sabato 24 Febbraio, 2024
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Così per sport
L’attuale circolo deriva dal primo club Lawn Tennis, fondato nel 1897

Quei colpi di racchetta all’ombra delle antiche mura

Il 17 giugno 1897 una non meglio qualificata Assemblea Generale di sportivi costituiva in Asti il Lawn Tennis Club con una terminologia che si ispirava logicamente alla lingua inglese (lawn sta per prato): a testimoniarlo è lo Statuto pervenutoci integralmente. Composto da 12 articoli, al numero 1 si legge si “costituisce in Asti una Società pel gioco del Lawn Tennis con nome di Lawn Tennis Club”, senza però fare alcun cenno all’ubicazione e al nome dei fondatori.

I primi due campi, non è dato di sapere se fossero erbosi, erano sul terreno dove oggi si erge il Liceo Artistico, all’incrocio fra le vie Giobert e Testa. È inoltre molto probabile che tra i fondatori ci fossero due nobili di origine astigiana come il conte Casimiro Faà di Bruno e il conte Alfredo Malabaila di Canale che già nel 1880, al Caffè Florio di Torino avevano fondato il Tennis Club Torino su iniziativa del conte Enrico Cigala insieme ad altri sette amici. La capitale sabauda seguiva così l’antesignano “Bordighera Lawn Tennis Club” nato nel 1878, primo circolo della penisola restato però per decenni colonia tipicamente inglese. Il tennis dei primordi era gioco d’élite che aveva la curiosità di essere anche praticato dalle signore, nonostante l’abbigliamento non certo comodo, con gonna lunga rigorosamene alle caviglie.

Il Lawn Tennis Club Asti, nato 120 anni or sono, si pone al secondo posto per fondazione in Piemonte e all’ottavo in Italia.

La prima documentazione fotografica del tennis ad Asti: alla fine dell’Ottocento si giocava all’incrocio tra via Giobert e via Testa

Ad Asti il secondo club del Piemonte e l’ottavo d’Italia

 

Una curiosità per una cittadina di quarantamila abitanti dove le passioni sportive della popolazione che si doveva occupare più del necessario quotidiano che del superfluo e del diletto, si rivolgevano essenzialmente ai cavalli (nel 1887 si era costituita la Società Astigiana per le Corse Cavalli), alle bocce cui bastava un terreno in piano per trovar sfogo e, quasi in ogni paese, al gioco del pallone elastico e a bracciale o al tamburello, la disciplina più avvicinabile a quel Lawn Tennis, brevettato in Inghilterra nel 1874 dal maggiore Walter Winghfield, che era un misto fra badminton e racquets. Solo più avanti divennero popolari il ciclismo e poi il foot-ball. I due spazi astigiani quindi non erano cosa da poco in un contesto in cui i pionieri erano sì tutti nobili e benestanti, ma i circoli sopravvivevano a stento, cambiando spesso sede (a Milano, dove fra i primi soci ci fu il poeta Gabriele D’Annunzio, si registrarono ben quattro traslochi fino al 1914).

Su campi di vista Testa la rete centrale era un semplice cordino, la prima terra rossa ignorava il rullo: ciò non impediva però ai primi appassionati astigiani e soprattutto agli ufficiali di Cavalleria del Reggimento Saluzzo un’assidua frequentazione: una foto d’epoca documenta le ampie gonne delle signore in campo, spesso escluse da altre discipline sportive, e i calzoni lunghi degli uomini, rigorosamente in bianco.

Le cronache del tempo non ci hanno tramandato personaggi di spicco, sfavoriti dalla scarsa tecnica e da gare solo amichevoli, ma narrano che a metà degli Anni Venti esisteva anche un altro circolo in viale alla Vittoria dotato di scarse attrezzature artigianali con la denominazione di Social Circle Lawn Tennis Club. Nel 1932, sotto la decisiva spinta del senatore del Regno e Podestà di Asti Vincenzo Buronzo, si realizzano due campi regolamentari in via Dorna, ai piedi delle mura con sede del club dotata di ampio salone ancora oggi conservata nelle sue linee architettoniche.

Remo Zola impegnato nel 1927 sul campo di via Giobert, limitrofo a quello di calcio

Dal 1932 due campi calpestati da generazioni di astigiani

 

La zona scelta era vicina alla Fulgor di via Testa 14, sorta nel 1904 con celebri squadre di ginnastica e calcio, in contrapposizione al Ricreatorio laico Vittorio Alfieri (del 1902) che aveva trovato spazio nel cortilone di fianco e più in basso degli originali due campi di tennis, in via Natta, con campo di calcio, superficie per atletica e grande palestra.

Il tennis astigiano trova così la sua casa all’ombra delle vecchie mura assediate nel 1155 dall’imperatore Federico I Barbarossa, un’area di proprietà comunale rimasta sostanzialmente invariata quasi per magia per tutti questi 85 anni: un prestigioso primato sportivo che ha avviato alla pratica della racchetta folte generazioni di astigiani, mentre il tennis si sviluppava non solo nel capoluogo ma, specie dal Dopoguerra, anche nei centri della provincia.

