giovedì 14 Maggio, 2026
HomeNumero 35Gli astigiani scoprono il fascino del karate
Cosi per sport

Gli astigiani scoprono il fascino del karate

Nel 1971 i Rissone, dopo il successo nel judo, tra i pionieri della nuova disciplina orientale

Giusto cinquant’anni fa, mese più mese meno – si era tra aprile e maggio del 1971 – fece la sua travolgente comparsa in città una nuova disciplina sportiva: il karate che tutti per anni pronunciarono con la “e” accentata prima di uniformarsi alla pronuncia giapponese. Anche questa, come il judo che ad Asti era arrivato quattordici anni prima, era originaria del lontano Oriente.

Travolgente per almeno due motivi. Il primo è che andava ad arricchire un panorama sportivo cittadino di straordinaria effervescenza: il basket della Saclà ai massimi vertici nazionali, la nascente vis agonistica della Voluntas di pallavolo, l’appena inaugurata piscina coperta di via Gerbi che dava nuove prospettive al nuoto locale, l’Asti Macobì che mandava in campo un certo Giancarlo Antognoni, i gemelli Fraquelli che volavano sempre più in alto con l’asta in vista di Monaco ‘72 e le prime uscite vincenti di Piercarlo Molinaris nel lungo. Il secondo motivo è che a “benedire” l’arrivo di questa fino ad allora pressoché sconosciuta arte marziale, fu la straordinaria “banda Rissone” che già era stata tra i protagonisti dei successi del judo.

Con la silenziosa regìa di papà Alberto, accadde infatti che Gianni, il maggiore della nidiata, cui si sarebbero aggregati ben presto il più giovane fratello Luciano e l’ancora più giovane sorella Cristina, abbandonasse un po’ casualmente la pur amata pratica del judo per abbracciare quella del karate, conosciuta  durante una delle sue consuete, e lunghe, trasferte per motivi di lavoro.

Tornato ad Asti aprì, insieme ad alcuni amici come Bruno Manara e Ferruccio Montanella, anch’essi curiosi della nuova esperienza sportiva, una piccola palestra di avviamento al karate nei locali della Scuola media Leonardo da Vinci.

Mancava però un istruttore di vaglia che fu presto identificato nel maestro Gianni Ramello in arrivo da Ivrea. Per alcuni anni guidò i giovani astigiani all’apprendimento della nuova disciplina, non solo come mera attività tecnico-agonistica, ma come uno speciale modo di affrontare la realtà attraverso l’applicazione di alcuni nodi filosofici identitari del karate.

Non per nulla il nome della società nata per iniziativa dei Rissone e dei loro amici, fu di “Centro Studi Shotokan karate”, dove Shotokan, considerato lo stile più moderno della disciplina, fondato da Gichin Funakoshi, significa “la casa (Kan) dove spira la brezza della pineta (Shoto)”.

Il successo del karate e della sua palestra fu a dir poco clamoroso. Trainato probabilmente anche dalle imprese cinematografiche di Bruce Lee che peraltro praticava il kung fu e non il karate, ma ad occhi poco smaliziati le due cose potevano avere minime differenze, e dalla voglia di novità delle nuove generazioni di sportivi astigiani, i suoi praticanti diventarono in breve tempo alcune centinaia.

La disciplina apparentemente lontana dalle tradizioni sportive del territorio si è però ben presto frazionata in una serie di “scuole” e federazioni.

In breve tempo centinaia di praticanti e arrivano le prime cinture nere

 

Pur dovendosi districare tra Fesika, Fik, Filpj, Skki e quant’altro, il “Centro Studi Shotokan” badò soprattutto alla crescita qualitativa dei propri atleti e tre anni dopo la sua nascita arrivarono anche le prime cinture nere assegnate a Gianni Rissone, Piero Caiano e Alberto De Giorgi.

Fu l’inizio di una stagione esaltante che vide la società astigiana, che aveva in Armato, Piras, Capello, Sorrenti, Moro, Cravanzola, Berta, Daniele e Lanzavecchia gli altri suoi punti di forza, conquistare per sette anni consecutivi il titolo regionale di società. Memorabili furono poi le Coppe Città di Asti che per una ventina d’anni portarono al Palazzetto di via
Gerbi i campioni più affermati seguiti da un pubblico strabocchevole.

Come già era accaduto per il judo, il karate si rivelò terreno fertile anche per la pratica femminile con un importantissimo contributo di risultati e qualità agonistica di Simona Paniccia, Livia Bit, Gianna Castiati e Loretta Pivato.

Su tutte però spiccò per una indiscutibile superiorità tecnica, agonistica e di temperamento, Cristina Rissone, tra gli atleti più medagliati di tutta la storia sportiva astigiana.

