Vera Bosia Invernizzi 18 gennaio 1949 – 19 settembre 2020
Collezionista
Era il mio bisogno di sapere che tutto fosse in ordine a farmi indugiare per un ultimo sguardo alla stanza, ogni sera.
La mia primavera si è interrotta con un improvviso buio, popolato di incubi e fantasmi, e non ho più avuto autunno: pochi mesi di silenzio, per lasciarvi per sempre. Eppure, nella mia assenza, io ci sono, perché forte era il bisogno di proteggere i miei “due uomini”, Gianfranco, dopo oltre cinquant’’anni di matrimonio, e Gino, fratello da accudire con premura.
Forte l’amore per Alessio, mio figlio: l’orgoglio di sentirmi utile nel suo studio legale e la tenerezza per Margherita, una figlia per me. Forte l’emozione nel contare i giorni che mi dividevano da quello in cui sarei diventata nonna. Le mie giornate erano affollate: il mio orto e le mie ricette; il giardino, il cane e il gatto; le lezioni dell’Utea; l’anniversario di matrimonio e la festa della leva; una gita sul lago di Como. Erano la mia gioia di vivere. E ancora, l’entusiasmo per il collezionismo: le monete di Gianfranco e la mia sconfinata passione per Alfieri.
Mi ritroverete, indagando su qualche misteriosa lettera, e scoprirete con sorpresa che l’antiquario, anche lontano, mi conosceva: La signora dal caschetto biondo?, Si, proprio io. Sono Vera.
Pinuccia Nebbia Panirossi 16 agosto 1921 – 29 settembre 2020
Disegnatrice di moda
Sono arrivata a un soffio dai cento anni. Forse mi avrebbero fatto una grande festa, come quelle che organizzavo Alzi la mano chi almeno una volta è andato a mangiare nella pizzeria sotto i portici di piazza Statuto! Bene, siete in tanti, ma ora la alzi chi sapeva che Monna Laura ero io!
Già, non potevate saperlo quando mi vedevate dietro al bancone. Nel 1966 mio marito Gino aveva scelto il mio nome per battezzare il locale. Quel nome è rimasto anche quando siamo tornati nella nostra Toscana e c’è ancora oggi.
Asti ci mancava perché la nostra avventura era partita da qui, quando nel 1953 insieme alla farinata vi abbiamo fatto conoscere la pizza, prima ancora che arrivassero i napoletani a proporvela.
Così siamo tornati e, in via Pelletta, abbiamo ripreso a servirvi farinata e pizza al taglio. Oggi c’è nostro figlio Roberto: pensate a noi e buona pizza a tutti.
Giovanni Moisio 7 marzo 1950 – 4 novembre 2020
Architetto, insegnante, preside
Del jazz amavo il suo caos armonioso. Ho voluto trasmettere quella sensazione quando suonavo con la mia band, ma non solo. Ho guidato la mia scuola, l’Istituto d’Arte Benedetto Alfieri, cercando di farne un luogo dove gli studenti fossero liberi di esprimersi. In tanti hanno trovato su tela e su argilla l’ispirazione che io trovavo tra le note.
Ora che ci penso, non sono proprio le parole che uno si aspetterebbe da un architetto, una figura che dovrebbe essere più rigorosa. Eppure è stato il mio mestiere e in tanti mi hanno conosciuto anche per quello. Mi mancherà la compagnia di allievi e docenti Utea, tornare tra i banchi per le lezioni di inglese era uno dei momenti che aspettavo di più durante la settimana. Ma non mi annoierò. Ho una danza di note nella testa che non vedo l’ora di suonare.
Romano Pistolesi 16 aprile 1936 – 25 novembre 2020
Meccanico ciclista
Giovanni Gerbi, il Diavolo Rosso l’ho conosciuto bene lavorando per lui. Era un tipo esigente con noi meccanici, voleva precisione e mestiere nell’assemblaggio delle sue “macchine a pedali”. Nel negozio di “Piciot”, in via Cavour, abbiamo però passato tanti momenti felici.
Non dimenticherò mai di quando, pedalando da Novi, arrivava il grande Fausto con la sua bicicletta. Era coma un’apparizione della Madonna Pellegrina che ci lasciava tutti incantati: aveva il “purilu” in testa e i pantaloni alla zuava.
Dalle bici di Gerbi mi sono però allontanato perché le possibilità della Waya, a quei tempi, erano migliori. Ho fatto l’operaio. Anche nella grande fabbrica ci voleva occhio, si facevano pezzi per le bici. Ora che ci incontreremo spero che si ricordi ancora di quel “Romanino” che lavorava per lui: sono pronto a riparargli un’altra bicicletta.
Mario Canepa 18 giugno 1937 – 21 novembre 2020
Animatore culturale
Mi hanno definito arguto, sagace, instancabile animatore culturale, perfino poeta e scrittore. Esagerati per un bancario. Certo di cose ne ho fatte e mi sono sempre divertito con le parole.
Fin dal liceo classico Alfieri, dove avevo come compagno di classe un certo Paolo Conte e tanti altri che mi sono rimasti amici. La vita mi ha portato ad Ovada dove ho seminato e raccolto amicizie.
