Piero d’Adda
22 maggio 1929 – 21 marzo 2021
Insegnante, consigliere e assessore comunale
Dicono che un tempo c’era chi usava la politica per campare, lasciando intendere che fosse qualcosa per chi non aveva voglia di lavorare davvero. Per quel che mi riguarda, la politica è stata la mia vita e mi guadagnavo da vivere con il lavoro di insegnante, al Castigliano e poi all’Istituto Agrario. Un bel daffare, per uno “della Prima Repubblica”.
Vado indietro con i ricordi e ripenso alla fine degli anni Quaranta, ai primi impegni nella Democrazia Cristiana. Entrai in Consiglio Comunale, era il 1956, il sindaco era Viale. Un’esperienza che mi insegnò molto. Più avanti, ma erano altri tempi, fui anche assessore al Commercio e alla Polizia urbana di un giovane sindaco Galvagno.
In mezzo ci furono tanti altri impegni: presidente dell’Ospedale, dell’Asl, consigliere della Cassa di Risparmio. In questi ultimi anni la salute mi ha impedito di muovermi fisicamente per la mia città, ma non ho mai smesso di osservare come Asti stesse cambiando, come trasmettere le mie esperienze alle nuove generazioni. Ci sarà sempre bisogno di qualcuno per cui la politica è la vita.
Renata Marchesini Rampone
17 luglio 1926 – 2 aprile 2021
Ambasciatrice del vino
Sono arrivata dall’Emilia Romagna perché avevo conosciuto quell’Adriano di Calliano. Era un bel ragazzone che mio padre aveva incontrato in uno dei suoi viaggi da queste parti. Iniziava a lavorare nel mondo del vino, dove si è poi fatto conoscere da molti, ed era venuto fino al mio paese, vicino a Modena, per conquistarmi e portarmi via.
Mi sono subito innamorata di lui e delle sue passioni che abbiamo condiviso per tutta la vita, dal lavoro nel nostro negozio di enologia in via Brofferio, fino alle tante iniziative legate al vino: la nascita del Gruppo degli assaggiatori dell’Onav, l’Evva, la Douja d’Or e il Festival delle Sagre.
Anch’io mi sono data da fare e ho potuto dire la mia: per i Cavalieri di Asti e del Monferrato ero diventata Ambasciatrice del vino. Adriano era anche appassionato di cineprese e filmati in super 8. Aveva ripreso il Palio del 1967 e le prime edizioni del Festival delle Sagre e poi viaggi, incontri, vacanze: nelle sue riprese comparivamo spesso anch’io e il nostro Roberto e ci piaceva riguardarle anche anni dopo.
Quando è stata ora di raggiungerlo mi sono però trovata sola e in un’altra città. Il Covid mi ha colpita ad Aosta e lì non ho potuto salutare nessuno: lo faccio adesso, con Asti nel cuore.
Bruno Icardi
2 luglio 1933 – 6 aprile 2021
Maestro di tennis
Quante volte vi ho ripetuto come impugnare la racchetta, come fare dritto, rovescio, servizio e la volée? Tante, tantissime, ma l’ho fatto sempre con grande piacere per insegnarvi lo sport della mia vita.
Avevo iniziato a giocare quando ancora in campo ci si vestiva tutti di bianco e si annunciava la battuta: palla!
La mia professione di ferroviere mi ha portato al Dlf e su quel primo campo in terra rossa, vicino ai treni e ai binari, ho partecipato a tante gare, anche importanti, prima di “passare” alle Antiche Mura.
Ho poi deciso di insegnare: sono stato il primo maestro astigiano della Federazione e lì ho capito che cosa ancora potevo dare e ricevere dalla mia passione. Adesso sono tornato a palleggiare con Marisa che era stata una delle mie migliori allieve: sentivo la sua mancanza e quella del nostro tennis.
Carlo Santambrogio
3 marzo 1939 -15 aprile 2021
Appassionato di pallone elastico
Adesso non smetterò di guardare il mare, ma sempre un po’ da lontano. Siamo così
noi liguri del “mare alto” gente dell’entroterra che zappa l’orto, coltiva gli ulivi e alleva galline. Non ho mai smesso, nemmeno quand’ero all’Enel e nemmeno quando la mia gente mi ha voluto sindaco di Civezza: io, il Carletto, sindaco di un paesino vicino a Imperia con le case che sembrano un gregge e il campanile il pastore.
Da noi si gioca a pallone elastico e le sfide sono tutte con i piemontesi dall’altra parte del Col di Nava. L’ho fatta tante volte quella strada di curve e gallerie e capitava che da noi c’era il sole e da voi la nebbia. E la meta era sovente Castagnole Lanze dove giocava mio nipote Davide.
