giovedì 18 Giugno, 2026
HomeNumero 33Dal barachin al delivery i percorsi del cibo
memorie a tavola

Dal barachin al delivery i percorsi del cibo

Cibi di casa da mangiare fuori e piatti da fuori portati a casa

Si sa, il cibo ha sempre viaggiato, insieme agli uomini, alle merci, al denaro, alle tecniche, alle idee. Ma qui vogliamo parlare di percorsi più brevi, quelli che sono avvenuti – e avvengono – “in prossimità” quando, per varie ragioni, l’uomo contemporaneo deve alimentarsi fuori dall’ambiente domestico. O lo vuole fare per diletto, senza doversi impegnare ai fornelli di casa. Si va al ristorante, alla tavola calda, in pizzeria? Problemi economici, assenza di strutture, motivazioni sanitarie (le abbiamo sperimentate, purtroppo!) o, semplicemente, attaccamento alle tradizioni possono spingere ad altre scelte.

La tradizione, ad esempio, impone che il Lunedì dell’Angelo si organizzi il “merendino” di Pasquetta. Se in molte altre regioni si è da tempo diffusa l’usanza del picnic (aziende, proloco, club, associazioni per il tempo libero fanno a gara nel proporre scampagnate con déjeuner sur l’herbe), da noi il rito del “merendino” ha una storia secolare e viaggia su sapori consolidati: le uova sode, le frittate, i prodotti vegetali di stagione (sarset, pisacan, rapanelli, cicorietta per gustose insalate), salame e formaggio, torta verde di riso, un cartoccio di cioccolato dell’uovo aperto il giorno prima. Poi sono venute le grigliate, con barbecue nel cortile di casa o nelle aree predisposte nei parchi o, ancora, improvvisate sulla spiaggia.

La fantasia culinaria si è scatenata e si sono raffinate le attrezzature da picnic, a sostituire i vecchi cavagnin. Contenitori, questi, che le contadine portavano nei campi e nelle vigne agli uomini impegnati nel lavoro: in estate la giornata lavorativa si prolungava fin dopo il tramonto e la cena era ancora lontana, per cui arrivavano le donne a rinfrancare corpo e spirito con la marenda, spesso avvolta nel semplice fassolet a quadri blu, mentre i bottiglioni di vino leggero stavano a rinfrescarsi nel pozzo o nel trö, il trogolo dove si preparava il verderame.

La consuetudine di portare il pranzo nella vigna durante la vendemmia non è affatto tramontata (vedi box) e sono in molti a ricordare il sapore intenso delle sardine sott’olio o quello agrodolce del Bôn aptit, dalla cui lattina si pescavano cipolline croccanti, una scaglia di tonno, un pezzo di bulé: madeleines di un picnic ai bordi della capezzagna per ragazzi degli Anni Cinquanta.

Il contenitore in cui far viaggiare il cibo da casa al luogo di lavoro è stato così diffuso nelle città industriali del Nord, da essere utilizzato come nomignolo per indicare gli stessi lavoratori: se in Lombardia erano gli schiscetta, a Torino erano i barachin, questo il nome, in particolare, dato agli operai della Fiat. Schiscetta e barachin – che i più colti chiamavano pietanziere o scaldavivande – sono stati un’icona del boom economico prima che si conquistassero le mense aziendali (Anni Settanta) … e pure nei primi anni delle mense, quando la pessima qualità della “sbobba Fiat” era argomento ricorrente sulle pagine delle testate sindacali.

Il fatto è che nel barachin – con uno spezzatino, un avanzo di pastasciutta al sugo, un po’di minestrone – l’operaio poteva ritrovare un richiamo di affettività casalinga e di calore famigliare accanto al freddo asettico della catena di montaggio. Fu poi la volta di impiegati e studenti, di bancari, infermieri e insegnanti: non c’è nessuno che una volta nella vita non abbia mangiato cibo fatto in casa sul posto di lavoro. Sono cambiati i contenitori: dal portavivande in metallo (alluminio, poi acciaio) ideato nei primi Anni Cinquanta, alle recenti lunchbox in polietilene a più scomparti.

