute grazie alle donazioni che continuano a rappresentare la voce di gran lunga predominante nell’accrescimento (e non certo nell’aggiornamento) delle raccolte.

Ancora una volta sarà l’iniziativa privata a sopperire alle carenze di spazi e di patrimonio della Biblioteca. La volontà di celebrare degnamente nel 1903 il centenario della morte di Vittorio Alfieri trovò in Leonetto Ottolenghi non soltanto un finanziatore di grandissima capacità economica e di pari propensione al mecenatismo, ma anche una persona capace di pensare in grande e di dare corpo ai propri progetti: nel breve volgere di alcuni anni Ottolenghi acquista, restaura, arreda il palazzo natale del poeta e ne fa dono alla città affinché divenga sede della Biblioteca e di varie collezioni museali.

Nel 1903 la Biblioteca si trasferisce così da Palazzo del Collegio a Palazzo Alfieri, nei locali a destra del portone d’ingresso, dove rimarrà per oltre un secolo; il trasferimento, che ha inizio in marzo, è completato nel mese di novembre, quando la Biblioteca può riaprire con un orario ampliato, in conformità alle richieste dei lettori: dal lunedì al sabato dalle 10 alle 12 e dalle 18 alle 21. Non aumenta invece il contributo che il municipio destina all’aggiornamento delle raccolte: nel già citato questionario dell’Ispettorato scolastico del 1906 si legge che la somma (lire 800) risulta del tutto inadeguata, ma vi sopperisce come sempre la generosità dei privati.

In questi anni la donazione di maggior significato è quella della marchesa Adele Alfieri di Sostegno: all’indomani del trasferimento nella nuova sede, la nobildonna chiede al municipio la disponibilità di una sala di palazzo per collocarvi un busto del padre, il senatore Carlo, impegnandosi in cambio a donare alla Biblioteca “una raccolta dei migliori scrittori contemporanei di scienze storiche, politiche, economiche e sociali”. In varie riprese saranno circa 1200 i volumi che Adele di Sostegno acquisterà a vantaggio della Biblioteca, tutti di recente edizione, contribuendo così all’ormai improrogabile aggiornamento delle raccolte.

A partire dal 1912 a occuparsi dell’archivio e delle collezioni museali di Palazzo Alfieri vengono chiamati lo storico Niccola Gabiani e Giuseppe Fantaguzzi, cultore di studi archeologici ed esperto numismatico, mentre la Biblioteca Civica resta affidata – ormai dal 1895 – a Serafino Visone. Prende vita contestualmente anche la proposta di destinare ogni anno una somma ad acquisti legati alla bibliografia alfieriana, così da creare e aggiornare costantemente un fondo specifico a vantaggio degli studiosi del poeta. Ma la prima guerra mondiale segna inevitabilmente uno stallo nella attività della Biblioteca: gli acquisti, già scarsi, si bloccano del tutto e fino al 1920 la Biblioteca resta chiusa nei mesi invernali per risparmiare il riscaldamento.

Ecco come compariva il salone soppalcato negli Anni ’80, visto dall’alto

Una soluzione per l’aggiornamento della raccolte della Biblioteca viene individuata nel 1923 nel rendere disponibile per utenti della Civica il patrimonio della Biblioteca Circolante del Circolo per l’Istruzione, nata nel 1897: oltre 7000 volumi, in prevalenza opere letterarie, teatrali e storiche di recente edizione, che potevano essere dati in prestito a domicilio. I 156 lettori a settimana censiti nel 1933 dal bibliotecario Lanteri, subentrato in quell’anno a Visone, per un totale di poco più di 8000 frequenze annue, se risultano di gran lunga inferiori alle cifre riportate 40 anni prima nelle relazioni del Sordi, vengono ora valutati come un significativo incremento, a testimonianza del calo che si era verificato negli anni precedenti.

Al 1931 risale anche l’acquisizione della raccolta di Giovanni Montersino, significativa soprattutto per i manoscritti di storia locale, per la bibliografia alfieriana e i testi antichi, e al 1934 quella dei circa 9000 volumi – soprattutto opere recenti di saggistica: storia, geografia e scienze, ma anche grammatiche e testi religiosi della Biblioteca Militare di Presidio, disallestita per esigenze di spazio, della Caserma Colli di Felizzano. Nella gestione delle pratiche di acquisizione della Biblioteca Militare si risolve tutta l’attenzione che il podestà Buronzo concede alla Biblioteca Civica in questi primi anni Trenta, gli anni in cui va elaborando le strategie che nel 1935 restituiranno ad Asti il ruolo di capoluogo di provincia. E questo sostanziale disinteresse appare singolare, dal momento che il disegno di Buronzo mira alla definizione di un’identità culturale locale a sostegno delle rivendicazioni cittadine e la sostiene con il recupero di manifestazioni quali il Palio o l’attenzione al mondo rurale e artigiano. 

