Giusto cinquant’anni fa, mese più mese meno – si era tra aprile e maggio del 1971 – fece la sua travolgente comparsa in città una nuova disciplina sportiva: il karate che tutti per anni pronunciarono con la “e” accentata prima di uniformarsi alla pronuncia giapponese. Anche questa, come il judo che ad Asti era arrivato quattordici anni prima, era originaria del lontano Oriente.
Travolgente per almeno due motivi. Il primo è che andava ad arricchire un panorama sportivo cittadino di straordinaria effervescenza: il basket della Saclà ai massimi vertici nazionali, la nascente vis agonistica della Voluntas di pallavolo, l’appena inaugurata piscina coperta di via Gerbi che dava nuove prospettive al nuoto locale, l’Asti Macobì che mandava in campo un certo Giancarlo Antognoni, i gemelli Fraquelli che volavano sempre più in alto con l’asta in vista di Monaco ‘72 e le prime uscite vincenti di Piercarlo Molinaris nel lungo. Il secondo motivo è che a “benedire” l’arrivo di questa fino ad allora pressoché sconosciuta arte marziale, fu la straordinaria “banda Rissone” che già era stata tra i protagonisti dei successi del judo.
Con la silenziosa regìa di papà Alberto, accadde infatti che Gianni, il maggiore della nidiata, cui si sarebbero aggregati ben presto il più giovane fratello Luciano e l’ancora più giovane sorella Cristina, abbandonasse un po’ casualmente la pur amata pratica del judo per abbracciare quella del karate, conosciuta durante una delle sue consuete, e lunghe, trasferte per motivi di lavoro.
Tornato ad Asti aprì, insieme ad alcuni amici come Bruno Manara e Ferruccio Montanella, anch’essi curiosi della nuova esperienza sportiva, una piccola palestra di avviamento al karate nei locali della Scuola media Leonardo da Vinci.
Mancava però un istruttore di vaglia che fu presto identificato nel maestro Gianni Ramello in arrivo da Ivrea. Per alcuni anni guidò i giovani astigiani all’apprendimento della nuova disciplina, non solo come mera attività tecnico-agonistica, ma come uno speciale modo di affrontare la realtà attraverso l’applicazione di alcuni nodi filosofici identitari del karate.
Non per nulla il nome della società nata per iniziativa dei Rissone e dei loro amici, fu di “Centro Studi Shotokan karate”, dove Shotokan, considerato lo stile più moderno della disciplina, fondato da Gichin Funakoshi, significa “la casa (Kan) dove spira la brezza della pineta (Shoto)”.
Il successo del karate e della sua palestra fu a dir poco clamoroso. Trainato probabilmente anche dalle imprese cinematografiche di Bruce Lee che peraltro praticava il kung fu e non il karate, ma ad occhi poco smaliziati le due cose potevano avere minime differenze, e dalla voglia di novità delle nuove generazioni di sportivi astigiani, i suoi praticanti diventarono in breve tempo alcune centinaia.
La disciplina apparentemente lontana dalle tradizioni sportive del territorio si è però ben presto frazionata in una serie di “scuole” e federazioni.

In breve tempo centinaia di praticanti e arrivano le prime cinture nere
Pur dovendosi districare tra Fesika, Fik, Filpj, Skki e quant’altro, il “Centro Studi Shotokan” badò soprattutto alla crescita qualitativa dei propri atleti e tre anni dopo la sua nascita arrivarono anche le prime cinture nere assegnate a Gianni Rissone, Piero Caiano e Alberto De Giorgi.
Fu l’inizio di una stagione esaltante che vide la società astigiana, che aveva in Armato, Piras, Capello, Sorrenti, Moro, Cravanzola, Berta, Daniele e Lanzavecchia gli altri suoi punti di forza, conquistare per sette anni consecutivi il titolo regionale di società. Memorabili furono poi le Coppe Città di Asti che per una ventina d’anni portarono al Palazzetto di via
Gerbi i campioni più affermati seguiti da un pubblico strabocchevole.
Come già era accaduto per il judo, il karate si rivelò terreno fertile anche per la pratica femminile con un importantissimo contributo di risultati e qualità agonistica di Simona Paniccia, Livia Bit, Gianna Castiati e Loretta Pivato.
Su tutte però spiccò per una indiscutibile superiorità tecnica, agonistica e di temperamento, Cristina Rissone, tra gli atleti più medagliati di tutta la storia sportiva astigiana.
In una carriera lunghissima (sedici anni) iniziata nel 1972, Cristina ha conquistato cinque titoli europei (Milano, Essen, Helsinky, Belgrado, Barcellona), un argento mondiale individuale nel 1975 a Los Angeles, un bronzo a squadre nel 1977 a Tokyo, dove fu quarta nell’individuale dietro tre atlete giapponesi, e ben dieci titoli italiani con un argento ancora nel 1988 dopo una lunga sosta agonistica per maternità. Cintura nera 5° Dan, è ancora
oggi una valida istruttrice federale.

Per Cristina Rissone argento e bronzo mondiali, 5 titoli europei e 10 italiani
Ovviamente la storia del karate astigiano non si ferma qui. Molti furono infatti gli atleti di primo piano che si impegnarono nella disciplina negli ultimi vent’anni del secolo scorso, tra cui vale la pena di ricordare, tra gli altri,
Neri Baglione e i fratelli Massimo e Fabrizio Brignolo; quest’ultimo, avvocato dopo aver lasciato l’agonismo, eletto in Consiglio comunale è stato sindaco di Asti dal 2012 al 2017.
Molte furono anche le società che, sulla via tracciata dal Shotokan, si costituirono con alterne fortune, in Asti e in diversi centri della provincia. Come sovente avviene nelle umane cose, gli strepitosi decenni tra il ’70 e il ’90 non ebbero eguali in quelli successivi. Il segno però non si era cancellato e ancora oggi il karate si pratica con risultati di una certa importanza in più di una società astigiana, tra cui vale la pena di citare la Funakoshi di Nizza Monferrato, l’Asti Martial Club di Neri Baglione e la Dinamic Karate di Piero Caiano, che è la società astigiana più longeva essendo stata fondata nell’ormai lontano 1980.
Visto su Astigiani
• Così per sport 1958: arriva il judo ad Asti, n° 29, settembre 2019












































