lunedì 28 Novembre, 2022
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Don Bosco è l’autore di un libretto scomparso sulla vite e il vino

Nel mondo ci sono 10 milioni di viticoltori e addetti alle cantine e centinaia di milioni di consumatori di vino. Non c’è però un santo patrono per questo settore. Nel dopoguerra fu il prof. Garoglio, che insegnava enologia all’Università di Buenos Aires, a proporre San Giovanni Bosco come patrono degli enologi.  Il salesiano padre Oreglia, docente di enologia, citò un...

Nel centro storico nascono ancora vermouth e chinati

Rissone in corso Alessandria: un laboratorio dove nascono le “bignole”

Confesso che ho vissuto: Ugo Ravizza

È stato forse l’ultimo "negussiant da vin" di Asti. Un lavoro dove servono doti commerciali e intuizione e che egli stesso definisce "mestè da sgnur" perché si lavorava sodo solo alcuni mesi all’anno. Racconta dei decenni in cui Asti era davvero una "città del vino" con decine di cantine oggi scomparse. C’era il grande mercato delle uve e il metodo di commercializzazione con il "sistema delle cartoline" inviate ai clienti. Poco il vino venduto in bottiglia, la maggior parte era ceduto sfuso o in damigiane. Scarsa anche la tecnologia. Le regole erano: botti pulite, uve sane e bisolfito. La barbera faceva da padrona dei mercati. Un mondo cambiato radicalmente con l’avvento delle cantine sociali che subirono il tracollo dell’Asti nord e delle nuove regole delle doc a metà degli anni Sessanta.

La Jucci e l’epopea del Falcon Vecchio

Giovanni Chiusano, papà di Jucci e grande “patron” del Falcon Vecchio in primo piano durante una cena sotto i portici di piazza San Secondo e nella sua osteria-ristorante
Asti aveva decine di osterie fin dal Settecento. Servivano vino rigorosamente rosso e garantivano una cucina popolare rustica a prezzi modici. Occasioni di incontro e discussioni infinite tra i clienti

In città decine di osterie dai nomi esotici e fantasiosi

Asti aveva decine di osterie fin dal Settecento. Servivano vino rigorosamente rosso e garantivano una cucina popolare rustica a prezzi modici. Occasioni di incontro e discussioni infinite tra i clienti

I signori del brindisi

L'evoluzione del marchio del Consorzio disegnato nel 1932 da Ottavio Baussano. Il San Secondo a cavallo è rimasto al centro pur nell'ammodernamento dell'interpretazione grafica fino ai giorni nostri
Non fu probabilmente mai scattata una fotografia della cerimonia del 17 dicembre 1932, giorno in cui venne ufficialmente costituito il “consorzio per la tutela dei vini tipici moscato d’asti e asti spumante”. Una trentina di esponenti del mondo enologico piemontese firmarono l’atto con cui nacque il consorzio che ora festaggia gli 80 anni. La prima uscita ufficiale fu a siena. Quel san secondo a cavallo ha continuato a galoppare. Sono cambiati presidenti e strategie per far conoscere in tutto il mondo il vino figlio del moscato, prodotto in 53 comuni, che porta il nome di asti nel mondo.

A Cerro Tanaro il tenore del Grignolino

Giorgio Carnevale, uno dei protagonisti del vino astigiano nel Dopoguerra