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1887-2014
PASSATO PROSSIMO

Astigiani onorari scelte motivate e nomi del momento Chi sono i cittadini ad honorem? Politici, scienziati, artisti, sportivi

L’elenco dei cittadini onorari di Asti racconta l’ultimo secolo e mezzo di storia della città da un punto di vista del tutto originale. Da Carlo Alfieri di Sostegno, che ricevette l’onorificenza nel 1887, alla recente decisione del Comune di insignire l’imprenditore vinicolo Gianni Zonin, sono in tutto 13 le personalità che sono divenute astigiani ad honorem. Non esiste un vero e proprio albo dei cittadini onorari: è possibile che sia andato perduto, o che la presenza nelle sue pagine di figure “ingombranti” come quella di Benito Mussolini abbia spinto a dimenticarlo in qualche archivio. Oltre al capoluogo, anche i centri della provincia vantano cittadini onorari che hanno incrociato l’Astigiano per i motivi più diversi, da Umberto Eco alla poetessa Maria Luisa Spaziani, passando per il compositore di Hollywood Alan Silvestri e il presentatore Giancarlo Funari.

Nel capoluogo manca un albo dei cittadini onorari 

Le vecchie delibere raccontano storie di scelte a volte contrastate Alfieri, il cognome più illustre di Asti, apre l’ideale elenco dei suoi cittadini onorari. Non è il poeta, ma un suo cugino di secondo grado, quel Carlo Alfieri di Sostegno che fu il primo, nel 1887, a essere insignito del titolo di “Astigiano ad honorem”. 

L’ultimo ad avere questo riconoscimento, nel marzo 2014, è l’imprenditore vinicolo e banchiere veneto Gianni Zonin. Tra i due quasi 130 anni di storia e una dozzina di nomi che incrociarono Asti per i motivi più diversi.

L’albo dei cittadini onorari del capoluogo, così come quelli dei paesi della provincia, è una curiosa miniera di informazioni non facile da reperire visto che non c’è un solo elenco provinciale, ma ogni municipio custodisce, più o meno con cura, le proprie memorie. In piazza san Secondo i nomi si ricavano da vecchie delibere, mentre in altri centri dell’Astigiano il ricordo dell’onorificenza è più fresco. Caso a parte Nizza Monferrato, dove l’elenco è in bella mostra nell’ufficio del sindaco.

Ad Asti l’istituto della cittadinanza onoraria è regolato dall’articolo 7 dello Statuto del Comune, che al comma 1 specifica: «Il Comune può concedere la cittadinanza onoraria a persone, italiane o straniere, non residenti nel Comune di Asti, su proposta motivata della Giunta o di almeno un terzo dei consiglieri comunali»Le motivazioni, nel corso degli anni, sono state le più diverse.

Carlo Alfieri di Sostegno

1887 Carlo Alfieri di Sostegno

La prima cittadinanza d’onore a un cugino dell’Alfieri

Nel settembre 1887, fu «in segno di gratitudine per le molte benemerenze» che il sindaco Carlo Garbiglia consegnò la pergamena contenente l’atto di cittadinanza onoraria al marchese Carlo Alfieri di Sostegno.

Già senatore, a Firenze aveva fondato l’Istituto Cesare Alfieri di scienze sociali, scuola superiore per la formazione dei diplomatici italiani, intitolata al padre, il primo presidente del senato italiano, amico di Cavour (Astigiani 9, giugno 2014, pagina 16). Insieme al primo cittadino una delegazione composta da assessori, dal senatore Isacco Artom e da altre personalità, era partita a bordo di vetture di gala per raggiungere il paese di San Martino al Tanaro, oggi San Martino Alfieri, dove gli Alfieri di Sostegno hanno il loro castello.

Non estraneo alla decisione di conferire la cittadinanza onoraria al marchese dovette essere un suo dono ad Asti, annunciato al sindaco l’anno precedente: «Illustrissimo signor Sindaco – scriveva da Firenze Carlo Alfieri di Sostegno, il 17 gennaio 1886 – mi pregio informare la S.V. Illustrissima che dallo scultore Sig. Alessandro Massarenti di Ravenna è stata spedita, per mio ordine, al di Lei indirizzo, una cassa contenente il calco in gesso e scagliola della pietra sepolcrale coll’effigie del beato Enrico Alfieri, esistente nella chiesa di S. Francesco a Ravenna. Questo calco […] intendo di offrirlo in dono al Museo di Archeologia e d’Arte che cotesto Comune sta ordinando, in segno dell’affetto e della devozione che secondo la perenne tradizione della mia famiglia, serbo alla Città insigne in cui essa ebbe origine».