E io e sua nonna a tifare sugli spalti dello sferisterio come ragazzi. Ci siamo andati così tante volte che alla fine Davide a Castagnole ha trovato l’amore e messo su famiglia. Belin, me l’hanno tenuto là oltre il Nava. Ma a me va bene così: con i piemontesi sono sempre andato d’accordo. Noi liguri dell’entroterra siamo anche noi gente un po’ selvatica, con quella faccia un po’ così.
Mauro Trivelli
22 maggio 1952 – 18 aprile 2021
Dirigente INPS e assessore comunale
Dove andrò ora, troverò carta e penna? Perché avrei ancora molto da scrivere. La storia era una passione a cui ho potuto dedicare solo questi ultimi anni, ma mi ha dato belle soddisfazioni. Potreste trovare su qualche scaffale i miei due libri, ambientati nell’antica Roma e nel medioevo. Leggeteli, se vi va. Spero di aver lasciato un segno anche per ciò che ho fatto prima della pensione.
Quanti anni nell’INPS, quante energie investite nello sforzo di renderla un’istituzione vicina alle persone. Sentivo di dover assistere in tutti i modi possibili i lavoratori, è per questo motivo che dedicai molti anni anche al sindacato.
Poi mi spostai su altre barricate, quelle dell’amministrazione pubblica: per cinque anni fui assessore alle finanze del sindaco Voglino. Ripensandoci, posso dire di aver osservato la complessità del Paese da tutti i punti di vista. Ora la mia speranza è di aver lasciato un buon esempio e di aver trasmesso la mia passione a chi è rimasto. L’Italia ha bisogno di persone entusiaste.
Giorgio Raviola
4 gennaio 1948 – 23 aprile 2021
Insegnante di scacchi
Ho insegnato il gioco degli scacchi a intere scolaresche, che problema spiegare il salto del cavallo o le regole dell’arrocco! Ma a fine corso, sempre uno scritto, un disegno, un “grazie Giorgio”, mi ripagava di tutto. E quando, con gli amici del circolo, organizzavamo i tornei studenteschi, ero il primo a scaricare nelle palestre il materiale, a piazzare tavoli, sedie, centinaia di scacchiere, torri, re e regine, sistemare luci, altoparlanti, microfoni.
Ma quando finalmente tutto era a posto, e vedevo centinaia di ragazzine e ragazzini, silenziosamente e tutti insieme, mettere in moto il primo pedone, ero il più felice del mondo. La mia vita si è divisa fra il lavoro alla Gate, la mia famiglia tanto amata, mia moglie Paola, mio figlio Beppe, che ha ereditato la mia passione per gli scacchi ed è diventato quel campione che io non sono mai stato, il piccolo Tomas, e il circolo Sempre
Uniti, che è stata la mia seconda famiglia.
Qui mi sono divertito un mondo a giocare a scacchi, che si trattasse di un torneo ufficiale o di una partitella amichevole, che l’avversario fosse un campione o un bambino alla sua prima esperienza. Per me i risultati non hanno mai contato, giocare è stato divertimento puro.
Andrea Ravalico
Trieste 4 agosto 1939 – Asti 30 aprile 2021
Giocatore di pallacanestro della Saclàne direttore del circolo tennistico Don Bosco
C’ero anch’io in quegli anni magici al palazzetto di via Gerbi con la tribuna gremita di pubblico che incombeva su di noi che eravamo sul parquet ed esplodeva ad ogni canestro. Io ero tra i “lunghi” del miracolo Saclà, un po’ meno alto dei pivot, ma più esperto perché avevo già vinto uno scudetto con l’Ignis Varese, dove ero approdato dopo aver giocato sul campo all’aperto dei salesiani nella mia Trieste.
Ad Asti ho messo radici, allenato e visto crescere tanti ragazzi che sono diventati uomini sotto il mio sguardo. Dal basket al tennis, l’altra mia grande passione. Sui campi del Don Bosco, tante partite, tante sfide e tante cene con gli amici.
Vi saluto leggero, da padre e marito felice. Giocherò a pallacanestro anche in cielo, farò centro con tiri a parabola da metà campo e senza bisogno di infiltrazioni per far andare a
posto il ginocchio.
Roberto Dova
9 dicembre 1955- 7 maggio 2021
Apicoltore a Castagnole Lanze
Sono andato in pensione il 1° aprile e qualche collega delle Poste di corso Dante ad Asti mi ha detto “Ci fai un bello scherzo”. Invece era il destino ad avere in serbo per me un brutto scherzo.
Quando si va via così si lascia un vuoto che definiscono incolmabile. E invece noi dobbiamo provare a riempirlo insieme. Metteteci le mie battute più divertenti che sorprendevano perché sono sempre stato un tipo taciturno come papà.
