Il mondo della ristorazione piemontese ha perso una delle cuoche più rappresentative e carismatiche: Maria Lovisolo del ristorante Violetta di Calamandrana.
Era una donna gentile e tenace, raffinata e modesta. Molti la chiamavano Violetta credendo che avesse dato il nome al suo locale, invece era Maria, nata il 30 maggio 1930.
Da giovanissima aveva aperto una bottega di alimentari proprio nella stanza dove oggi il ristorante ospita la cucina, sotto al salone del piano superiore,
dove un tempo avevano anche sede tre classi di scuola elementare di Valle San Giovanni. È la frazione che si incontra scollinando da San Marzano Oliveto e scendendo verso il Belbo. Terra di vigne, campi e frutteti.
Nel 1965, i Lovisolo – Maria insieme al marito Livio e i figli Carlo e Loredana – decisero di abbandonare l’antica attività di costruzione di carri agricoli in legno con annessa bottega, per dedicarsi solo alla ristorazione aprendo il “Ristorante da Livio”.
Erano gli albori del turismo, i ristoranti venivano frequentati soprattutto in occasioni di pranzi di nozze, battesimi, feste di leva. Nei menu doveva prevalere l’abbondanza.
I primi tempi Maria fu affiancata da alcune chisinere, le cuoche che avevano appreso a cucinare nelle case nobili torinesi; da loro imparò a preparare alcuni piatti delicati e ricercati come la finanziera, la rolata di faraona e l’aspic
di verdure, il semifreddo al torrone, divenuti le specialità del locale.

Purtroppo, il marito Livio venne a mancare in giovane età lasciando il vuoto nella famiglia Lovisolo. Ma la strada era segnata: il figlio Carlo, uno dei primi
allievi della Scuola Alberghiera di Agliano Terme, e la sorella Loredana (oggi titolare con il marito Vittorio di una bella macelleria a Nizza Monferrato) si rimboccarono le maniche. Con mamma Maria aprirono il nuovo ristorante, chiamandolo “Violetta”, che era il nome del laboratorio di carri di papà Livio.
Iniziò così una nuova avventura e Maria, grazie al bagaglio culturale gastronomico tramandatole da sua madre e sua nonna, insieme agli insegnamenti delle chisinere, divenne da subito la “regina” della cucina. La sua finanziera si trasformò in uno straordinario biglietto da visita.
Oltre che essere un’abile cuoca, era ironica e gentile, una donna senza tempo e senza età, tra i fondatori del Festival Vite Spericolata e cuoca storica del Bagna Cauda Day, sempre in prima linea quando si trattava di promuovere i
giovani e il paese.
Il suo ristorante è stato frequentato dai più esigenti e saggi gourmet e i suoi piatti più celebri sono stati gustati e filmati da esperti e appassionati di cucina provenienti da tutto il mondo. Carlo Petrini inserì l’esperienza di Maria Lovisolo nella prestigiosa serie giornalistica Gente di Piemonte e il ristorante rimane una meta immancabile per enoturisti e appassionati di cucina.
Pochi mesi fa, Maria aveva passato con un sorriso il testimone di cucina a Kathrin, la nipote di Carlo e Silvana. Lo spirito e lo stile di Maria, che continuerà a essere Violetta, restano vivi nelle sue mitiche ricette.












