Quel calco, originariamente esposto nel primo nucleo del Museo Archeologico dell’Annunziata Grande in piazza Catena, è ancora visibile all’interno del complesso monumentale di San Pietro.

Benito Mussolini

1924 Benito Mussolini

La cittadinanza fu un atto dovuto e sollecitato con polemica

Passarono i decenni e sull’elenco dei cittadini onorari di Asti comparve un nome che non potrebbe essere più ingombrante: Benito Mussolini. Il Duce divenne infatti astigiano d’acquisto nel 1924, onorificenza che gli fu tributata sull’onda di iniziative analoghe nel resto d’Italia.

Da Firenze a Cinisello Balsamo, con quell’atto si intendeva celebrare l’inaugurazione del Parlamento, prevista per il 24 maggio, dove da aprile sedeva una schiacciante maggioranza di fascisti. Quella data, non a caso, corrispondeva al nono anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale, il 24 maggio 1915. L’iniziativa dei comuni non era del tutto spontanea. Il 15 maggio di quell’anno, il segretario della Federazione Provinciale Enti Autarchici Locali scriveva al sindaco di Asti Giuseppe Dellarissa per sollecitare il conferimento della cittadinanza onoraria al Presidente del Consiglio.

Entro il 24 del mese corrente, veniva specificato, ricorrenza dell’entrata in guerra dell’Italia. «Per tale data – si legge nella lettera conservata all’Archivio Storico – è stato proposto coll’accordo di alte autorità politiche, che in tutta Italia, venga conferito a S.E. Benito Mussolini la cittadinanza onoraria di tutti i Comuni Fascisti a conferma dei sentimenti di riconoscenza e fedeltà già manifestati colla splendida votazione nelle recenti elezioni politiche». Asti obbedì. Il verbale del Consiglio comunale di sabato 24 maggio registra infatti l’entusiastica approvazione della proposta di cittadinanza onoraria al Duce, avvenuta per acclamazione. Ma sulla vicenda è rimasto agli atti anche un retroscena dal sapore polemico.

Alla lettera che invitava il sindaco Dellarissa a procedere con la cittadinanza onoraria, il primo cittadino rispose pochi giorni dopo con toni piccati: «Per avvalorare delle cariche e degli uffici che, a nostro modesto parere, non hanno ragione di esistere che per gli stipendiati, si corre il rischio di profanare le cose sacre e di togliere ogni serietà a manifestazioni patriottiche del più alto significato. La cittadinanza astigiana data per spontanea deliberazione dell’Amministrazione è una attestazione di fede e di devozione verso il capo del Governo che può tornargli gradita; la stessa cosa deliberata dietro sollecito dell’autoamministrazione di una Federazione provinciale fra gli Enti autarchici è, per usare un linguaggio pulito, un atto di ordinaria amministrazione. Per fortuna questa Giunta assai prima del sollecito aveva deciso sull’argomento e convocato il Consiglio a tal uopo». Ovvero “ci avevamo già pensato noi” e non avevamo bisogno di burocratici solleciti. 

Una conferma è nella convocazione di quel Consiglio Comunale del 24 maggio, precedente la missiva degli Enti Autarchici Locali di due giorni: i consiglieri erano chiamati in Municipio per decretare la «cittadinanza astese» in onore del «ristauratore della fortuna e delle glorie d’Italia», pur non potendo Asti «testimoniare di presenza tutta la sua ammirazione» dato che il Duce era «impedito da necessità supreme a venire da noi»

Il cittadino onorario Mussolini era transitato velocemente da Asti nell’ottobre del 1923, e sarebbe tornato un anno più tardi, il 24 settembre del 1925, per un’altra breve visita. Venne una terza volta in città per una visita ufficiale, nel maggio 1939. La foto lo ritrae in quell’occasione in piazza dell’Impero, attuale piazza del Palio (Arch. Centrale dello Stato). La storia, ancora una volta, ha riverberi sul presente: in anni recenti, alcuni comuni hanno scelto di revocare l’onorificenza al dittatore fascista.

Ultima in ordine di tempo Torino, dove la maggioranza ha deciso di cancellare il nome di Mussolini dall’albo dei suoi cittadini, mentre in città come Ravenna il Consiglio comunale ha votato per mantenerlo come atto storico. Ad Asti non è mai stata avviata, finora, una discussione in tal senso. 