Dal 1936 ospita anche l’esemplare d’obbligo di tutto ciò che viene stampato nell’Astigiano

La Biblioteca, affidata dal 1937 al 1945 ad Alberto Femore, non sembra svolgere alcun ruolo in questo disegno, al contrario: nel 1937 deve cedere al neonato Centro Studi tutti i volumi alfieriani in proprio possesso; un depauperamento cui pone parzialmente rimedio, a partire dal 1936, l’identificazione governativa della Biblioteca come destinataria dell’esemplare d’obbligo, ovvero di una copia di tutto il materiale a stampa prodotto dalle tipografie del territorio provinciale.

Alla fine degli anni Trenta le condizioni della Civica vengono negativamente valutate da ben due relazioni degli ispettori della Soprintendenza Bibliografica: “È insufficiente la rispondenza dell’istituto ai bisogni della cultura locale: la quale si trova in condizioni di manifesta inferiorità al confronto di altri comuni minori piemontesi”. Forse anche per questo motivo l’amministrazione compie nel 1940 uno sforzo straordinario acquisendo la ricca biblioteca di Niccola Gabiani: ne fanno parte volumi di storia della città, testi di bibliografia alfieriana, intere raccolte di prestigiose riviste, ma anche opere di letteratura – soprattutto italiana e francese –, saggi tecnico-scientifici e una cospicua collezione di monografie storiche; l’inventario conta oltre 8000 volumi per un valore stimato di circa 40 000 lire.

Grazie alla Cassa di Risparmio di Asti, che si fa carico della metà dell’importo, la biblioteca Gabiani entra a far parte delle raccolte della Civica, dove ancora oggi rappresenta un fondo di straordinario valore, soprattutto per la parte inerente la storiografia locale. Ancora una volta lo scoppio della guerra di fatto blocca qualsiasi attività.

Nel 1945 la Biblioteca è affidata alle cure della nuova bibliotecaria, Maria Emilia Broli, che si adopera affinché l’istituzione torni a una condizione di rinnovata efficienza: amplia l’orario di apertura, rendendolo più consono alle esigenze di un pubblico di lavoratori, realizza il primo catalogo per soggetti, ottiene una razionalizzazione degli accessi (il custode teneva in giardino un piccolo allevamento di polli e conigli per accudire i quali doveva obbligatoriamente transitare per la sala lettura) e la messa in sicurezza delle sale.

Ma ben poco riesce a fare per l’incremento del patrimonio bibliografico, penalizzato dalla cronica carenza di fondi e oggetto nel 1948 di reiterate reprimende della Soprintendenza. Ancora nel 1954 il Ministero dell’Interno ribadiva in una circolare la necessità di “provvedere al potenziamento del patrimonio librario” e l’anno successivo Ludovico Vergano rilevava come “al presente la Civica Biblioteca di Asti viene a trovarsi molto al di sotto del livello delle biblioteche comunali di Alessandria, Novara, Cuneo nonché di altre del Piemonte”.

Il Consorzio per la gestione della Biblioteca Astense: 1960-2011

Era ormai evidente che l’amministrazione comunale non era in grado di sostenere in modo autonomo una biblioteca con le caratteristiche richieste da una città come Asti. Occorreva trovare una soluzione innovativa, che alla fine degli anni Cinquanta fu individuata, ai sensi della L. n. 393 del 1941, in una gestione della biblioteca equamente suddivisa tra il Comune e la Provincia.

In base a questa ipotesi gestionale nascerà il Consorzio per la Gestione della Biblioteca Astense. In modo abbastanza sorprendente il progetto che portò alla nascita del Consorzio conobbe notevoli difficoltà, lunghi periodi di stallo e opposizioni anche feroci proprio da parte del Comune che, a ben vedere, ne sarebbe stato il principale beneficiario. Chi vi si opponeva – tra i più ostili l’avvocato Felice Platone, che fu il primo sindaco di Asti dopo la Liberazione – avanzava legittime ragioni di prestigio e di tutela del patrimonio e proponeva in alternativa alla Provincia una collaborazione esclusivamente finanziaria, non paritetica ma in ragione di un rapporto 60/40 che garantisse al Comune una sicura prevalenza.

La prima bozza di progetto, messa a punto nel 1953, viene accantonata fino al 1957 allorché, grazie alle pressioni congiunte di Prefettura e della Soprintendenza, venne faticosamente rielaborata e messa a punto su un piano di assoluta parità tra i due enti: il 14 giugno 1960 nasce il Consorzio per la Gestione della Biblioteca Astense. La Biblioteca Consorziale Astense sarà la più longeva tra le non molte biblioteche italiane gestite con questa peculiare modalità: l’iniziale periodo di 10 anni verrà rinnovato più volte, lo statuto sarà totalmente rivisto nel 1996 e l’ultima convenzione, di durata quindicinale, andava a scadenza nel dicembre 2011.

