mercoledì 2 Settembre, 2026
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Così per Sport

Fulvio Ercole il CAI e la montagna come filosofia di vita

Per 40 anni presidente del Club Alpino Italiano grande appassionato di fotografia in quota

«Saper conoscere la natura con l’amore e l’intima tensione spirituale dell’appassionato della montagna, vuol dire saper portare un contributo importante alla realizzazione di più giusti modi di vivere». Parole di Fulvio Ercole che ben ne tratteggiano la figura, il temperamento, la passione e l’anima. Se ne è andato, novantasettenne, senza far troppo rumore, come
era sua abitudine, interprete, nel migliore e più autentico dei modi, dello spirito che deve (o dovrebbe) animare chi fa sport.
Andare in montagna, arrampicare, conquistare vette, sciare, fare scialpinismo – la “specialità” forse più amata – raramente si sintetizzano in primati e record di cui fare un albo d’oro. Certo, ci sono le eventuali vie aperte verso questa o quella cima, il numero
di vette raggiunte, talvolta i tempi impiegati a fare una salita, ma, almeno fino a quando non sono arrivati quei matti di francesi e similari a fare della montagna una sorta di autodromo ad altitudine variabile, sono state tutte imprese difficilmente omologabili
a quelle delle altre discipline sportive. In montagna la parola agonismo ha significati, ad eccezione dello sci, sostanzialmente diversi da quelli che si è soliti attribuirgli. Vuol dire sì preparazione, capacità, tecnica e intelligenza, ma non tanto per superare un
avversario, bensì per confrontarsi con la natura e con se stessi.

Val Badia
Fine anni ‘40 in Alta Val Badia: Silvia e Fulvio Ercole (al centro) sorridono al sole insieme al rampollo della famiglia proprietaria della Way-Assauto, Giorgio Griffa (a sinistra) e ad un giovanissimo Giorgio Bocca (a destra) in procinto di diventare uno dei più celebri giornalisti italiani.

In questo senso Fulvio Ercole, classe 1914, erede di una famiglia (il padre Michele e il fratello Marte erano “quelli delle Ferriere” e lui stesso ha lavorato a lungo in azienda) che ha avuto un ruolo significativo nella storia economica astigiana, è stato un agonista.
Schivo e riservato, passo lieve ma deciso, volontà di ferro, grande resistenza alla fatica, e la naturale modestia di chi ha maturato la consapevolezza di essere in possesso di qualità, umane e sportive, non comuni, ma proprio per questo di doverle utilizzare non per fare passerella, ma per essere al servizio degli altri e della propria passione. La passione: quando sposa, nel 1949, Silvia Pogliani, astigiana anche lei ma conosciuta, guarda caso, a Courmayeur, è chiaro: «Mettiamo su famiglia, ma io la montagna non la lascio». La giovane Silvia la prese quasi come una battuta, ma con il tempo dovette ricredersi.
Arrivato prestissimo alla montagna e alla pratica dello sci, sulle orme di una grande passione di famiglia (nonno e papà, soprattutto), Fulvio è stato il testimone-protagonista di quasi tutti i 92 anni di vita della sezione astigiana del Club Alpino Italiano, seguendone
passo passo lo sviluppo, sia nell’attività di arrampicata, sia in tutte le altre di cui il Cai è stato fautore: sci, scialpinismo, scuola di alpinismo, soggiorni estivi, Coro Amici della Montagna ecc. Già campione provinciale junior alessandrino – Asti in quegli anni
non era ancora provincia – di sci di fondo nel 1932 (il titolo senior era andato a un altro astigiano, Aldo Bettuzzi), Ercole si è distinto negli anni in tutte le specialità, con particolare riferimento allo scialpinismo e all’arrampicata (mitiche furono le sue tre salite al Cervino dal 3 al 18 agosto del 1942), ma soprattutto rivelò in pieno tutte le sue doti di rigore e di organizzatore in veste di dirigente (quarant’anni ininterrotti alla presidenza del Cai Asti, dal 1948 al 1988). Fu per tanti un “maestro” della montagna, incontrò e fece conoscere ad Asti i grandi alpinisti italiani del Novecento: Toni Gobbi, Walter Bonatti, Cesare Maestri, Achille Compagnoni e Franco Garda tra gli altri.

Alpi
A metà anni ’50, Fulvio Ercole (secondo da sinistra con occhiali da sole e l’inseparabile Leica) sulle Alpi insieme a Walter Bonatti e Toni Gobbi. Sotto una delle sue ultime immagini durante
un’escursione

Da non dimenticare la sua straordinaria attività di fotografo di montagna e di “conservatore” delle testimonianze delle imprese degli scalatori astigiani (non poche né di poco conto, dalla spedizione alle Ande Peruviane nel 1981 per i sessant’anni della sezione Cai astigiana, alle imprese, sempre sulle Ande, di Franco e Luigina Gentile).
Quando lo sport è davvero maestro di vita, o viceversa.

 

Le Schede

L'AUTORE DELL'ARTICOLO

Paolo Monticone

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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