Asti gli ha dedicato un’importante via del centro e una scuola, eppure non sono in molti a conoscere la figura di Giovanni Antonio Giobert.
Nacque a Mongardino il 27 ottobre 1761, figlio di Spirito, che con la sua famiglia vi si era trasferito da Barcellonette (località della Francia sudorientale) dopo che il dipartimento era stato ceduto dai Savoia alla Francia. Fu istruito dall’abate Lovizzolo ed entrò come apprendista in una farmacia ad Asti.
Passò poi alla farmacia Cauda di Torino, perfezionandosi nel campo della chimica pura e applicata. Tra i 20 e i 25 anni, nonostante le sue scarse condizioni economiche e a costo di grandi sacrifici, lasciò la farmacia per occuparsi unicamente degli studi, orientando i suoi interessi verso l’applicazione della chimica all’agricoltura e all’industria.
Le prime pubblicazioni sui suoi studi risalgono al 1790 e gli procurano l’entrata nella Reale Accademia delle Scienze di Torino. Ne divenne in seguito anche il presidente e le sue ricerche furono più volte premiate. Giobert fu un forte sostenitore dei moti rivoluzionari piemontesi contro i Savoia, quando nel 1798 le truppe francesi occuparono Torino costringendo alla fuga Carlo Emanuele IV.
Il suo appoggio al governo francese e l’ottenimento di diversi incarichi gli procurarono ritorsioni e guai con il ritorno dei Savoia nel 1814, dopo la stagione napoleonica, tant’è che abbandonò la politica per dedicarsi unicamente all’insegnamento e alle ricerche chimiche. Giobert fu il primo in Italia a diffondere le teorie antiflogistiche di Lavoisier sulla composizione dell’acqua.

Ricercatore instancabile, si occupò di molteplici studi ed esperimenti, tra i quali meritano citazioni almeno la scoperta dei doppi carbonati di magnesio (magnesite, che assunse/prese addirittura il nome di “Giobertite”) e la definizione del metodo di estrazione della tintura color indaco.
Giovanni Antonio Giobert offrì anche un importante contributo allo studio della composizione dei gas. Fece parte del Comitato Galvanico, organizzazione torinese che sosteneva la teoria di Galvani contro quella di Volta.
Trascorse i suoi ultimi anni tra la casa torinese di via Arsenale e la tenuta Cascina Nuova a Mirafiori, dove coltivava piante rare e continuava ricerche ed esperimenti agricoli. Dopo la sua morte, avvenuta il 14 settembre 1834 a 65 anni, l’Accademia delle Scienze gli dedicò un busto nel salone della biblioteca, mentre Mongardino gli intitolò una via e la scuola materna ed elementare.
Nel 1868 Asti gli dedicò l’antica contrada della Maddalena, che da corso Alfieri sale a piazza Lugano, e nel 1882 gli intitolò l’Istituto Tecnico. Un busto in marmo, opera di Giuseppe Dini, il 17 ottobre 1869 venne collocato sotto il porticato delle scuole elementari di via Carducci. Nel 1929 il busto fu spostato al primo piano, nei pressi della presidenza dell’Istituto Tecnico per geometri e ragionieri che era in via Goltieri, e dal 1962 è nell’atrio della nuova sede dell’Istituto in via Gandolfino Roreto.
Ogni anno passano davanti a quel busto centinaia di futuri geometri o ragionieri. Quanti di loro si saranno interrogati su chi sia G. A. Giobert?










































