Astigiani 33 – settembre 2020

Dica 33
di Sergio Miravalle
Rieccoci, dopo l’estate stramba di questo 2020 che ci sta segnando la vita. Ci siamo lasciati a giugno con il numero speciale di Astigiani che raccontava il Diario della Quarantena di decine e decine di nostri lettori.
Dopo la pubblicazione della rivista sono arrivate ancora altre testimonianze che abbiamo pubblicato sul sito di Astigiani.
Vi abbiamo chiesto di mandarci una foto simbolo della vostra estate. Pochi viaggi all’estero, molto vacanze nostrane, momenti di svago con o senza mascherina. Le nostre, ricavate dai bavaglioni del Bagna Cauda Day, hanno avuto molto successo.
C’è chi l’ha indossate, con un tocco di scaramanzia, anche in occasioni importanti. Lo testimonia il nostro “Album di famiglia” da pagina 64.
I medici con lo stetoscopio chiedevano ai pazienti “dica 33” per valutarne lo stato di salute. Ecco, con questo numero Astigiani “dice 33” si dimostra in buona forma e torna a raccontare la storia e le storie della nostra terra con due sottolineature. Prendere spunto dall’attualità per spiegare l’origine di certe scelte. È il caso della mostra dedicata agli arazzi che è in corso a palazzo Mazzetti: potrà essere meglio capita conoscendo “l’in-
tricata trama” che ha visto nascere, proprio ad Asti, due arazzerie.
Un filone da incrementare è quello storiconaturalistico. Con la sezione “C’è da vedere” vogliamo offrire spunti per visitare e conoscere meglio angoli del nostro territorio in grado di sorprenderci. È il caso del parco delle Rocche del Tanaro di Antignano (a pagina 40) o della Confraternita di San Gerolamo a Costigliole (a pagina 74).
Ma sono tutte da leggere le nostre 120 pagine. In ognuna c’è uno spunto, una curiosità, una memoria che ci arricchisce la vita. Dite 33 con noi.
Torniamo a piantare alberi che sono una risposta di vita
di Piercarlo Grimaldi
Torniamo a piantare alberi che sono una risposta di vita Piercarlo Grimaldi Dobbiamo abituarci a vivere un tempo e uno spazio condizionati da una
pandemia che sembra accerchiare sempre più l’uomo su questa terra.
L’estate e il caldo dovevano, nelle nostre sperate e condivise attese, portarsi via il virus, ma l’umano universale desiderio non si è avverato
e ora, trepidamente, attendiamo gli inizi dell’autunno.
L’ultimo numero di Astigiani del giugno scorso è stato un importante momento di riflessione collettiva e individuale, un memoriale di parole su uno spaesato tempo del virus che è già storia. Molti sono stati gli affettuosi e stimati riconoscimenti alla nostra redazione che ha saputo realizzare in tempo reale il bisogno di raccontare, di costruire memoria, di sentirsi “aggreggiati”, come suggerisce Cesare Pavese nella sua melvilliana traduzione di Moby Dick, in un collettivo bisogno ideale di essere gli uni accanto agli altri.
Continuiamo in questo numero della nostra rivista a riflettere attraverso le immagini di vita estiva che ci avete inviato, il percepito visivo dell’incerto altrove che stiamo vivendo.
Ed è in questo tempo privo di sogni che la proposta che la nostra Associazione ha avanzato al generoso popolo di Astigiani e alle istituzioni (dal Comune di Asti, alla Provincia, alla Banca d’Asti) di farsi promotori e partecipi della creazione di un bosco che rappresenti i valori più profondi, naturali, dell’essere parte di questa terra.
Un’idea che, da speranza, vorremmo mettesse radici nella realtà. Ci sono tutti i presupposti per ritenere che l’utopica idea che la comunità abbia
a disposizione uno spazio per ricominciare a piantare alberi creando un patrimonio intangibile di natura, sia una preziosa eredità per le generazioni che verranno.
Alle piante che crescono, alle radici che affondano nella terra, alle foglie che rendono respirabile l’aria, vogliamo affidare una memoria vivente che
sia a ricordo di chi ci ha lasciati in questa drammatica stagione e, nel contempo, si coniughi alla nuova vita, a testimonianza dei neonati della comunità.
Il Bosco degli Astigiani sarà uno dei momenti più significativi della traiettoria di futuro che la nostra comunità deve impegnarsi a costruire per superare il difficile tornante della vita che sta marchiando indelebilmente la nostra precaria esistenza, al fine di ricostruire il tempo circolare
dell’eterno ritorno, il tempo della natura che dialoga con quello dell’uomo alla costruzione di un percorso d’umanità. Ci ricorda Cesare Pavese che: «Nel giro dell’anno si riassume la vita. La campagna è monotona, le stagioni ritornano sempre. La liturgia cattolica accompagna l’annata, e riflette i lavori dei campi».
Ecco, ritorniamo a piantare alberi come hanno fatto i nostri progenitori perché è di questa sacra natura che mai come oggi abbiamo tanto bisogno.
Grazie a tutti per avere abbracciato e sostenuto questo slancio di idealità e di amore per la terra.


































