Pietro Badoglio

1925 Pietro Badoglio

La villa a San Marzanotto dieci anni dopo

Divenne astigiano anche un altro personaggio legato ai destini del fascismo e non solo. Il generale Pietro Badoglio ricevette la cittadinanza nell’ottobre del 1925, gesto di ammirazione per un “figlio del Monferrato” che a maggio aveva assunto la carica di capo di stato maggiore dell’esercito ed era stato insignito “motu proprio” dal Re del titolo di Marchese del Sabotino. «Se Grazzano vi ha dato il padre – ricordava nel suo discorso il sindaco Dellarissa , Asti vi ha data la madre» riferendosi alla facoltosa Antonietta Pittarelli che aveva sposato Mario Badoglio di Grazzano: la coppia ebbe Pietro nel 1871.

La seduta del Consiglio comunale si svolse con i consueti toni enfatici dell’epoca, e anche in questo caso approvò l’onorificenza per acclamazione. A Badoglio dopo la guerra d’Etiopia del 1935 e la sua entrata in Addis Abeba, il Comune, molto più concretamente, donò anche la villa sulle colline di San Marzanotto che ancora porta il suo nome. 

Dopo avervi iscritto il nome di Badoglio, l’albo dei cittadini onorari di Asti venne chiuso e, a quanto sembra, dimenticato o forse trafugato. Né il municipio né l’archivio storico conservano quelle pagine. I nomi di Carlo Alfieri di Sostegno, Benito Mussolini e Pietro Badoglio si ricavano dalle delibere comunali conservate a Palazzo Mazzola. Un’altra ipotesi, più suggestiva, è che l’albo sia effettivamente esistito, e che nell’immediato dopoguerra il nome di Mussolini creasse tanto imbarazzo da suggerirne la distruzione.

Umberto Terracini

1978 Umberto Terracini

Il riconoscimento a un padre della Costituzione

La realtà storica e documentata è che il primo nome a venire iscritto in un nuovo elenco dei cittadini onorari  questo sì conservato a Palazzo Civico  fu quello di Umberto Terracini, nell’aprile del 1978. Presidente dell’Assemblea Costituente, a lungo dirigente del Pci, Terracini era nato a Genova, ma la sua era una famiglia ebrea di origini astigiane. La decisione di assegnargli la cittadinanza onoraria fu collegata ai festeggiamenti per il trentennale dell’entrata in vigore della Costituzione.

Prima di venire accolto dal sindaco Gianpiero Vigna alla cerimonia organizzata a Palazzo Ottolenghi, dove Terracini tenne un appassionato discorso sui valori della Costituzione, le cronache riportano una sua commossa visita al cimitero ebraico di Asti sulla tomba dei genitori (Astigiani 4, maggio 2013, pagina 14).

Rita Levi Montalcini

1987 Rita Levi Montalcini

Concittadina ad honorem anche il premio Nobel

Nel 1987 fu Rita Levi Montalcini a ricevere l’onorificenza. Il futuro premio Nobel per la medicina, di origine ebraica, si era rifugiata ad Asti negli anni dopo la laurea, nel 1940 si stabilì in una cascina in Valle San Pietro vicino alla Villa Basinetto, di proprietà degli Artom, dove riuscì a proseguire i suoi esperimenti (Astigiani 3, marzo 2013, pagina 94).

La scienziata ricevette dalle mani del sindaco Giorgio Galvagno la cittadinanza onoraria: «La accolgo con commozione ed entusiasmo. Del resto io mi sentivo già astigiana al cento per cento visto che la famiglia di mia madre abita in questa città da secoli e mio padre è originario di Nizza Monferrato». Rita Levi Montalcini continuò i suoi rapporti con Asti e nel 2001 fu invitata al Palio che seguì a fianco del sindaco Florio.

Enrico Paulucci

1988 Enrico Paulucci

Astigiano ad honorem anche il pittore del gruppo dei sei

Passò un anno, e Asti nel 1988 acquisì un nuovo cittadino onorario. Si trattava questa volta del pittore Enrico Paulucci, parte del cosiddetto “Gruppo dei sei” di Torino e direttore dell’Accademia Albertina negli anni Cinquanta.

L’amministrazione comunale gli volle conferire l’onorificenza «a riconoscimento – diceva la motivazione – dell’intensa ed innovatrice attività artistica e del sincero affetto dimostrato verso la città realizzando i drappi del Palio del 1987». Il sindaco era anche in quell’occasione Giorgio Galvagno, al quale Paulucci si rivolse per i ringraziamenti, rievocando la propria carriera e i legami con Asti. La madre era infatti originaria di Montegrosso, paese in cui trascorse parte della giovinezza e al quale rimase sempre molto legato.