Non dimenticate i miei dischi da ragazzo e la collezione di Ciao 2001 che comperavo ogni settimana. Aggiungete il buon cinema e il buon teatro e i miei libri preferiti. E poi le passeggiate in paese alto sulla sternia per andare dalla nonna e se non basta le vacanze
al mare e i giri in Vespa e quei viaggi a Parigi e Venezia.
Mi spiace per il dolore causato a mamma e papà perché sopravvivere a un figlio è crudele e contro l’ordine delle cose. Li affido a Loredana, la mia sapiente sorellina. Sarò con loro ogni momento. Peccato non aver potuto continuare a fare il nonno di Nicolò, il meraviglioso
figlio della mia Eugenia. Avevo ancora tante cose da insegnargli. Ditegli che il nonno, con la sua tuta gialla, vola libero in cielo con le sue api.
Fernanda Marchisio
13 aprile 1939 – 8 maggio 2021
Dirigente Istituto Gauss
Sono stata a scuola fino all’ultimo, poi mi è toccato dire addio a quei corridoi. A 82 anni, i postumi di questa tremenda pandemia sono stati come un pensionamento che avevo rimandato per tanto tempo. Tutti lo conoscono come Gauss, l’istituto che ha formato generazioni di astigiani – ma non solo – che iniziavano così la loro carriera da odontotecnici.
Per me è stato il luogo in cui ho speso le energie e la passione, fin da quando l’ho fondato insieme a mio marito Pasquale. Era 1978. Tanti allievi si ricordavano di me anche quando erano ormai affermati professionisti. Ritrovarli realizzati, e sapere di avere avuto un ruolo nella loro vita, era una soddisfazione enorme.
Non sono vissuta di solo lavoro, chi mi ha conosciuto sa quanto amassi viaggiare: dall’America all’Asia, di chilometri ne abbiamo percorsi. Ora questo viaggio, l’ultimo. Chissà se ritroverò mio padre. Me lo immagino da qualche parte a suonare il suo violino, come ai bei tempi in cui era nell’Orchestra Rai. Mi avvicinerò in silenzio, per ascoltarlo ancora una volta.
Lorenzo Fornaca
5 ottobre 1942 – 23 maggio 2021
Editore
Da ragazzo volevo fare il calciatore: avevo buone gambe e buona testa. Una volta, nel 1963, con la maglia dell’Albese giocammo in amichevole con la Juventus. Marcai il mitico Omar Sivori e alla fine ci siamo fatti una foto insieme che ho conservato come un’icona.
Poi dal pallone sono passato ai libri. Ne ho venduti tanti. Ho cominciato con le enciclopedie a fascicoli, ma poi mi sono specializzato e sono diventato editore di volumi dedicati alla mia terra: Asti, Monferrato, i monumenti, le chiese, le storie ,gli interventi degli uomini di cultura.
Non è facile fare gli editori e così per assicurarmi dai rischi della tiratura ho riaggiornato la “tabula gratulatoria” con i nomi di chi sottoscriveva in anticipo una copia dell’edizione. Li ringrazio anche adesso perché quei libri, entrati nelle case di tanti, sono il segno più bello della mia vita.
Franco Musso
20 ottobre 1935 – 2 giugno 2021
Pioniere delle radio astigiane
Buongiorno a tutti gli ascoltatori che sono sintonizzati sulle frequenze della nuova Radio Asti. Trasmetto i programmi realizzati con la stessa formula che, da radioamatore, avevo ideato nel 1975 avviando la prima radio astigiana, nel periodo in cui le radio libere stavano nascendo in tutta Italia.
Sto trasmettendo dallo studio mobile che avevo realizzato su quel pullmino azzurro che ha girato tutto l’Astigiano per seguire gli eventi più importanti e che mi ha accompagnato nel viaggio verso queste nuove frequenze. Radio Asti è stato un grande successo di cui sono molto orgoglioso: ci ascoltavate in tanti quando vi intrattenevamo con musica e notizie, ospitandovi nei nostri studi anche solo per un saluto.
Tanti ragazzi, speaker o registi, hanno imparato come si lavora in radio e qualcuno di loro ha fatto strada. Il mondo della radio era però cambiato e nel 2000 ho dovuto spegnere i microfoni definitivamente, ma non la mia passione. Con l’associazione culturale avevo mantenuto attivo il sito web della radio che Marina aggiorna costantemente e nella mia casa di via Bianca d’Agliano, sopra gli ultimi studi della radio, avevo creato un piccolo museo. Lì trovate quello che ho raccolto in più di sessant’anni di radiofonia per lasciare
un mio ricordo. Rimanete in ascolto.









































