domenica 26 Giugno, 2022

Astigiani 19 – marzo 2017

Caro Sindaco

di Sergio Miravalle

Ecco la primavera e sboccia Astigiani. Lo scriviamo da cinque anni, ogni volta con il rinnovato piacere di presentare ai lettori il primo numero dell’anno. Ci definiamo una rivista stagionale: primavera, estate, autunno, inverno. Ogni avvio di un nuovo ciclo annuale conferma l’impegno nel vincere la nostra scommessa editoriale. Avete tra le mani il 19° numero che speriamo soddisfi e stimoli la lettura. Gli approfondimenti e le curiosità non mancano. A metà giugno uscirà il ventesimo Astigiani, che conterrà gli indici generali delle oltre 2400 pagine fino ad allora pubblicate dal numero uno in avanti. Stiamo realizzando tutti insieme una enciclopedia del sapere e della memoria astigiana e non è impresa da poco. Ma andiamo per ordine.

Da qui a giugno, quando uscirà il prossimo Astigiani, la nostra città vivrà il clima della campagna elettorale per il rinnovo dell’amministrazione comunale. È un appuntamento importante per la vita democratica di una comunità. Come in tutte le campagna elettorali ascolteremo slogan e promesse, buoni propositi e impegni solenni. La storia amministrativa ci dice che il nuovo sindaco/a sarà il 17° primo cittadino di questa nostra stagione repubblicana. Amministrare una città non è facile, soprattutto in tempi complicati come questi, e dobbiamo augurarci che il prossimo inquilino del municipio di piazza San Secondo sia all’altezza, ci metta impegno e passione e soprattutto non si ritrovi solo nelle scelte importanti che dovrà compiere. La capacità di ascolto è oggi molto mutata. La rete e i social stanno trasformando il modo di comunicare a tutti i livelli. Il Consiglio comunale è purtroppo ridotto – e non solo ad Asti – ad appuntamento per addetti ai lavori.

Un buon sindaco, al di là della parte politica di appartenenza, sarà chi saprà ascoltare tutti, con intelligenza e disponibilità. Le idee, tanto più sono condivise, tanto più avranno la forza di diventare concrete. Rileggere la storia della nostra città delle sue tanti luci e delle non poche ombre servirà anche al nuovo sindaco/a, per capire ed evitare gli errori e le occasioni perdute del passato. Asti e gli astigiani partendo dalla loro storia, si meritano di credere nel futuro.

Caro Valerio

di Luciano Nattino

Caro Valerio ti rendi conto di quel che sta succedendo? È deciso, pare, che ti si dedichi una mostra…

Cosicché anche tu, dopo esser stato il caustico fondatore del Cìdigà (l’Istituto per Come Diventare Grandi Artisti), salirai nell’empireo. Una giusta punizione, un dantesco contrappasso, che, nonostante i tuoi attuali altissimi legami, non riuscirai a evitare. Sarà infatti una mostra “comme il faut”, “politically correct” con autorità e pasticcini, madame e lustrini, un fenomenale scherzo di noi amici che saremo a brindare, gongolanti, con intorno quel solenne fastidio e quella noia micidiale da te aborriti in tua vita mortale.

Temo però che, ancora una volta, riuscirai a sorvolare ironico e benigno su questo ennesimo affronto. Ridendo di noi, come facevi di te, senza sconto. Ridendo degli invitati, dei loro sforzi inutili e sublimi di captare un messaggio, di carpire un bignè. E viaggerai sornione tra i bicchieri, cercando un aroma, soffiando in un orecchio. Cosi alla fine i derisi saremo ancora noi. Ancora una volta ti farai beffe del nostro sussiego, spernacchierai la nostra burbanza. Allora facci correre ai ripari, tu che adesso sai molte cose.

E mandaci a dire come dovremo vestirci quel giorno per passare inosservati e invisibili, guardiani di un’in-potenza a noi cara: la tua leggiadria, maestro, il tuo humour, la tua sconfinata pacatezza. Giacca, camicia o maglietta? Sandali o calzini? Oh perché non lasciare agli assessori i pasticcini e mancare di brutto come hai fatto tu? Ancora una volta, ispiraci maestro. Ma non soffiare troppo forte. Siam fragili, potremmo cadere.

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