In una carriera lunghissima (sedici anni) iniziata nel 1972, Cristina ha conquistato cinque titoli europei (Milano, Essen, Helsinky, Belgrado, Barcellona), un argento mondiale individuale nel 1975 a Los Angeles, un bronzo a squadre nel 1977 a Tokyo, dove fu quarta nell’individuale dietro tre atlete giapponesi, e ben dieci titoli italiani con un argento ancora nel 1988 dopo una lunga sosta agonistica per maternità. Cintura nera 5° Dan, è ancora
oggi una valida istruttrice federale.

Cristina Rissone, grande protagonista del karate italiano tra gli anni ’70 e ’80, durante un allenamento

 

Per Cristina Rissone argento e bronzo mondiali, 5 titoli europei e 10 italiani

 

Ovviamente la storia del karate astigiano non si ferma qui. Molti furono infatti gli atleti di primo piano che si impegnarono nella disciplina negli ultimi vent’anni del secolo scorso, tra cui vale la pena di ricordare, tra gli altri,

Neri Baglione e i fratelli Massimo e Fabrizio Brignolo; quest’ultimo, avvocato dopo aver lasciato l’agonismo, eletto in Consiglio comunale è stato sindaco di Asti dal 2012 al 2017.

Molte furono anche le società che, sulla via tracciata dal Shotokan, si costituirono con alterne fortune, in Asti e in diversi centri della provincia. Come sovente avviene nelle umane cose, gli strepitosi decenni tra il ’70 e il ’90 non ebbero eguali in quelli successivi. Il segno però non si era cancellato e ancora oggi il karate si pratica con risultati di una certa importanza in più di una società astigiana, tra cui vale la pena di citare la Funakoshi di Nizza Monferrato, l’Asti Martial Club di Neri Baglione e la Dinamic Karate di Piero Caiano, che è la società astigiana più longeva essendo stata fondata nell’ormai lontano 1980.

 

Visto su Astigiani

 

• Così per sport 1958: arriva il judo ad Asti, n° 29, settembre 2019

 

l'autore dell'articolo

Paolo Monticone

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

3,917Mi PiaceLike
0FollowerFollow
0IscrittiSubscribe

GLI ULTIMI ARTICOLI CARICATI

IN EVIDENZA

La collina di Spoon River – giugno 2021

Piero d’Adda 22 maggio 1929 - 21 marzo 2021 Insegnante, consigliere e assessore comunale Dicono che un tempo c’era chi usava la politica per campare, lasciando intendere...

Il vignaiolo filosofo che colorava le botti

Claudio nasce il 17 settembre 1964 a Scurzolengo, in una famiglia di contadini monferrini che da Cioccaro di Penango si erano trasferiti in regione...

Sogni urbani nel centenario di Guglielminetti

Riunirsi all’aperto, passeggiare sull’erba, riscoprire l’ambiente sono divenuti nell’ultimo anno esigenze vitali, come l’aspirazione ad immergere nel paesaggio progetti architettonici per funzionalità quotidiana e...

L’Astesanus de Ast dettò le penitenze tariffate

È un libretto dall’aspetto modesto, 15 pagine stampate con un fittissimo carattere gotico, difficile da leggere ma straordinariamente nitido, come se fosse appena uscito...

Freschi di stampa

I cugini, Gianfranco Monaca, Team Service, Asti, 2021, pp. 236 Monaca coniuga la storia con la fantasia. Il romanzo, ambientato nel Piemonte sabaudo, racconta l’immaginario...

Spagnoli, Savoia e peste, un secolo che pochi conoscono

Pubblicato nel 2017 e in origine destinato ai soci del Rotary Club, il volume oggi torna in una riedizione curata da Team Service. Come anticipato...

Il vescovo di Asti racconta la forza delle donne keniote

«Queste pagine sono principalmente storie di donne. Quelle che ho incontrato in Kenya sono innervate da una forza inarrestabile questa vitalità permette loro...

Le poesie di un adolescente chiamato Paolo De Benedetti

Pubblicato nel 1948 e ristampato in questi giorni, è una raccolta di poesie scritte da un adolescente, Paolo De Benedetti. «Cosa ci dicono oggi queste...

CONTRIBUISCI A QUESTO ARTICOLO

INVIA IL TUO CONTRIBUTO

Hai un contributo originale che potrebbe arricchire questo articolo? Invialo ora, saremo lieti di trovargli lo spazio che merita.

TAG CLOUD GLOBALE

TAG CLOUD GLOBALE
INVIA IL TUO CONTRIBUTO

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE