domenica 27 Settembre, 2026
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L’Astesanus de Ast dettò le penitenze tariffate

Un “elenco dei peccati” del 1495 usato dai confessori

È un libretto dall’aspetto modesto, 15 pagine stampate con un fittissimo carattere gotico, difficile da leggere ma straordinariamente nitido, come se fosse appena uscito dai torchi: e invece ha più di 500 anni, poiché fu stampato a Norimberga nel 1495 dal tipografo Peter Wagner.

L’incunabolo, come la maggior parte dei volumi stampati in quell’epoca, non ha neppure un titolo, ma un incipit: Incipiunt canones penitentiales estracti de verbo ad verbum de Summa fratris Astensis ordinis Minorum licet quinto titulo. Dell’autore si sa pochissimo, a cominciare dal nome: si definisce “Astesanus de Ast”, e quindi nessun dubbio che sia un concittadino.

Pare certa la data della sua morte, il 1330. Teologo, moralista e giurista francescano, quasi tutto ciò che si sa di lui proviene dalla sua opera, Summa de casibus conscientiae, famosissima per tutto il tardo Medioevo e ristampata fino agli inizi del XVIII secolo, universalmente nota come L’Astesana: databile al principio del secolo XIV, l’opera si propone di fornire ai confessori e ai sacerdoti aventi cura d’anime una analitica trattazione della materia penitenziale.

Un’opera enciclopedica, in cui l’autore rivela una sicura ed estesissima padronanza della letteratura giuridica e teologici. Il modesto libretto in esame è – come dice l’incipit – un estratto di questo opus magnum: contiene i 47 canoni penitenziali tratti dal titolo 32 del V libro. I penitenziali erano opuscoli a uso dei confessori, provenienti originariamente dall’Irlanda e diffusi grazie all’opera dei monaci. Essi attestano gli obblighi del penitente per essere riammesso alla comunione. Di qui il nome di “penitenza tariffata”, in quanto vengono riportati per ogni peccato le corrispondenti tariffe in giorni, mesi e anni di penitenza.

Le prime righe dell’incunabolo del 1495 custodito dalla biblioteca Astense

L’elenco dei 47 “delitti” e delle pene corrispondenti permette di capire quali fossero i peccati per cui più frequentemente un confessore dovesse imporre penitenza e ammenda e stabilisce anche una sorta di gerarchia della gravità di queste colpe agli occhi della Chiesa. Non stupisce quindi che i primi 11 articoli (su 47) riguardino peccati legati alla sfera sessuale, mentre l’omicidio nelle sue varie forme è trattato negli articoli dal 14 al 19, cui seguono i reati di contraffazione di pesi e misure, la falsa monetazione, lo spergiuro…

A titolo di esempio, il prete che si fosse reso colpevole di fornicazione era condannato a 10 anni di penitenza in luogo remoto, coperto di un sacco, tenuto a implorare la misericordia divina prostrato a terra per tutto il giorno, nutrendosi per i primi tre mesi soltanto di pane e acqua. A ben vedere sarebbe andata meglio a un omicida “per necessità”, penitente per soli due anni… Questo estratto – una sorta di Bignami ante litteram – ebbe una fortuna del tutto particolare, ancora maggiore rispetto a quella, già notevole, dell’opera completa, specie in area tedesca: l’Indice degli incunaboli ne censisce 3 edizioni a Lipsia, una – la nostra – a Norimberga verso il 1495, un’altra a Vienna circa verso il 1496.

Un indubbio successo editoriale. Vale però la pena di ricordare che l’Astesanus riveste un ruolo importante anche per la storia del diritto: il titolo De significatione verborum, 41° dell’VIII libro e ultimo della Summa, è l’unico vocabolario giuridico non anonimo di una lunga serie prodotta dalle scuole del basso Medioevo, specialmente tedesche. Gli studiosi hanno osservato che le sue riflessioni sui problemi etici ne fanno il più aperto di tutti gli autori di summae.

Egli introduce una psicologia del peccato, nonché dell’amore; non esita a far uso, oltre che di quelle aristoteliche, di conoscenze mediche del proprio tempo; è il solo che si diffonda sulla possibilità di peccati di pensiero. Stranamente invece non aggiunge nulla alla dottrina tomistica in materia di cambio e usura. Un tema delicato – forse troppo – per un astigiano, i cui compatrioti avevano banchi di pegno e casane in tutta Europa.

 

l'autrice dell'articolo

Donatella Gnetti

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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