In questo 2021 avrebbe compiuto cent’anni. Paola Gerbi Barbero, nata il 29 marzo 1921, merita di essere ricordata. È stata una delle prime donne manager astigiane.
Figlia unica di Giovanni Gerbi, il mitico “Diavolo Rosso”, pioniere del ciclismo, il primo italiano a correre il Tour de France, era l’amatissima cocca del Piciot (così tutti lo chiamavano fin da quand’era un ragazzino delle Trincere, dov’era nato). Il Diavolo Rosso, cantato anche da Paolo Conte, ha compiuto grandi imprese nel ciclismo, correndo su strade bianche e vincendo corse massacranti su distanze oggi improponibili.

Ma quando abbandonò la stagione agonistica – pur continuando a correre ancora con successo come veterano – monsù Gerbi diventò un imprenditore. Si mise a costruire biciclette che portavano il suo nome nella fabbrica dell’attuale via Sanguanini, dietro a corso Savona. Biciclette che vende, con la moglie Giuseppina Traversa, per tutti Pinòta, nel grande negozio all’angolo di via Cavour con via Brofferio, dove si riparano anche le bici e si vendono i giocattoli.
In precedenza, aveva aperto un negozio pure a Milano e aveva rivenditori in gran parte d’Italia.

Una vita tra biciclette cioccolato e torrone
La figlia Paola, classe 1921, subito dopo le scuole elementari fu mandata a Torino nell’austero collegio “Figlie dei Militari” per assicurarle ciò che allora era considerato il meglio dell’educazione femminile.
Torna ad Asti dopo alcuni anni e inizia a occuparsi del negozio di famiglia. Qualche tempo dopo incontra Davide Barbero alla fiera di San Secondo e scocca subito il classico colpo di fulmine. Davide, classe 1909, è rimasto orfano del padre a soli quattro anni. Poco meno che trentenne va in Africa, sull’onda della febbre coloniale e ad Addis Abeba lavora in una pasticceria. Un mestiere imparato in famiglia, visto che suo nonno Melchiorre già nel 1883 a Mombercelli produceva torrone.
Alcuni anni dopo, però, torna a casa e con la mamma Luigia sul finire degli Anni Trenta apre ad Asti in via Cotti Ceres un laboratorio di torrone, di noisette e di paste secche, da vendere nelle fiere. Una vita tra biciclette cioccolato e torrone La figlia Paola, classe 1921, subito dopo le scuole elementari fu mandata a Torino nell’austero collegio “Figlie dei Militari” per assicurarle ciò che allora era considerato il meglio dell’educazione femminile.
Torna ad Asti dopo alcuni anni Davide, trentenne, un bell’uomo abituato ad avere diverse “morose”, quando incontra Paola Gerbi scopre che lei è diversa da tutte le altre. Nonostante le avversità e le brutture della guerra, nasce una storia travolgente: Paola, bella, brillante, determinata nelle sue idee, diventerà la donna della sua vita. Si sposano nel ’44, in pieno conflitto mondiale.
Con il ritorno della pace il laboratorio dolciario si ingrandisce. Oltre alla pasticceria classica e al torrone, cresce la produzione del cioccolato e visti i tempi anche del surrogato di cioccolato. Tra le specialità ecco il “Boccondoro” un pezzo di torrone rivestito di cioccolato e il salame di fichi (fichi, mandorle e scorzetta d’arancia macinati e annegati nel cacao) molto energetico che rientra anche nelle forniture per l’Esercito. Sono anni di crescita economica e Barbero c’è. Una vettura pubblicitaria partecipa alla carovana che precede il Giro d’Italia e contribuisce a far conoscere i prodotti dell’azienda astigiana.

La famiglia cresce: Davide e Paola diventano genitori di Michela nel 1945 e di Gianni nel 1952. Paola, anche da mamma, continua ad affiancare il marito in azienda. La sede di via Cotti Ceres diventa insufficiente e nel 1956 il torronificio Barbero viene trasferito a metà di via Brofferio, dov’è tuttora, in locali che riportano ancora l’insegna dei Cicli Gerbi. Aumentano il fatturato e la gamma dei prodotti. Cresce la produzione delle uova di Pasqua, vendute in tutt’Italia.
Paola a metà degli Anni ’60 raccontava con soddisfazione della vendita delle uova Barbero anche in Sicilia. Se Davide Barbero era bravo nell’arte dolciaria, la moglie è sempre stata la manager che ha guidato l’azienda con piglio, sapendo trovare spazio in nuovi mercati, confermando la sua concezione del lavoro e dell’imprenditoria, non più legata soltanto al territorio ma con orizzonti più ampi e tecnologicamente più avanzati. Il suo impegno, dopo la morte del marito nell’81, diventa totale.
L’azienda supera anche momenti difficili, come l’alluvione del novembre ’94 quando l’acqua invase il piano terreno e tutto il seminterrato dove erano stoccate le materie prime e i prodotti finiti già pronti per le feste di Natale. Oltre ai dolci è rimasto a Paola Gerbi l’amore di famiglia per la bicicletta.
Ricordo una delle tante chiacchierate nel negozio di via Brofferio, quando mi esponeva con tono accorato la sua idea di costruire biciclette “su misura”, cercando quasi di convincermi a calarmi nell’impresa. Un telaio costruito ad hoc, tenendo conto delle misure e delle caratteristiche del destinatario. Un progetto che oggi è applicato dalle marche di biciclette al top della gamma sportiva. È giusto anche ricordare l’impegno di Paola Barbero nel sociale.
Fin dalla gioventù ha militato nelle file della Croce Rossa. Come crocerossina ha prestato il suo aiuto negli ospedali militari durante la guerra, continuando poi per tutta la vita in opere di assistenza e sostegno. Per molti anni, inoltre, ha fatto parte del Soroptimist, il service club che riunisce donne impegnate nelle professioni.

Paola è mancata a soli 74 anni (il 6 agosto 1995). Negli uffici della Barbero c’è il suo ritratto. A tenere le redini dell’azienda di via Brofferio sono il figlio Gianni Barbero, con la moglie Maria Luisa e il nipote Davide Maddaleno, che da 15 anni ha preso il posto di sua madre Michela, primogenita di Paola e Davide. E da qualche tempo è entrata in azienda anche Allegra, figlia di Gianni e nipote di nonna Paola, della quale tutti dicono abbia ereditato il piglio.
La dolce storia di famiglia continua.
Visto su Astigiani
Il mito di Giovanni Gerbi il Diavolo Rosso di Paolo Monticone, n° 28, giugno 2019










































