sabato 3 Ottobre, 2026
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Un dotto astigiano alle origini del diritto d’autore

Il trattato del 1536 donato alla Astense dal medico collezionista Aris d’Anelli

È conosciuto come Alberto Bruno da Asti, anche se nacque ad Acqui nel 1467, studiò ad Alba e a Torino per poi addottorarsi a Pavia in diritto civile e canonico.

Il suo rapporto con l’Astigiano si deve al matrimonio (1498) con Argentina dei signori di Baldissero, un legame prestigioso che facilitò la sua carriera forense e le relazioni con la Casa di Savoia, da cui ottenne nel 1509 il feudo di Ferrere. Nel 1520 il duca di Savoia lo nominò avvocato fiscale di Asti, carica assimilabile al moderno avvocato dello Stato, ruolo che svolse fino alla morte, avvenuta ad Asti nel 1541.

La Biblioteca possiede tre edizioni del XVI secolo delle opere di Bruno, tra le quali il Tractatus de rebus seu dispositionibus dubiis, stampato ad Asti nella tipografia di Francesco Garrone nel 1536; quest’opera riveste una particolare importanza nella storia del diritto perché, come si legge sul frontespizio, esprime un consilium, ossia un parere giuridicamente fondato e corredato dall’opportuna giurisprudenza, in «favore dei primi stampatori di questo e di altri nuovi libri affinché non sia lecito ad altri stamparli o farli stampare»: siamo alle origini del concetto di copyright. Prima dell’invenzione della stampa, copiare – il solo modo per procurarsi libri – era pratica lecita e usuale, non si poneva il problema della tutela economica dell’autore o del copista, poiché le copie erano redatte in un numero esiguo di esemplari, spesso su richiesta di pochi lettori, disposti a pagarli a caro prezzo.

Con la diffusione della stampa i libri divengono accessibili a un maggior numero di persone e dunque diventa di estrema importanza controllarli. Non a caso fu Maria Tudor, la Sanguinaria regina d’Inghilterra impegnata nella lotta ai protestanti, a concedere nel 1557 il diritto esclusivo di copia alla Corporazione dei librai e stampatori di Londra, i cui profitti sarebbero dipesi da quanto fosse stato efficace il loro lavoro di censura e sui quali gravava l’obbligo di ricercare e confiscare le stampe e i libri non autorizzati e di bruciare quelli stampati illegalmente.

Tra roghi di libri e roghi di eretici, il concetto di copyright come lo conosciamo oggi nasce dalla censura e dalla volontà di controllare il pensiero; solo in seguito subentrano motivazioni economiche. Un’origine che si riflette anche nella denominazione dell’inglese “copyright”, ovvero diritto di copia, rispetto all’italiano “diritto d’autore”. Il trattato di Alberto Bruno elabora il concetto di diritto d’autore 20 anni prima dell’iniziativa di Maria Tudor e per ben altre motivazioni.

Così prosegue il frontespizio: «È comprovato da molti princìpi legali che non è lecito far stampare nuovi libri o trarne guadagno senza l’espressa volontà dell’autore, quando è evidente che ai compositori e agli autori spetta premio e compenso per la stampa e per il loro lavoro»: un principio oggi assodato, ma che a inizio ‘500 poteva risultare decisamente innovativo, se non rivoluzionario.

Quando, alla fine del secolo scorso, una libreria antiquaria lo propose in acquisto alla Biblioteca suscitò un immediato interesse: ma la richiesta economica era assolutamente proibitiva. L’allora presidente Ottavio Coffano provò a lanciare una campagna di pubblica sottoscrizione, che permettesse di non perdere l’occasione di arricchire il fondo antico con un esemplare di particolare pregio, ma senza successo.

Se questo volume è oggi conservato ad Asti si deve a un astigiano, tanto sensibile e generoso quanto schivo, che lo acquistò per donarlo alla Biblioteca, a condizione di poter restare anonimo: un gesto e una richiesta del tutto fuori dall’ordinario, un impegno alla riservatezza cui vengo meno oggi, a distanza di 25 anni, per ricordare le non comuni doti umane del dottor Aris D’Anelli.

 

l'autrice dell'articolo

Donatella Gnetti

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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