Ho fondato cenacoli letterari e associazioni culturali dai nomi strambi come “Duesottolombrello”. Ho pubblicato libricini. Uno inizia così. “Essendo nato nel ’37 il fascismo mi prese di striscio: l’antifascismo in pieno”.
Gabriele Pellegrini 8 agosto 1935 – 2 dicembre 2020
Arredatore e scenografo del Palio
Per tutti ero Lele. Amavo l’arte e le sue bellezze, passione che ho trasferito nelle tante case astigiane che ho arredato lasciando la mia impronta. Non solo nelle case, ma anche nelle tante mostre che ho allestito per il Comune e nel primo riordino della Pinacoteca che oggi risplende con la ristrutturazione di Palazzo Mazzetti.
Ho trasmesso la mia creatività a Lucia, che ha seguito le mie orme, e a Lucio che ha scelto il cinema. Sono orgoglioso dei miei figli. Sono passati tanti anni, ma ricordo bene quando, nel 1967, nel mio lavoro in Comune ho colto le idee del sindaco Giraudi che sognava di far rinascere il Palio.
Ci siamo dati tanto da fare per organizzarlo progettando le strutture e sono contento che, oggi, alcune nostre scelte vengano ancora rispettate.
Lida Laveroni Pognante 1 Agosto 1921 – 8 Dicembre 2020
Commerciante – stilista
Ho amato il bello in tutte le sue sfumature e mi sono nutrita di grandi passioni: la moda, l’arte, il teatro, i viaggi, i mei iris.
Sono cresciuta tra ago, filo e pellami. Mamma Maria era una sarta, papà Carlo disegnava e realizzava scarpe nella sua bottega in corso Dante 35. La bottega è diventata anche parte della mia vita quando ho deciso di affiancare papà ideando le borsette da accompagnare alle scarpe.
Stesso pellame, pezzi unici costruiti da artigiani torinesi su miei disegni. Ho iniziato a frequentare le maison parigine, a selezionare e ad acquistare le collezioni da proporre alla clientela astigiana, e non solo. Sono stata una delle prime donne a ottenere il diploma di ragioneria ad Asti.
Ho sempre tenuto alla parità tra i sessi e ho creduto fermamente nel diritto e dovere delle donne di perseguire i propri sogni, di realizzare i propri talenti. Per questo nel 1961 ho contribuito a fondare il Soroptimist Club. L’incontro di gran lunga più emozionante resta per me quello con la scienziata e futuro premio Nobel per la medicina, Rita Levi Montalcini.
Accettò il mio invito per una conviviale interclub. Era il 18 febbraio 1981, la sua lezione fu memorabile! Nella mia casa di Migliandolo ho coltivato decine di bulbi di iris, la mia passione. Amo i viaggi.
Ho girato il mondo insieme al mio Gino, ma ho amato soprattutto l’Estremo Oriente e l’India. Ho mancato per poco le 100 candeline ma non mi posso lamentare, ho avuto una vita davvero intensa e piena di bellezza.
Giuseppina (Pina) Montrucchio 19 marzo 1928 – 20 dicembre 2020
Mamma e nonna
Eccomi, sono arrivata anch’io lassù al nostro rifugio sul Rocciamelone. Lo so che mi aspettavi e ti sorrido come la prima volta.
La guerra era finita da pochi anni e tu, giovane tenente, uscito vivo dalla prigionia in Russia, eri salito quel giorno lassù con i tuoi Alpini per una esercitazione. Gentile e spavaldo: “Piacere Pierangelo Spina, per gli amici Pier”.
Non ti ho dato troppo corda, ma ci siamo legati così per tutta la vita. Che vita la nostra: intensa come l’afrore della canfora e della china nella farmacia di mio padre a Costigliole. Ci siamo sposati nel 1951 e sono sbocciati negli anni Gigi, Franco, Mariangela.
La famiglia ha seguito i tuoi incarichi nei reggimenti alpini e poi, quando hai lasciato le stellette, ma non la penna sul cappello, la nostra vita si è divisa tra Torino, Asti e Robbio, dove avevi le risaie di famiglia. Ho visto crescere i nostri figli, sono diventata la mamma amica dei loro tanti amici e la chioccia dei nostri nipoti. Ti ricordi? Nei nostri viaggi, ci piaceva immaginare le storie di vita leggendo le lapidi dei cimiteri. La nostra racconta di quel giorno di sole e vento sul Rocciamelone.
Silvia Accomazzo 28 agosto 1947 – 23 dicembre 2020
Professoressa di Lettere
Sono cresciuta sentendo i racconti dei miei genitori sugli anni della guerra e delle persecuzioni razziali. La prontezza con cui i nonni materni, gli Aimo, hanno aperto la porta del balcone ad Elda e Laura Jona, che sfuggivano all’arresto, e l’ospitalità data loro in attesa di accompagnarle a nascondersi fuori Asti, mi è sempre stata d’insegnamento. Mi è anche sempre piaciuto scherzare per alleggerire le situazioni.
