mercoledì 7 Dicembre, 2022
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I 145 inutili piloni della ferrovia Asti-Castagnole

Davanti a quella colata di cemento armato si respira la grazia disarmonica di un pianoforte scordato. Un suono cacofonico moltiplicato per 145. Tanti sono i “giganti”, alcuni dei quali alti come palazzi di cinque piani e con pali di fondazione profondi 17 metri, che sfregiano la vallata del Tanaro e si vedono da centinaia di bricchi delle colline tra Monferrato e Langhe, giudicate dall’Unesco Patrimonio...

Turisti non per caso, Asti vista negli anni trenta

Oggi pochi trovano il tempo per gli appunti di viaggio per descrivere minuziosamente la visita a una città. Qualche clic con il cellulare o qualche selfie e via!  Negli Anni ’30, non erano in molti a viaggiare, ma chi lo faceva aveva più tempo per osservare e annotare le impressioni che suscitavano i monumenti e le cose più rilevanti di...

Quando in città il vescovo giudicava usura e conflitti

Il volume costituisce il risultato del percorso di ricerca che Ezio Claudio Pia ha realizzato nel corso del suo Dottorato, conseguito alla Scuola di dottorato in Studi storici dell’Università di Torino. Il contenuto è una ricca e documentata analisi dell’attività del tribunale del vescovo di Asti in epoca medievale. Questo tribunale si caratterizzava per una singolare concentrazione di competenze:...

Storia di un amore mentre Asti è stretta tra Savoia e Gonzaga

La voce d’acqua è la voce limpida e avvolgente della protagonista del libro, quando canta. Forse quella stessa voce è la protagonista del libro. Una possibile chiave di lettura, la più semplice. La dama Ludovica dei conti Gina sposa il referendario di Asti Diego Arri nel 1649. La storia raccontata nel libro è attentissima alla vera storia di Asti...

Asti la città delle 100 torri (demolite)

  1814 22 gennaio  Già dal principio della settimana scorsa si diede principio ad abbassar la torre Rovera nel Palazzo della famiglia Roera che fa fronte verso ponente alla contrada della detta denominazione; questa era ancora totalmente intera, come si vedeva dalla sua terminazione, ed era certamente la più bella di tutte quante le ancora esistenti; un piccolo abbozzo della sua forma...

Astigiani onorari scelte motivate e nomi del momento Chi sono i cittadini ad honorem? Politici, scienziati, artisti, sportivi

Nel capoluogo manca un albo dei cittadini onorari  Le vecchie delibere raccontano storie di scelte a volte contrastate Alfieri, il cognome più illustre di Asti, apre l’ideale elenco dei suoi cittadini onorari. Non è il poeta, ma un suo cugino di secondo grado, quel Carlo Alfieri di Sostegno che fu il primo, nel 1887, a essere insignito del titolo di...

I capitani del Palio

La storia della Quinta A ragionieri del “Giobert”

Piazza Alfieri e Campo del Palio

Ipotesi scartata per il palazzo Ina, in un’inedita piazza San Secondo. Sulla sinistra si nota il monumento ai Caduti, oggi in piazza I maggio. (Collezione privata)
Dagli archivi emergono i progetti di una Asti mai vista. Sono le idee di architetti e urbanisti che non hanno mai visto la luce, piazze ed edifici rimasti sulla carta. Se fossero stati realizzati, oggi la città sarebbe quasi irriconoscibile: la casa littoria – oggi sede dell’Intendenza di Finanza – si sarebbe aperta verso piazza Alfieri con una corte porticata. Piazza Campo del Palio non esisterebbe più, al suo posto vedremmo oggi viali, palazzi e giardini. E un intero isolato del centro storico, in epoca fascista, doveva diventare un'area verde, mentre dalle parti di Valmanera era previsto uno stadio di hockey. Viaggio tra le prospettive inedite di una città, dove i progetti scartati hanno lasciato vuoti urbanistici che ancora oggi faticano a trovare un’identità.

Quei giardini mai fioriti

Schizzo prospettico di Giuseppe Roda della gradinata di accesso al bosco del Littorio, poi ribattezzato dei Partigiani
I giardini che ad Asti sono stati progettati dai migliori speciali, ma non sono mai stati realizzati, per rendere più accogliente la cttà nella prospettiva di farla diventare capoluogo di provincia.

I signori del brindisi

L'evoluzione del marchio del Consorzio disegnato nel 1932 da Ottavio Baussano. Il San Secondo a cavallo è rimasto al centro pur nell'ammodernamento dell'interpretazione grafica fino ai giorni nostri
Non fu probabilmente mai scattata una fotografia della cerimonia del 17 dicembre 1932, giorno in cui venne ufficialmente costituito il “consorzio per la tutela dei vini tipici moscato d’asti e asti spumante”. Una trentina di esponenti del mondo enologico piemontese firmarono l’atto con cui nacque il consorzio che ora festaggia gli 80 anni. La prima uscita ufficiale fu a siena. Quel san secondo a cavallo ha continuato a galoppare. Sono cambiati presidenti e strategie per far conoscere in tutto il mondo il vino figlio del moscato, prodotto in 53 comuni, che porta il nome di asti nel mondo.