Il romanzo Gran mondo 1866, stampato a Varese nel 1967 dall’Istituto di Propaganda Libraria di Milano con il sottotitolo “vicenda piemontese dell’Ottocento”, è pressoché sconosciuto ad Asti.
Neppure la biblioteca Astense ne possedeva copia ed è stato acquistato recentemente da un catalogo antiquario. Il nome dell’autore, Grimoaldo Grimaldi di Bellino, rimanda a un’antica famiglia dell’aristocrazia piemontese, ultima proprietaria di quello che oggi è noto come Palazzo Mazzetti, ma che nel 1846 Pietro Roero di Settime, che lo ereditò nel 1829 dall’ultimo discendente dei Mazzetti, vendette al conte Luigi Alfassio Grimaldi di Bellino e
che rimase di proprietà di questa famiglia fino al 1937.
Protagonista del romanzo è un giovane nobile, Norberto Bianchis di Costagrande, nome di fantasia – specifica l’autore – ufficiale di cavalleria, impiegato nella repressione del brigantaggio in meridione e poi combattente a Custoza, che può vantare l’amicizia proprio del conte Luigi Alfassio Grimaldi che, ferito il 23 marzo 1849 a Novara, si farà mediatore delle aspirazioni del giovane tenente nei confronti della giovane bellissima ebrea Elsa Oviedo, la cui famiglia possiede quelle ricchezze che Norberto non ha più.
Il centro del romanzo è il terzo capitolo, dedicato al “ballo di San Secondo” in casa di Bellino, in cui i più bei nomi della nobiltà piemontese, gli Scarampi di Monale, i Gazelli di Rossana, i Galli della Loggia, i Radicati di Marmorito, si abbandonano al valzer. E qui viene spontaneo il raffronto con il Gattopardo, pubblicato nel 1961: il conte Grimaldi vive gli stessi eventi storici che fanno da sfondo alle vicende di don Fabrizio e a ben vedere anche la mésalliance tra Norberto ed Elsa richiama il matrimonio fra Tancredi e Angelica.

Ma siamo nel Piemonte sabaudo, non in Sicilia, e non nel 1860, anno della conquista garibaldina, ma nel 1866 della Terza Guerra di Indipendenza, delle sconfitte di Lissa e di Custoza, dei dissesti finanziari: il “gran mondo” del 1866 è anche alle prese con i guasti causati da siccità e grandine, dall’abbandono delle terre da parte dei contadini chiamati alle armi, da cambiali e ipoteche.
Nel ballo del 1866 a Palazzo di Bellino la nobiltà astigiana balla valzer, polke, mazurke, galoppo, tra gli affreschi di Aliberti, le porte di Bonzanigo, gli specchi della sala dello Zodiaco o della Scherma, ma è un gran mondo che si avvia al tramonto.
Ne è simbolo proprio la vicenda del palazzo di Bellino, che donna Luigia, vedova inebetita per la morte del marito, cede nel 1937 per 500 mila lire alla Cassa di Risparmio: una vendita cui assiste con amarezza il nipote, personaggio nel quale è facile individuare l’autore del romanzo. Se per certi temi richiama il capolavoro di Tomasi di Lampedusa, Gran mondo 1866 non è certamente all’altezza de Il Gattopardo; e neppure dell’altro romanzo astigiano, il ben più noto I giorni del mondo (1981) di Guido Artom.
Tuttavia, è ben scritto e disegna con vivacità Asti ancora racchiusa nel cerchio delle mura, le sue piazze, le sue botteghe e la campagna circostante, teatro delle cavalcate di Norberto e della vita grama dei contadini. Sull’autore non è stato possibile rintracciare molte notizie: nato a Baldichieri l’8 agosto 1912, laureato in lettere a Pavia e, all’uscita del romanzo (1967), docente di lettere alle Medie. La dedica autografa presente nella copia della Biblioteca lo fa supporre residente a Voghera.
Grazie a un sito francese dedicato all’aristocrazia franco-piemontese, è possibile mettere in relazione la famiglia con i Grimaldi di Monaco. Grimoaldo
ebbe due fratelli, Ildebrando, nato nel 1914, che seguì la carriera militare, e Ugoberto, nato nel 1915 e morto a Voghera nel 1986, sul quale invece le notizie abbondano: storico, saggista e giornalista, antifascista e partigiano nella divisione Masia, in seguito collaboratore di varie testate.
Edoardo, nipote di Ugoberto nato nel 1977, risulta essere l’ultimo erede della famiglia Alfassio di Bellino: e proprio nel 1977 l’archivio di famiglia, con documenti dal 1361 al 1933, è stato donato dal conte Grimoaldo all’archivio di Stato di Cuneo.











































