martedì 15 Settembre, 2026
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La collina di Spoon River

La collina di Spoon River – settembre 2021

Astigiani dedica queste pagine a chi è salito sulla collina della nostra Spoon River. Una manciata di parole. Alla loro memoria.

Bruno Nattino  21 novembre 1931 – 14 giugno 2021
Calciatore e allenatore di calcio

 

La mia è stata una vita colorata dalle maglie da calciatore che ho indossato nella mia lunga carriera. Prima il biancorosso della mia Asti, poi l’azzurro del Como che mi ha portato a giocare in serie A.

In quegli inizi degli Anni Cinquanta ho giocato e visto giocare grandi campioni. Cambio ancora maglia e colori. Ecco il bianconero della Biellese, poi quello del Fanfulla a Lodi e perfino laggiù in Sicilia con i leoni azzurri del Siracusa. Hanno detto che la canzone di Ligabue sembrava scritta per me “Una vita da mediano a recuperar palloni”.

Gioco ancora con i bianco azzurri del Prato dove trovo Valcareggi, che diventerà mio amico, e incrocio anche i grandi occhi di Marcella. Divento allenatore: Canelli, Astimacobi, Casale, Acqui, Torretta Santa Caterina.
Mai troppo lontano dalla famiglia: sono nate Cristina e Barbara. Mi ricordo
quella domenica del 1980. Lo stadio di Asti gremito per la promozione della
Torretta. Gli altoparlanti diffondevano il Calipso, musicato apposta da Paolo
Conte.

Adesso mi godo le giocate di Tommaso, mio nipote, su quella stessa erba del Comunale, dove suo nonno fu portato in trionfo.

 

Grazia Brignolo Marello 4 agosto 1953- 27 giugno 2021
Revigliasco

 

Noi a Villafranca non giochiamo a tamburello. Non ne sapevo quasi nulla e soprattutto non sapevo che dicendo sì a quel ragazzone dallo sguardo arguto e la faccia simpatica, che tutti chiamavano Cerot, la mia vita sarebbe così cambiata.

Si presentò un giorno alla casa di riposo Città di Asti dove lavoravo. Battuta
e ricaccio. La nostra partita iniziò così. Me le ricordo le sue maglie sudate portata a casa dopo le partite. Stavo attenta a lavarle senza che si stingessero gli scudetti che il campione di casa conquistava sugli sferisteri.

Con Ilaria e Erika, le nostre figlie, avevo un bel da fare e il mio torneo lo giocavo a casa a Revigliasco. Il mio colpo vincente erano i risotti. Ho amato anche il cucito e il ricamo. I miei macramè continueranno a raccontarlo.

 

Sergio Panza 9 aprile 1944 – 28 giugno 2021
Architetto

 

Dicevano che assomigliassi a Leonardo. Ne portavo la barba folta e la capacità rara di scrivere e disegnare indifferentemente con la destra e la sinistra, proprio come lui. Mi avevano persino cercato al museo della Scienza e della Tecnica di Milano e chiamato in tv.

La storia e l’araldica mi hanno sempre appassionato e ne cercavo i segreti. Ora il mio amico Leonardo spero di incontrarlo. Vorrei porgere i miei omaggi anche alla bellissima e suadente Valentina Visconti. Ho studiato la sua vita, disegnato i costumi della sua epoca e inciso sulle pareti di una mia villetta a Celle Enomondo i momenti salienti della sua vicenda storica.

Maria Teresa fu la mia prima Valentina per il nostro borgo di San Silvestro. Poi
venne Samantha, nostra figlia, e ho fatto in tempo a giocare con i colori con i miei nipoti Drago e Leone e cogliere nei loro occhi, che ora sono i miei, il lampo della creatività.

 

Maddalena Spessa 23 aprile 1945 – 10 luglio 2021
Sarta ed ex rettrice Comitato Palio Don Bosco

 

Ho lavorato giorno e notte per realizzare quei costumi gialloblu che avete indossato per le sfilate del Palio. Vi hanno ammirati in tanti ed io ero felice per voi perché già ve li vedevo indosso mentre li cucivo. Non mi sono accontentata di vestirvi per il Palio: le maschere con i miei costumi sono state a Venezia, in tanti angoli della Francia e perfino ad Hong Kong.

E per tutti ho messo tanta passione, la stessa che ho dedicato al mio Don Bosco. Ero già nel comitato nel 1967, alla ripresa del Palio, quando abbiamo vinto ed eravamo ancora con Viatosto. L’emozione più grande di tutti quegli anni è stata la vittoria nel 1996 di Bucefalo con Blue Baker, quando ero rettrice. Non posso dimenticare quello che ho provato vedendo centinaia di
bambini sfilare alla vigilia, sognando il Palio.

In quell’evento c’è stato il mio zampino e non soltanto per i costumi. Dentro
e fuori dal Palio ho avuto tanti amici e, proprio perché credevo molto all’amicizia, gli ho dedicato un premio. Vorrei tanto che continuiate a sfilare con i miei costumi perché così continuerò a sfilare anche io.

 

Guido Martinengo 15 febbraio 1937 – 15 Luglio 2021
Industriale pellami

 

Me ne sono andato in fretta durante una notte di mezza estate, ma la notizia si è diffusa rapidamente. Mi conoscevate in tanti perché la mia azienda di pelli, che avevo rilevato da mio padre, è stata attiva per 40 anni, subito alle porte della città, arrivando da Casale.

Nella mia vita è stata importante anche un’altra porta, quella vecchia in direzione Torino. Lì erano nati J’Amis d’la Përa in cui sono entrato poco dopo la costituzione, fino a diventarne presidente per più di 25 anni. Con i miei ‘Amis’ in quasi sessant’anni abbiamo realizzato tanti progetti di beneficenza per la nostra città e consegnato tante ‘Përe’ a chi se lo è meritato. Chissà chi sarà il prossimo.

 

Serafino Ferraris 8 aprile 1945 – 21 agosto 2021
Preside Liceo Classico e Scientifico di Asti

 

La mia luce erano i testi degli autori classici. Tragedie greche, poesie latine,
tutte scritte con parole che non ho mai potuto vedere stampate ma che leggevo, con emozione, scorrendo le mie dita sui fogli.

Decisi due cose: la prima, che non poter usare gli occhi non mi avrebbe fermato. La seconda, che nella vita avrei trasmesso la passione per il latino
e il greco ai miei ragazzi delle scuole. Diventai insegnante al Liceo Classico,
forse non uno dei più amati perché pretendevo impegno e precisione. Quando
assunsi il ruolo di preside, capii che dovevo lasciare da parte Tacito e Demostene e dedicarmi all’amministrazione della scuola.

In quel periodo, e più tardi allo Scientifico, il legame con gli alunni è stato più intenso che mai. Non ho mai conosciuto i loro volti, forse proprio per questo sono riuscito a capire che spesso i ragazzi chiedono solo di essere ascoltati.

 

Salvatore Perillo 22 gennaio 1963 – 30 agosto 2021

 

I più mi passavano davanti frettolosi senza vedermi, pochi si fermavano e
salivano i gradini di quel palazzo dell’Intendenza di Finanza con la torre littoria.

Quell’angolo era diventato il mio rifugio. Ora che dopo il vostro riposo estivo
siete tornati a riempire di macchine la grande piazza di fronte, vi siete accorti
che il guardiano di quel luogo non c’è più. Qualcuno ha sistemato mazzi di fiori, una fotografia, qualche lumino. Un improvvisato altarino per una vita – la mia – che era entrata a far parte, anche se non lo volevate, della vostra vita.

Ho osservato il mondo che mi scorreva accanto, senza badare al sole d’estate
e al freddo dell’inverno. Solo con i miei pensieri, senza sprecare parole. In un
torrido giorno di quest’estate vi ho lasciati alla vostra fretta e a vostri affanni.
Non chiedetevi chi sono stato e che senso avesse la mia vita, domandatevi
che senso ha la vostra.

 

Don Aldo Rosso 19 giugno 1946 – 6 settembre 2021
Parroco di Vinchio e Noche

 

Me ne sono andato d’improvviso, mentre celebravo un matrimonio. Spero di non aver troppo rovinato la festa, ma così era scritto. Tutta la mia vita sono stato una persona diretta, ho sempre evitato i giri di parole. Era venuto il mio momento?

