Fortunato Tuttobene – ovvero Franco Testore, medico astigiano appassionato di musica e scrittura – racconta la vita del mezzadro Ermete dall’infanzia alla vecchiaia, ambientandola nella prima metà del ‘900 tra Reggio e Modena.
La sua vita semplice ha come riferimento il campo da coltivare, il bar del paese, la sua bicicletta, fondamentale amica grazie alla quale immagina l’Italia attraverso le gare dei campioni del ciclismo del Giro d’Italia, l’odio per il regime fascista.

Ermete ha un temperamento sanguigno, inseguirà una vendetta senza riuscirci. Il suo padrone è un notaio che rispetta il lavoro e con cui riesce a dialogare, nonostante Ermete si senta un leader e si voglia sempre imporre.
Fino all’ultimo sceglie come vivere la sua vita concludendola “tenendo per sé l’ultima parola”.








































