giovedì 8 Dicembre, 2022
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A scuola con il Gelosino dai tasti colorati

I primi registratori portatili cambiarono il modo di conservare parole e musica
I “grandi” usavano il “Gelosino” per registrare “in diretta”, posizionando il microfono davanti all’altoparlante della televisione, le canzoni del Festival di Sanremo o Canzonissima, imponendo ai familiari il più assoluto silenzio. I giovani lo usavano per registrare alla radio Hit Parade, la classifica dei dischi più venduti della settimana, presentata da Lelio Luttazzi.

Un registratore portatile facile da usare dai tasti colorati che ne facilitavano l’utilizzo rivolto soprattutto al pubblico degli studenti e pubblicizzato come nuovo aiuto indispensabile da portare a scuola per registrare le lezioni e poi risentirle a casa. Fu una grande idea tecnica e commerciale della Geloso di Milano, industria fondata dall’italo americano John Geloso, ed ebbe un grande successo di mercato.

Negli Anni ‘60 stava anche cambiando il modo di conservare la musica e riascoltarla: dal disco in vinile a 45 e 33 giri si poteva passare al nastro magnetico. La registrazione su nastro consentiva di conservare musica e altro e di cancellare ciò che  non serviva più. Poi vennero le musicassette e ci fu un nuovo sviluppo. Il registratore della Geloso aveva ancora i nastri su bobine. In quegli anni i registratori erano ancora chiamati “magnetofoni”.  Il modello più diffuso era il G600 detto “Gelosino” che ebbe un grande successo per le sue ridotte dimensioni e per la qualità (di allora) del suono.

Ad Asti era tra l’altro in vendita, insieme alla sua comoda valigetta plastificata, da Radio Bosia in corso Alfieri al prezzo di  29.900 (il salario mensile medio di allora era intorno alle 70 mila).  Il G600 montava bobine da 64 millimetri e registrava ad una velocità di 4,75 cm al secondo con una potenza sonora di 2 watt, era dotato di microfono esterno per la registrazione e aveva il cavo per l’alimentazione alla rete elettrica oppure a pile. Era riconoscibile anche per i tasti colorati (verde per la riproduzione, rosso per la registrazione, bianco per l’avanzamento veloce, giallo per il riavvolgimento e grigio per l’arresto) e per l’“occhio magico”: un punto esclamativo luminoso che segnalava l’intensità del segnale. Il G600 aveva lo svantaggio della delicata manipolazione delle bobine che dovevano essere sistemate accuratamente negli appositi alloggiamenti portando le testine in posizione di stop e agganciando bene il nastro sulla bobina di raccolta. Bisognava controllare l’avvolgimento e il riavvolgimento del nastro stando attenti a che non si svolgesse completamente, ma nonostante tutte queste precauzioni spesso ci si trovava a dover districare degli attorcigliamenti impegnativi.

I “grandi” usavano il “Gelosino” per registrare “in diretta”, posizionando il microfono davanti all’altoparlante della televisione, le canzoni del Festival di Sanremo o Canzonissima, imponendo ai familiari il più assoluto silenzio. I giovani lo usavano per registrare alla radio dalle 13 alle 13.30 del venerdì Hit Parade, la classifica dei dischi più venduti della settimana, presentata da Lelio Luttazzi. Per scoraggiare questo tipo di registrazione pirata (in pratica era lo “scaricare” abusivo di oggi al computer), i brani erano affogati dalla regia radio da urla e applausi di un ipotetico pubblico giovane che si entusiasmava allo stesso modo tanto per Peppino Gagliardi che per i Rolling Stones. A questi disturbi “tecnici” andava aggiunto che la registrazione casalinga spesso conteneva rumori di stoviglie, passaggio di automobili, scariche elettriche, grida di familiari che chiedono di abbassare il volume della radio. Il “Gelosino” nelle varie versioni si trova spesso sui mercati del modernariato e anche su E-bay. Prezzi variabili dalle 30 alle 300 euro. Dipende se l’apparecchio è ancora funzionante, nastri compresi.                                              

(Ha collaborato Mauro Aspromonte

 

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