Enrico Paulucci è scomparso nel 1999, la sua tomba di famiglia a Montegrosso è una piccola opera d’arte e vale una visita al piccolo cimitero del paese.

Rodolfo De Benedetti

1988 Rodolfo De Benedetti

L’industriale insignito del titolo a 96 anni

Nel 1988 anche Rodolfo De Benedetti, a 96 anni, divenne cittadino onorario. Il sindaco Galvagno accolse il neo concittadino a Palazzo Ottolenghi, ricordando la sua intensa attività imprenditoriale.

Classe 1892, discendente di una famiglia ebraica astigiana, lasciò Asti dopo la laurea in ingegneria, conseguita dopo la prima guerra mondiale. Dopo un periodo come apprendista meccanico iniziò a Torino l’attività industriale per diventare, con il passare degli anni, pioniere dell’industria italiana.

Imparentato con i De Benedetti, famiglia ebrea di medici astigiani, è il padre di Carlo (con lui nella foto con Galvagno), già presidente di Olivetti e attuale presidente del gruppo Editoriale l’Espresso. Rodolfo De Benedetti scrisse un libro di memorie dal titolo “Nato ad Asti”. È morto nel 1991.

Angelo Sodano

1991 Angelo Sodano

Anche il cardinale riceve le chiavi della città

L’elenco dei cittadini onorari prosegue poi con il nome del cardinale Angelo Sodano. Nel luglio 1991 l’allora Segretario di Stato del Vaticano raggiunse lo scalone d’onore di Palazzo Ottolenghi, dove ad attenderlo c’era Giorgio Galvagno. Tra le motivazioni elencate dal primo cittadino, le origini a Isola d’Asti, l’impegno nel distendere i rapporti tra la Chiesa e i paesi dell’Est Europa e il fatto che Sodano fosse il quarto cardinale nella storia della diocesi astigiana.

Lecito supporre che la cittadinanza volesse essere un ringraziamento per i buoni uffici che il porporato stava mettendo in atto nel preparare la visita di papa Wojtyla, avvenuta poi nel settembre del 1993. «Dedico la mia cittadinanza anche a tutta la Chiesa astigiana – disse Sodano nel suo discorso di ringraziamento –, alla città che tanto amo, che mi ha visto giovane studente in seminario, e alla mia famiglia e in particolare a mio padre, recentemente scomparso». La cittadinanza onoraria venne ricordata anche con una targa, esposta per qualche anno in sala Consiliare e poi rimossa senza troppi clamori.

Amos Luzzatto

1998 Amos Luzzatto

Presidente delle comunità ebraiche, era stato consigliere ad Asti

Nel 1998 fu iscritto nell’albo Amos Luzzatto, all’epoca presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane.

Veneziano, il suo legame con Asti era diventato saldo nei vent’anni in cui aveva ricoperto il ruolo di primario della seconda divisione di Chirurgia all’ospedale. Tra il 1980 e il 1985 era stato anche consigliere comunale del Pci, e fu proprio un suo ex collega, Italico Sarzanini, socialista, a proporre la cittadinanza onoraria attraverso una lettera a La Stampa.

«Ad Asti ho trovato gente molto aperta – commentò Luzzatto ricevendo le chiavi della città dal sindaco Luigi Florio –  contrariamente a quanto si dice della riservatezza dei piemontesi». Oggi Luzzatto ha 86 anni ed è tornato a vivere nella sua Venezia. La sua carriera non è stata solo dedicata alla chirurgia, ma anche alla scrittura: una dozzina i volumi che portano la sua firma, per lo più esegesi bibliche o memorie personali.

Giorgio Forattini

2000 Giorgio Forattini

Polemica in Consiglio per le sue vignette

Se la figura di Luzzatto ricevette plauso da ogni schieramento, non altrettanto avvenne nel 2000, quando Florio propose la cittadinanza onoraria non a un politico, ma un vignettista di fama: Giorgio Forattini. Spiegò il sindaco che era il simbolo della satira e della libertà di espressione, principî cui Asti attribuiva massima importanza fin da quando era libero comune nel Medioevo.

Non la pensava allo stesso modo l’opposizione di centrosinistra, che vedeva nell’onorificenza un’occasione per il primo cittadino di trovare spazio sui giornali e giudicava Forattini troppo schierato a favore di Berlusconi.