Anche a scuola, con ragazzi, una battuta bastava a rendere più accettabili i contenuti, magari “indigesti”, delle materie letterarie che dovevo loro trasmettere. Con poche parole in piemontese poi tutto era più facile e comprensibile.
Aiutare amici e colleghi, collaborare all’Avis, al Cepros e a Millegocce, per me è sempre stato naturale e spontaneo, mi faceva stare bene, e quel “brav om” di mio marito mi dava una mano. Adesso mi guardo intorno, vedo tanti volti cari e non vedo l’ora che anche qui ci sia qualcosa da fare, magari per aiutare voi che continuate ad avere tanti motivi di preoccupazione.
Roberto Boero 6 maggio 1959 – 27 gennaio 2021
Ex rettore di Viatosto e appassionato di fumetti
Il Palio e i fumetti erano le mie passioni. Ho iniziato da sbandieratore e sono diventato rettore del mio amato borgo di Viatosto. Tra i fumetti sono partito leggendo Tex e Zagor, li ho collezionati e poi mi sono trovato a scambiarli con gli altri appassionati come me, coronando un sogno.
Mi sarebbe piaciuto essere il protagonista di un fumetto sul Palio e io, chiaramente, avrei voluto essere il rettore vincitore. Se queste erano le mie passioni, il mio amore è Rosalba. Le sono sempre stato vicino: aveva bisogno di me, ero le sue gambe e le sue braccia.
Ora l’ho raggiunta e ho ritrovato mio fratello Franco: anche lui se ne era andato troppo presto. Abbiamo lasciato sola mamma Gilda e con lei Stefano: sarà una brava nonna.
Mario Cerigo 6 luglio 1948 – 26 gennaio 2021
Presidente di cooperative
Gianpiero Rabaglino 25 ottobre 1952 – 29 gennaio 2021
Impiegato
Siamo stati così amici che ce ne siamo andati a tre giorni di distanza l’uno dall’altro: insieme, come insieme abbiamo vissuto. Soprattutto negli anni ruggenti, a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta, quando per Cesare del Bar Cine o per Albino del Portici Rossi convincerci ad andare a dormire era un problema di tutte le sere.
Quando i dadi rotolavano disobbedienti e le carte buone andavano dove volevano loro e c’era sempre ancora un’ultima mano da giocare. Quando ad Asti c’erano ancora i bar e la vita scorreva sotto i portici di Piazza Alfieri.
C’eravamo anche improvvisati manager calcistici, impegnati a costruire lo squadrone del Bar Cine che doveva, dopo aver ottenuto la promozione dalla Terza Categoria, stravincere il campionato di Seconda, ma finì a metà classifica.
E noi a trascorrere le domeniche sulle tribunette pericolanti di certi campacci nebbiosi e fangosi a maledire l’arbitro e ad abbracciarci felici per un gol di Giorgio Raviola o di Luciano Nosenzo. E poi le mille serate passate a mangiare e cantare a squarciagola, con il Prus che cucinava e Topo che suonava la chitarra. E chissà se sono state proprio tutte quelle risate a fare di noi delle persone serie sul lavoro, a permetterci di mettere su famiglia e crescere figli meravigliosi.
Poi, se andiamo a vedere, gli ultimi anni sono stati un po’ tribolati, ma ci sta. Appena si potrà, fate una bella festa in nostro onore. E magari prendetevi una bella piomba.
Gabriella Forno 26 giugno 1942 – 5 febbraio 2021
Attrice e conduttrice tv
Ora la mia mente è tornata limpida. Ecco, rivedo Mariangela con gli occhi da gatta con me sul palcoscenico e il grande Dario Fo accanto a Franca. Recitiamo, facciamo compagnia. Venni anche nella mia Asti e per non turbare mio padre censurarono il manifesto della commedia perché, accanto al mio nome, riportava i ruoli di suora e puttana.
Il teatro è stato un amore grande, ma più grande ancora è stato l’amore per Ottavio. Asti è tornata ad essere la mia città che ho raccontato in radio e nelle prime televisioni private. Sempre con il sorriso. Ecco, ricordatemi così.
Franco Gallizzi 18 settembre 1946 – 3 marzo 2021
pellicciaio
Le signore ammiravano le mie pellicce nelle vetrine di piazza Dante e poi in via Massimo d’Azeglio nel nuovo palazzo laboratorio. Lì erano esposte vicino ai resti dell’anfiteatro romano che era venuto alla luce durante i lavori di scavo della fondamenta.
Quel richiamo alla storia dava al nostro lavoro un pizzico in più di bellezza e gusto. Non era stato facile iniziare, ma dopo aver imparato il mestiere a Torino sono riuscito a farmi conoscere ed apprezzare dagli astigiani e dalle tante clienti che facevano chilometri per potersi far abbracciare dalle mie pellicce.
Dopo più cinquant’anni, adesso posso continuare a dipingere e seguire sport e motori. Per le pellicce chiedete a mia moglie Alfa e a mio figlio Ivan.









































