Chi, nato negli anni ’60 e più del secolo scorso, risalga oggi via Giobert verso piazza Lugano – percorso aperto nei primi anni ’30 “bucando” le antiche mura
– difficilmente potrebbe immaginare che alla propria destra, oltre il Liceo Artistico, sia esistito il primo vero e proprio centro sportivo astigiano.
Realizzato forse un po’ occasionalmente, man mano che gli anni passavano, costituì la prima grande area esclusivamente dedicata alle più diverse discipline e finalmente alternativa all’utilizzo estemporaneo di spazi nati
per tutt’altro uso, come piazza Alfieri o piazza del Mercato (poi Emanuele Filiberto, dell’Impero e oggi Campo del Palio).
Nell’area compresa tra la già citata via Giobert a ovest, via Testa a nord, via De Amicis a est e via Natta a sud, nacquero campi di calcio e pallacanestro, fu costruita una grande palestra, nota come “la maschile”, a cui se ne aggiunse successivamente un’altra, più piccola e civettuola, “la femminile”. Infine, al centro di tutto, trovò collocazione verso la fine degli anni ’30 il cosiddetto “cortilone”, mitico campo dell’atletica astigiana.

Palestre e area sportiva tra le vie Giobert, Testa, De Amicis e Natta
Andiamo per ordine.
La prima testimonianza dell’esistenza su quell’area di un campo da gioco risale al 1897, quando il Lawn Tennis Club, uno dei primi fondati in Italia, costruisce due campi da tennis sul terrapieno all’angolo tra via Giobert e via Testa. In quel punto, nella prima metà degli anni ’30, avrebbe dovuto sorgere
la Casa del Balilla, mai costruita. Su quei campi di povera terra battuta si esibivano senza troppi impedimenti che non fossero quelli causati dalle lunghe gonne, anche non poche tenniste.
Trasferiti qualche anno dopo sotto le antiche mura, dove sono tuttora i campi del circolo del tennis, furono sostituiti subito dopo la fine della Grande Guerra. Andarono nell’ampio spazio che dal già citato terrapieno tendeva verso la via De Amicis e alla costruenda grande Palestra, tuttora esistente, dal campo di calcio del Ricreatorio Vittorio Alfieri Laico che aveva la sede in
via Giobert e che fu teatro di furenti, è il caso di dirlo, scontri, non solo agonistici, con la Fulgor.
Un campo un po’ anomalo quello della Laico che dovette ben presto dividere l’intero spazio con alcuni magazzini militari (realizzati nella parte posteriore
di quello che fino alla metà degli anni ’60 fu il Tribunale di Asti). Aveva quindi limitate misure di larghezza con la singolare conseguenza di rendere regolare il cosiddetto “gioco di sponda”, quello cioè che consentiva il rimbalzo del pallone sull’alto muraglione di sostegno di via Testa.
Intanto, alla fine degli anni ’10, era stata costruita la grande Palestra che confina tuttora con via De Amicis e che avrebbe ospitato, grazie anche a società sportive come la Forti e Liberi e la Forza e Coraggio, attività di ginnastica, scherma, podismo, calcio, bocce, palla e pallone.
Ampliata durante il ventennio fascista e identificata come la “maschile”, diventò la Palestra dell’Opera Nazionale Balilla, mentre sul lato di via Giobert
si costruiva la cosiddetta “palestra femminile” più piccola e adatta ad attività
che non richiedevano grandi spazi di “manovra”, soprattutto ginnastica artistica e scherma.
Nel grande cortile, non ancora “cortilone”, alle partite di pallone si alternavano le esercitazioni paramilitari dei Balilla, degli Avanguardisti e dei partecipanti ai “sabati fascisti”, fino a quando l’organizzazione giovanile del regime si trasformò nel 1937, inglobando l’Opera Nazionale Balilla, in Gil (Gioventù Italiana del Littorio).
La sede astigiana di quest’ultima restò al complesso di via Natta che continuò
curiosamente a essere indicato con questo acronimo anche per molti anni
dopo la caduta del fascismo. Alle attività della Gil si affiancarono quelle
del Guf (Gruppi Universitari Fascisti).

Dopo qualche coraggiosa ma improba esperienza in piazza Alfieri con la “palla
al cesto”, trovarono posto, sempre nel complesso di via Natta, l’area per realizzare un campo di basket che si disputava la primogenitura cittadina con
quello, un pochino più artigianale, del non lontano oratorio del San Giovanni. Con fondo rigorosamente in terra battuta, tabelloni in legno e canestri vintage, il campo fu tracciato di fronte alla palestra “femminile”, con tanto di gradoni (un paio) a mo’ di tribuna su uno dei lati lunghi e posti in piedi di fronte.
Sarà questo il campo che nel dopoguerra vedrà le imprese, davvero non da poco per i tempi, della Libertas di Salasco, Molino, Marello, Viarengo, De Stefano e Vacchina e dei primi passi dell’Astense del dottor Malfa.
Sulla pista di atletica anche un giovane Livio Berruti e tanti talenti astigiani
Dunque, dopo calcio, ginnastica, scherma, bocce e pallacanestro, solo la pratica dell’atletica mancava a quel quasi improvvisato, ma efficiente, centro sportivo e il suo momento arrivò nell’immediato dopoguerra quando il campo che era stato della Laico si trasformò in una pista diventando così il mitico “cortilone di via Natta”.
«A pensarci oggi – ricordava il prof. Carlo Mosso nel suo “Confesso che ho vissuto” del numero 8 di Astigiani – sembra impossibile che si siano fatte così
tante cose su quel campo. La pista era di circa 200 metri, con le corsie di sabbia grossolana disegnate con il gesso. All’inizio non c’erano nemmeno le pedane per i salti e i lanci, ma i risultati furono egualmente eccezionali».

Il “cortilone”, sulla cui pista si cimentò tra gli altri anche un giovanissimo
Livio Berruti, fu infatti subito frequentato da un gruppo di ardimentosi “ragazzi” dell’Atletica Asti (i fratelli Luigi e Secondo Masoero, Scorzino, Pavese, Ciffone, Bravo e Caligaris, tanto per citarne alcuni) che aprirono la strada a una nuova generazione di agonisti, giovani, entusiasti e motivati.
Molti di loro arrivarono anche alla ribalta nazionale come Walter Pescarmona, primatista italiano juniores di salto con l’asta, gli azzurri Giorgio Bordino, Ugo Vogliotti e Mario Vapreda, o furono comunque protagonisti in regione come
Gianni Calosso, Marco Bazzano e Luciano Didier. Una vera fucina di talenti, quel “cortilone” in cui, come ricordava ancora il prof. Mosso nell’intervista già citata, non solo gli atleti sono cresciuti, ma anche i giudici di gara e i cronometristi, tutta gente che diversamente non sarebbe esistita.
Fu davvero una straordinaria avventura quella del centro sportivo di via Natta, inevitabilmente destinata a chiudersi – ma non a essere dimenticata
– quando nel 1959 si aprirono al basket le porte del nuovo Palazzetto e nel 1961 all’atletica le piste del vicino Campo scuola.
Al posto dei campi e delle pedane c’è oggi il parcheggio su due piani, ma quasi a futura memoria, la vocazione sportiva dell’area non si è del tutto persa e le due palestre tuttora funzionanti sono ancora lì a ricordare una indimenticabile stagione dello sport astigiano.










