Inoltre molti si domandarono quali legami avesse Asti con Forattini, che in quel periodo pubblicava su La Stampa. Finì che il centrosinistra abbandonò l’aula, l’allora capogruppo di Forza Italia Alberto Pasta non partecipò al voto e si registrarono anche alcune astensioni. La cittadinanza onoraria fu assegnata a risicata maggioranza.

Giorgio Forattini venne ad Asti l’11 novembre 2000. Ricevuto a Palazzo Ottolenghi, fu prodigo di vignette dedicate e spiegò che quel termine derivava da vigna, in quanto in Francia sui giornali di metà Ottocento apparivano caricature di personaggi circondate da “grazie” tipografiche. Si trattava solitamente di foglie di vite e pampini: per questo cominciarono a essere indicate come “vignette”.

Il nome di Forattini tornò a far discutere in un paio di altre occasioni, nel 2001 e nel 2002, quando l’Anpi (Associzione partigiani) e consiglieri comunali di centrosinistra ritennero di cattivo gusto alcune sue vignette. A Florio si chiese di revocare la cittadinanza onoraria, ma, nonostante le polemiche, il nome di Forattini rimase e rimane sull’albo.

Umberto Veronesi

2004 Umberto Veronesi

Riconoscimento al professore per le sue ricerche sul cancro

L’onorificenza gli fu consegnata nel 2004 dal sindaco Vittorio Voglino: «Ho conosciuto questa città dieci anni fa – disse davanti alla giunta – e ogni anno vi sono tornato in occasione del premio della Lega Tumori. Rifiuto inviti in ogni parte del mondo, ma ad Asti vengo sempre volentieri: mi dicono che sia per il vino e i tartufi, ma io credo semplicemente per l’atmosfera cordiale che vi trovo».

Giorgio Rocca

2006 Giorgio Rocca

Nell’anno olimpico 2006 tocca allo sciatore

Nel 2006, anno delle Olimpiadi di Torino, fu sempre Voglino a consegnare la pergamena della cittadinanza onoraria a Giorgio Rocca, sciatore della nazionale italiana che ad Asti era legato per la collaborazione con il suo preparatore atletico, Roberto Manzoni.

Rocca frequentava Asti e la palestra Hasta Fisio. L’onorificenza era stata proposta dall’assessore allo Sport, Giuseppe Passarino, e nel settembre di quell’anno fu approvata all’unanimità dal Consiglio Comunale; lo sciatore ricevette poi la pergamena in ottobre. Per Rocca il 2006 fu l’anno della Coppa del Mondo di slalom speciale, vinta dopo una prima parte di stagione fulminante.

Non altrettanto brillante la sua prestazione alle Olimpiadi: a Sestriere deluse i tifosi cadendo nella prima manche dello slalom speciale.

Gianni Zonin

2014 Gianni Zonin

Alleato di Asti nella battaglia per la docg

A chiudere, per ora, l’elenco dei cittadini onorari è Gianni Zonin, imprenditore vinicolo e banchiere di origine veneta, diventato astigiano d’onore dopo il voto dello scorso marzo: non tutti i consiglieri comunali si sono espressi a favore, e qualche strascico polemico è arrivato anche da esponenti del Partito Democratico.

La proposta era stata avanzata dai capigruppo per esprimere la gratitudine della città all’imprenditore che ha fatto rivivere le vigne del Castello del Poggio, una grande tenuta sulle colline di Portacomaro stazione. Sullo sfondo della decisione sulla cittadinanza onoraria anche la querelle dell’Asti docg che Zonin ha chiesto di poter produrre dall’uva moscato coltivata in quelle vigne che sono però fuori dalla zona delimitata dal disciplinare. Una vicenda giudiziaria complicata e non ancora conclusa.

C’è chi ha visto nella scelta del Consiglio comunale di Asti di assegnare la cittadinanza onoraria a Gianni Zonin una sottolineatura del diritto “naturale” di produrre Asti spumante ad Asti, in aggiunta ai 52 altri comuni dell’area a Docg. Sono passati già quasi sei mesi dal voto, ma la cerimonia di consegna della cittadinanza non si è ancora svolta.

 

Le Schede
Maria Luisa Spaziani con il sindaco Baino

 

 

Bruno Lauzi, cittadino onorario di Rocchetta

Enzo Bianchi divenuto quest’anno nicese d’onore

 

 

 

 

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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