I nomi dei primi veri virtuosi delle racchetta di cui si ha notizia sono Zola, Asinari, Lusso, Pugliese, Gazelli, Florio, Chierico, Bolla, Ferrofino, Genovese, Ecclesia, Leva e soprattutto i due classificati Cerrato (campione nazionale di terza categoria nel 1936) e Piumatti (finalista con Lusso agli Italiani universitari); in campo femminile le giocatrici più qualificate risultano Zo, Borghi, Sanguanini e Torriani.

Il signorile contesto di un agonismo in stile anglosassone si percepisce in campo e fuori nell’ambito della Coppa Podestà che caratterizzerà il mese di maggio degli anni anteguerra: la tragica parentesi bellica lascerà purtroppo il segno anche fra i tennisti astigiani poiché qualcuno non è più tornato e altri hanno dovuto rinunciare a ogni attività sportiva.

Gli Anni ‘50 e ‘60 hanno il sapore di una confortante rinascita con la denominazione di Circolo Tennis Asti coi nuovi talenti Bruno, Gentile, Coggiola, Trinchero e Visconti che si distinguono a livello regionale. Nel 1959 anche ad Asti nasce il Comitato Provinciale della Federtennis che, dopo la presidenza iniziale di Murialdi, avrà alla guida dal 1967 il socio dr. Romolo Marchia per vent’anni. Nel 1961 su quei due campi si disputano i primi campionati provinciali del dopoguerra mentre nel 1963, sotto la presidenza del prefetto Pavese, si disputa il confronto internazionale Italia-Colombia con gli azzurri Blondi e Bologna rincalzi dei famosi moschettieri Gardini, Pietrangeli e Sirola, nonché una finale nazionale femminile a squadre con in campo la quotatissima Silvana Lazzarino.

Moltissimi astigiani ricorderanno i tornei notturni estivi sponsorizzati Asti Spumante e SIS Cavallino Rosso che richiamano appassionati e non, tutti sedotti dal profumo di stile che si respira sotto le vecchie mura. Che vetuste sono davvero, in una idilliaca scenografia non facilmente ripetibile nel tennis, tacendo invece il ritrovamento delle ossa del cimitero sottostante i campi nato dopo l’editto napoleonico di St. Cloud del 1804 ed il passaggio notturno degli evasi dal confinante carcere di via Testa, attivo sino alla costruzione del moderno penitenziario di Quarto.

La squadra che nel 1934 vince la coppa triennale riservata ai circoli studenteschi piemontesi. In piedi, da sinistra, Piumatti, il dirigente Ferrofino e Carpignano. Accosciati, da sinistra, Pugliese, Cerrato e Florio. La foto è stata scattata alle Antiche Mura ancora senz’alberi

Negli Anni ’50 crescono altri circoli Dlf e Way Assauto

 

Ad Asti sono nel frattempo sorte altre realtà tennistiche di livello come Dopolavoro Ferroviario (rinato nel 1959 dopo la catastrofica alluvione di undici anni prima) e Way Assauto (1951) cui si aggiungono negli Anni ‘70 Hasta di Valle Benedetta, Country Club Castiglione e Cassa di Risparmio di Asti. L’oasi verde in pieno centro cittadino resta però punto di riferimento primario e nel 1974 ospita la finale nazionale di Coppa De Bellegarde (campionato femminile a squadre di terza categoria) dove la campionessa di casa Maria Piumatti, primo maestro di tennis ad Asti dopo parecchi titoli tricolori, con i colori del CT Biella perde il titolo allo spareggio con il Parioli Roma.

Gli Anni ‘80 registrano il rallentamento del richiamo dello storico impianto, cancellata l’aura elitaria che lo aveva caratterizzato per decenni, finché alla fine del Novecento arrivano il primo pallone pressostatico (oggi sono due) per giocare anche d’inverno sulla scia degli altri circoli e la nuova denominazione di circolo tennis Antiche Mura.

Dal 2005, con presidente Roberto Cannella, arriva la definitiva ripresa dello storico impianto, oggi ai vertici agonistici astigiani col torneo open di seconda categoria nato nel 2010 e grazie alla coppia d’oro Lorenzo Cannella-Matteo Civarolo. Insieme ai fratelli Umberto e Filippo Giovannini, a Enrico Beni e all’alessandrino Andrea Pesce, nel 2016 sono stati promossi al campionato italiano a squadre di serie B: Cannella e Civarolo sono i primi tennisti astigiani ad aver ottenuto punti ATP in tornei internazionali, dopo che negli Anni ‘80 Renato Goria (attuale presidente della Camera di Commercio, formatosi anch’egli sotto le Mura) aveva già disputato cinque tornei satelliti.

Con il maestro Paolo Verney coadiuvato da Cannella, lo storico circolo che sfrutta due campi di terra rossa da 85 anni e si porta nel pedigree la mitica fondazione del 1897 a poche centinaia di metri, vuol continuare a coinvolgere le future generazioni sportive astigiane. Almeno fino a che resisteranno le mura millenarie…

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
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