Allora mi sta bene che il Signore sia stato spiccio quanto lo ero io. Ora lo
posso ammettere: dietro la mia scorza c’era un sacerdote che abbracciava con lo spirito i propri parrocchiani, nessuno escluso. Un abbraccio durato quasi cinquant’anni, fin da quando – ero giovanissimo – ho iniziato come viceparroco di don Sodano a Rocchetta Tanaro. Poi a Costigliole con don Cellino, a San Secondo con don Pietro Mignatta e infine, dal 1990, parroco a Vinchio.

È diventato il mio paese, insieme a Noche e Belveglio. Colline bellissime e tante anime da curare. Ho curato anche tetti e muri, per la verità, con l’aiuto di molti. L’oratorio di Vinchio, che prima non c’era, lo abbiamo ricavato in una sorta di autorimessa. Ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo recuperato la Confraternita, restaurato il campanile, la canonica.

È stato proprio un bel lavoro, lo vedo anche da quassù. A chi verrà dopo di me, lascio la cura del mio amato giardino, quello davanti alla canonica. Ma non pensate che abbia rimpianti. Le mie erbe officinali riuscirò a farle crescere anche qui, mentre passeggio nel giardino del Signore.

 

Quel richiamo degli indiani al Fontanino

Franco Musso, il pioniere delle radio libere astigiane, è mancato il 2 giugno di quest’anno (vedi Spoon River di pagina 110 su Astigiani giugno 2021).

In occasione della presentazione della nostra rivista nel cortile dell’Istituto Agrario Penna, la signora Marina Rissone ci ha fatto avere questa testimonianza che volentieri pubblichiamo.

 

Sono nato ad Asti nel 1935 ed ho sempre vissuto in mezzo al verde. La mia è la storia di un bambino cresciuto durante la guerra. Ma oggi voglio ricordare
i momenti sereni e spensierati del primo dopoguerra trascorsi in compagnia di due grandi amici: Giorgio e Paolo. I fratelli Conte.

All’epoca d’estate vivevano in una bella villa immersa nella campagna proprio al Fontanino, nel luogo dove oggi sorge l’Istituto Agrario Penna. La mia casa era posta più in basso e spesso andavo a giocare da loro. Pezzi di vita che ricordo con immensa gioia; giocavamo agli indiani e ai cowboys, e in inverno andavamo a sciare (sì, perché si poteva anche sciare al Fontanino) con il mio
primo paio di sci ricavato da due doghe di una botte. E poi tanti altri semplici giochi che ci riempivano i pomeriggi.

Avevamo stabilito una sorta di richiamo per sapere se era possibile vederci o meno; non ricordo più che cosa aveva ispirato quelle misteriose parole che sono rimaste il nostro saluto. Uscivo di casa e con tutto il fiato che avevo in corpo urlavo “NICO NEGRO…” attendendo con ansia la risposta che puntualmente arrivava “NEGRO NICO….”.

Era il segnale concordato, potevo andare a giocare dai miei amici. Spesso però dovevamo sottostare a un’incombenza “lavorativa”. Il nonno di Giorgio e
Paolo, il commendator Pugno, vedendoci da lontano ci chiamava a rapporto.
In buon dialetto piemontese ci indicava alcune ceste (le gùrbèle) che dovevamo riempire con le mele cadute a terra dalle piante che circondavano la tenuta.

Le mele venivano destinate agli animali delle stalle. Solo dopo aver adempiuto a questo “obbligo” potevamo dar sfogo alla nostra fantasia e giocare in completa libertà.

Sono trascorsi più di 70 anni; ho sempre ricordato con amore infinito questa terra dove ho continuato ad abitare spostandomi solo di pochi metri. Ho espresso il mio disappunto quando il “mio” Fontanino è stato rovinato dalla costruzione del nuovo ospedale.

Oggi lo sto vedendo dall’alto, mantengo vivi i miei ricordi e sono felice di poter partecipare al progetto del futuro “Bosco degli Astigiani”, che sorgerà proprio dove ho passato quei bei momenti da bambino. Sarà un modo per rimanere accanto a voi, alle persone che mi sono care, alla terra che ho amato.

 

Franco Musso

L'AUTORE DELL'ARTICOLO

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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