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Quel manuale del guerrigliero firmato dal Che

E’ curioso scoprire che tra i libri custoditi dalla Biblioteca Astense “Giorgio Faletti” c’è anche un volumetto con dedica firmato da Che Guevara.

Il volume è arrivato ad Asti grazie ai buoni auspici di Alberto Sinigaglia, direttore artistico della rassegna Passepartout, che nel 2015 fece pervenire in dono alla Biblioteca di Asti una cospicua parte della biblioteca del giornalista Igor Man (1922-2009).

Sinigaglia lo aveva conosciuto nei lunghi anni durante i quali Man era stato una delle firme più prestigiose del quotidiano La Stampa. Di origine siciliana, Igor Man, pseudonimo di Igor Manlio Manzella, amava definirsi negli ultimi anni un “vecchio cronista”.

Testimone dei principali avvenimenti mondiali degli ultimi cinquant’anni, studioso delle religioni e delle società, Man aveva una spiccata sensibilità e competenza per i temi riguardanti il mondo arabo e islamico. Nella sua carriera di giornalista ha avuto modo di intervistare i grandi personaggi del suo tempo, da John Fitzgerald Kennedy a Nikita Khrušov, da Salvatore Giuliano a Gheddafi, da Khomeini a Yasser Arafat a Shimon Peres.

Nel fondo giunto alla nostra biblioteca, che conta oltre 1500 volumi, si rispecchiano sia la vita professionale di Man sia i suoi personali interessi: sono prevalenti i volumi di storia e storia politica del ‘900, quelli relativi ai tanti conflitti del “secolo breve”, sui principali personaggi del tempo. Ma c’è anche letteratura, da Dante a Baudelaire, a Buzzati a Hemingway, da Kipling a Kafka.

E non manca neppure un pizzico di astigianità, con Il Voltagabbana di Davide Lajolo e il Vittorio Alfieri di Gian Monaca.

La copertina del quaderno scritto da Che Guevara e la dedica autografa al giornalista Igor Man con foto durante la loro intervista.

Ma il “pezzo” più importante del fondo è un libretto di aspetto modesto, delle dimensioni di un tascabile, non rilegato, ma tenuto insieme con punti metallici, con la copertina in cartoncino floscio su cui compare la fotografia sfuocata di un guerriero armato a cavallo: La guerra de guerrillas fu scritto da Che Guevara subito dopo la rivoluzione cubana e pubblicato nel 1961.

Presto, grazie alla fama che il Che si era guadagnato come figura rivoluzionaria, questo libro divenne la guida di migliaia di combattenti in vari paesi del mondo.

L’edizione conservata in Biblioteca è quella originale del 1961, stampata, come si legge nell’explicit, “en la imprenta del I.N.R.A (Instituto Nacional de Reforma Agraria) en papel cubano”.

La dedica scritta in spagnolo dal Che recita: “Qualcosa che non è la tecnica di un colpo di stato ma una guida alla ribellione degli oppressi (contadini e operai del mondo coloniale e semicoloniale) con saluti sinceri dal Che”.

Ma ciò che rende particolarmente prezioso questo volume è la dedica autografa sul frontespizio, di non facile decifrazione perché la grafia del Che conferma la diffusa convinzione che i medici scrivano in modo poco comprensibile: «Al periodista Igor Man algo que non es la técnica de un golpe de estado sino que guía en la técnica de la rebelión de los moros (de los campesinos oprimidos de los obreros del mundo colonial y semicolonial) con saludos sinceros de Che. 14-1-’61» .

Nel libro è conservata una fotografia a colori nella quale si vede un giovane Igor Man mentre intervista il Che, che appare rilassato, con l’aspetto curato dell’uomo politico e non del barbudo rivoluzionario. La didascalia fa capire che la foto fu pubblicata da un periodico: “Il nostro inviato a Cuba Igor Man (a destra) a colloquio con Guevara”. Man, che in quegli anni lavorava ancora a Il Tempo di Roma, doveva ascrivere una particolare importanza a quell’incontro, se si fece stampare e conservò nel libro avuto in dono dal Che proprio questa foto, l’unica che abbiamo reperito nel fondo.

Fa sorridere oggi la didascalia che ritiene necessario precisare chi siano i personaggi: ma rimanda a un tempo in cui Che Guevara non era ancora assurto alla dimensione di mito, anche se Alberto Korda il 6 marzo 1960 già lo aveva ritratto nella foto destinata a diventare una delle immagini più famose del XX secolo. Testimone di un’epoca, opera di un uomo divenuto un mito, il libretto sgualcito e modesto conservato in Biblioteca si sfoglia con rispetto e delicatezza, suscita emozioni e risveglia ricordi.

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