La collaborazione economica della Provincia permetterà un migliore aggiornamento delle raccolte e soprattutto l’avvio di un’ampia attività di promozione culturale legata al libro: conferenze e dibattiti, incontri con gli autori, attenzione al mondo della scuola sono iniziative che la Biblioteca promuove fin dagli anni ‘60; ma a fine decennio la “rivoluzione culturale” del ’68 coinvolgerà la Biblioteca in un processo di rinnovamento globale, chiamandola a nuovi compiti, mentre la nascita delle regioni, il passaggio ad esse della competenza in materia di biblioteche locali e la legiferazione in merito della Regione Piemonte (1978) vengono a rafforzare la dimensione provinciale della Biblioteca Astense, attribuendole una serie di competenze che ne hanno definito l’attività negli ultimi 40 anni.

A partire dal 1975 la Biblioteca, affidata ad Anita Bogetti, viene arredata a nuovo e si impegna, secondo il disposto della legge regionale, nella costituzione del Sistema Bibliotecario Astigiano: grazie alla politica di finanziamento e sostegno portata avanti dalla Regione stanno infatti nascendo biblioteche in tanti piccoli comuni della provincia, che fanno capo alla Biblioteca Centro Rete per la gestione centralizzata degli acquisti, per la catalogazione del proprio patrimonio bibliografico e per l’organizzazione di manifestazioni culturali.

Nel 1997 la biblioteca iniziò a organizzare il festival letterario Chiaroscuro divenuto poi Passepartout dal 2004

Incontri con gli autori, da Levi a Montanelli e i nuovi festival Chiaroscuro e Passepartout

Le rassegne di incontri con l’autore – passano per il salone della Biblioteca i massimi esponenti del mondo culturale italiano, da Primo Levi a Indro Montanelli – troveranno a fine anni Novanta una sorta di consacrazione nel festival Chiaroscuro, organizzato dall’editore milanese Marco Tropea, che per sette edizioni porta ad Asti importanti esponenti della letteratura, soprattutto latino-americana.

Nel 2004, Marco Tropea deciderà di interrompere la collaborazione con Asti; ma la Biblioteca (diretta a partire da quell’anno da chi scrive) aveva ormai imparato a organizzare manifestazioni culturali di ampio respiro e darà vita, operando i dovuti aggiustamenti rispetto alla formula di Chiaroscuro, alla rassegna Passepartout.

Ai primi anni del nuovo millennio datano altre due iniziative di notevole impatto e successo: il progetto Un libro un bebé, declinazione astigiana del progetto nazionale Nati per Leggere, che promuove un approccio al libro per i bimbi piccolissimi, e l’attivazione del Bibliobus, il camper attrezzato a biblioteca mobile al servizio dei paesi della provincia privi di una struttura di pubblica lettura.

Ma anche, sotto il profilo gestionale, l’uso del computer per attività di catalogazione e prestito, che sopperisce in parte alle carenze di personale di un’istituzione aperta oltre 50 ore/settimana, frequentata da centinaia di persone al giorno e impegnata attivamente nel servizio a tutto il territorio. Un successo che mostra però i limiti di spazi rimasti invariati dal 1904: si parla da tempo di vari progetti per ampliare la Biblioteca, compreso una fantascientifica sala ipogea al di sotto del giardino, ma come sempre mancano le risorse.

Queste vengono reperite a metà degli anni Novanta, quando la Biblioteca conosce un importante restyling: la copertura del giardino sul lato verso via Goltieri permette la costruzione di un secondo ampio salone, l’acquisto della contigua palazzina rende disponibili spazi destinati agli uffici, si recupera un salone da dedicare alla biblioteca ragazzi, le cantine ristrutturate ospitano tutto l’archivio periodici.

I nuovi arredi in legno di ciliegio rendono le sale calde e accoglienti. Ma è un respiro di breve durata: già a inizio Duemila gli spazi risultano insufficienti sia per i libri sia per i lettori: un successo di crescita al quale non si riesce per molti anni a dare risposta. Contemporaneamente il progetto di ristrutturazione di Palazzo Alfieri in vista della riapertura del museo richiede a propria volta nuovi spazi, che possono essere reperiti solo a scapito della Biblioteca.

Non ci sono altre soluzioni: la Biblioteca deve traslocare. Si discute in città di possibili sedi: dalla nascente area universitaria nella ex caserma di corso Alfieri alla parte Seicentesca del vecchio ospedale abbandonato. La prima ipotesi di riportare la Biblioteca Astense nei locali del Palazzo del Collegio risale al 2007, nell’ambito di un progetto più articolato messo a punto dall’architetto Nivolo. Non sarà un percorso facile e neppure rapido: le risorse economiche per adeguare il Collegio alle necessità della Biblioteca saranno reperite soltanto nel 2010: la sezione a piano terra viene completata nel corso del 2013, mentre è tuttora aperto il cantiere per adibire a magazzino periodici i vasti saloni sotterranei. Affidato l’appalto per il nuovo arredamento dei locali, la Biblioteca lascia definitivamente Palazzo Alfieri il 31 ottobre 2014, dopo 110 anni, e riapre nei locali di Palazzo del Collegio il 20 gennaio 2015.

Giorgio Faletti
Le Schede

Uno scorcio degli attuali saloni della Biblioteca Astense

 

Il gatto Pippo è stato per anni la mascotte della Astense. La biblioteca era diventata la sua casa

 

L'AUTRICE DELL'ARTICOLO

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Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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