lunedì 24 Giugno, 2024
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È finita la carriera del mezzofondista specialista in sanità

La scomparsa di Mario Valpreda, uomo di sport e di salute pubblica nell’anno in cui la “sua” Vittorio Alfieri festeggia il sessantennio.

Il 10 aprile del 1953, mettendo insieme quel che restava di Libertas e Way-Assauto, nasceva, auspice il prof. Luciano Fracchia, la Società Sportiva Vittorio Alfieri, maglia verde ramarro, logo dove la “A” si incastrava nei rami della “V”, tanto entusiasmo e uno staff tecnico per i tempi eccezionale: il prof. Angelo Vada, il prof. Carlo Mosso e il prof. Renato Agnese, oltre al già citato Fracchia. Iniziava così un’avventura che dura da sessant’anni e che ha segnato, rispettando i fondamentali principî del dilettantismo e dello sport come esercizio di bravura, abnegazione, tenacia e preparazione tecnica, la vita sportiva astigiana. Ha alternato momenti esaltanti (nel 1961 aveva già totalizzato ben 100 primati provinciali) ad altri di innegabile difficoltà, non rinunciando però mai a fare lo “sport per lo sport” nella disciplina universalmente riconosciuta come la “regina delle Olimpiadi”.

Mario Valpreda impegnato in un’edizione della “24×1 ora” alla fine degli Anni ’70

 

In quella squadra di tante certezze, numerose promesse e altrettante realtà “normali”, tra cui si segnalavano già le presenze del martellista Giorgio Bordino, primo “azzurro”, nel 1956, della storia della società, Walter Pescarmona, campione italiano juniores di salto con l’asta nel 1958 e la stella emergente di Ugo Vogliotti che nell’amata specialità del salto in lungo sarà nazionale juniores nel 1959 con la misura di 7,09 (arrivando in carriera fino a 7,37), muoveva i primi passi di una luminosa carriera Mario Valpreda. L’indomabile “miler”, eccellente interprete delle specialità del mezzofondo, spaziando dagli 800 metri piani ai 3000 siepi, passò per i 1000, i 1500 e i 3000 piani. Grande combattente, Mario ottenne i risultati migliori della carriera nel 1961 facendo segnare i tempi di 1’53”3 sugli 800 e di 3’56”5 sui 1500, cosa che gli valse una convocazione in azzurro per un incontro internazionale a Thonon-les-Bains, in Francia, dove si piazzò quarto sui 1500 con un tempo più che discreto.

La grande passione per l’atletica (sei titoli piemontesi e tante, tantissime vittorie) non lo distolse comunque dagli studi, pur con qualche sporadico ritorno in pista come quello del maggio ’73, in cui fu il primo staffettista di una insolita 100×1000 metri organizzata dalla Vittorio Alfieri al Campo Scuola. Classe 1937, dopo la gioventù trascorsa in viale Pilone si laureò prima in Veterinaria, nel 1961, e poi in Scienze Politiche, nel 1980, per diventare prima docente universitario, poi Direttore (dal 1990 al 2004) del Servizio di Sanità Pubblica della Regione Piemonte e infine Assessore regionale alla Sanità. Eletto Consigliere nel 2005 per Rifondazione Comunista, si dimise per entrare appunto nella Giunta presieduta da Mercedes Bresso come responsabile della Sanità Piemontese, ma nel 2007 dovette interrompere l’attività politica per sopraggiunti problemi di salute.

Come era stato un grande, integerrimo atleta, fu un integerrimo e preparatissimo amministratore e politico. Celebri sono state le sue lungimiranti anche se molto discusse, all’epoca, battaglie in occasione dell’emergenza sanitaria di “mucca pazza” e particolarmente oculato il primo, e finora unico, Piano sanitario mai elaborato in Piemonte.

Da qualche settimana Mario non è più con noi, sconfitto da un male che lo aveva colpito nel 2007. Fino a quell’epoca non mancò mai di partecipare all’annuale riunione dei “Sempreverdi” della Vittorio Alfieri in cui si ritrovano tutti i protagonisti di una ormai lunghissima stagione sportiva, ma soprattutto i “giovani eroi” degli Anni ’60. Tra gli altri, Marco Bazzano, velocista di grande tempra, il quattrocentista Giorgio Ponzone, il giavellottista Aldo Tubino, Gianni Calosso, saltatore e poi docente di educazione fisica, Gianni Rissone, esuberante lanciatore poi passato alle arti marziali. Incontri in cui si rievocavano non solo le imprese di questo o di quello ma anche le vicende della mitica rivalità con la Vittoria, poi Virtus e ancora Atletica Don Bosco dei Toppino, Marello, Sartoris, Monferini, Follis, Condrò, Strocco, De Alexandris e Molinaris.

Silvio Fraquelli, più volte campione italiano e olimpionico nell’asta a Monaco ’72

 

Ma, ovviamente, la Vittorio Alfieri non è soltanto la riunione annuale di vecchie e meno vecchie glorie. La sua, infatti, è una storia che evolve senza soluzione di continuità con grandi momenti agonistici – uno per tutti il magico momento dell’asta con le mirabolanti avventure dei gemelli Osvaldo e Silvio Fraquelli, scoperti nel 1969 dal prof. Calosso e rimasti ai vertici delle classifiche nazionali per quasi otto anni, con la partecipazione di Silvio alle Olimpiadi di Monaco 1974 – ma anche con alcune brillanti “invenzioni” destinate a fare epoca e a diventare modello di pratica sportiva. È il caso della “24x1ora”, una straordinaria staffetta che, nata nel 1975 su ispirazione di Giorgio Fracchia (figlio del fondatore), è ormai vicina al quarantennale. Ma sarebbero da citare anche l’apertura della sezione femminile (con picchi assai interessanti come quello di Francesca Massobrio) e la crescente attività dei Master che si rivela sempre più gratificante. Per sintetizzare, in conclusione, lo spirito che guida i “ramarri” fin dall’ormai lontano 1953, si può far riferimento alla grande passione, potremmo osare il termine vocazione, per le gare di prove multiple (pentathlon, eptathlon e decathlon in particolar modo).

L’Alfieri continua tuttora a raccogliere infatti allori in queste specialità, sulla scia del titolo italiano di società conquistato nel 1977 con Giorgio Fracchia, Paolo Garberoglio, Ugo Garberoglio, Walter Fassio e superman Antonio Jacocca che, in una decina d’anni, collezionò innumerevoli primati italiani di varie categorie, convocazioni in nazionale e titoli tricolori.

Lunga vita.

 

L'AUTORE DELL'ARTICOLO

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