Perché la schiscetta oggi è trendy, tanto che sono mediamente sette su dieci gli italiani che si portano il cibo da casa. Un vero business, che ha fatto nascere aziende e startup che consegnano pasti pronti in azienda, in ufficio e, naturalmente, a casa. Pizza, sushi, kebab, hamburger e tanto altro (anche pasti vegani o di cucina regionale) direttamente a domicilio in pochi minuti, prenotando tramite un’app dello smartphone.

Un operaio torinese alla mensa aziendale consuma il pranzo dal suo baracchino (foto di Mauro Vallinotto)

Il food delivery, utilizzato per la pausa pranzo in virtù della sua comodità ed economicità (e quindi da molti preferito alla tavola fredda/calda del bar e alla trattoria), è diventato una specie di “parola d’ordine” nei lunghi giorni del lockdown per l’emergenza Covid. Si sono mobilitati anche i ristoranti stellati che hanno così trovato il modo di lavorare nel periodo di chiusura, proponendo i piatti tipici della loro cucina e provvedendo alla consegna a domicilio.

La qualità del cibo – sperimentata! – resta di buon livello (così come la cura dell’imballaggio: contenitori in fibra naturale, istruzioni per il riscaldamento e la presentazione del piatto), ma, come si sa, godere del calore, dell’accoglienza, della convivialità e del servizio nella sala di un ristorante è un’altra cosa.

 

 

 

 

l'autrice dell'articolo

Paola Gho e Giovanni Ruffa
Latest posts by Paola Gho e Giovanni Ruffa (see all)

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

3,917Mi PiaceLike
0FollowerFollow
0IscrittiSubscribe

GLI ULTIMI ARTICOLI CARICATI

IN EVIDENZA

La collina di Spoon River – giugno 2021

Piero d’Adda 22 maggio 1929 - 21 marzo 2021 Insegnante, consigliere e assessore comunale Dicono che un tempo c’era chi usava la politica per campare, lasciando intendere...

Il vignaiolo filosofo che colorava le botti

Claudio nasce il 17 settembre 1964 a Scurzolengo, in una famiglia di contadini monferrini che da Cioccaro di Penango si erano trasferiti in regione...

Sogni urbani nel centenario di Guglielminetti

Riunirsi all’aperto, passeggiare sull’erba, riscoprire l’ambiente sono divenuti nell’ultimo anno esigenze vitali, come l’aspirazione ad immergere nel paesaggio progetti architettonici per funzionalità quotidiana e...

L’Astesanus de Ast dettò le penitenze tariffate

È un libretto dall’aspetto modesto, 15 pagine stampate con un fittissimo carattere gotico, difficile da leggere ma straordinariamente nitido, come se fosse appena uscito...

Freschi di stampa

I cugini, Gianfranco Monaca, Team Service, Asti, 2021, pp. 236 Monaca coniuga la storia con la fantasia. Il romanzo, ambientato nel Piemonte sabaudo, racconta l’immaginario...

Spagnoli, Savoia e peste, un secolo che pochi conoscono

Pubblicato nel 2017 e in origine destinato ai soci del Rotary Club, il volume oggi torna in una riedizione curata da Team Service. Come anticipato...

Il vescovo di Asti racconta la forza delle donne keniote

«Queste pagine sono principalmente storie di donne. Quelle che ho incontrato in Kenya sono innervate da una forza inarrestabile questa vitalità permette loro...

Le poesie di un adolescente chiamato Paolo De Benedetti

Pubblicato nel 1948 e ristampato in questi giorni, è una raccolta di poesie scritte da un adolescente, Paolo De Benedetti. «Cosa ci dicono oggi queste...

CONTRIBUISCI A QUESTO ARTICOLO

INVIA IL TUO CONTRIBUTO

Hai un contributo originale che potrebbe arricchire questo articolo? Invialo ora, saremo lieti di trovargli lo spazio che merita.

TAG CLOUD GLOBALE

TAG CLOUD GLOBALE
INVIA IL TUO CONTRIBUTO

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE