sabato 3 Dicembre, 2022
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PAROLE DI PIETRA

I 17 rivoluzionari fucilati per la “dea libertà”

Una lapide ricorda i fautori della Repubblica Astese del 1797
I loro nomi, incisi nel marmo, sono preceduti dall’epitaffio dettato dall’avv. Faldella: «Per la dea libertà/sfolgorante nei versi dell’Alfieri/qui caddero fulminati da bieca giustizia/i martiri nostri del 1797/illusione dell’ora/sicurtà nei secoli. Addì, 2 agosto 1909. Asti libera/nell’Italia fortemente voluta dal poeta/produce al sole l’elenco sculto/a storica popolare riverenza». 

Il 25 luglio 1897, L’indipendente aprì una sottoscrizione per ricordare i martiri della Rivoluzione Astese, avvenuta cent’anni prima, ma l’iniziativa naufragò per la chiusura del giornale. Se ne fece poi carico il Comune, che nel 1908 decise di apporre una lapide murata all’emiciclo ovest dell’Alla, scolpita dal marmista Carlo Ferraris, con l’iscrizione dettata dal sen. avv. Giovanni Faldella di Saluggia e con i nomi dei 17 rivoluzionari fucilati, e la loro professione. Il marmo fu scoperto il 2 agosto 1909. Con la demolizione dell’Alla nel 1939, la lapide venne ricollocata nell’angolo di piazza Libertà, oggi largo Norberto Saracco, sulla parete dell’ex Casa Littoria.  È un po’ nascosta e ricorda tuttavia un episodio importante della vita astigiana. La “rivoluzione che durò tre giorni” nel 1797, ispirata a quella francese.  Le prime notizie sui fatti di Parigi – come ricorda Stefano Incisa nel suo Giornale – arrivarono ad Asti soltanto il 23 luglio 1789 e non mancarono i simpatizzanti per quelle idee rivoluzionarie.

La lapide all’angolo di piazza Libertà

 

Se ne parlò per anni nella farmacia dei fratelli Pogliani, in casa del chirurgo Goria e di Giuseppe Cotti Ceres. L’eco della Rivoluzione di Parigi, il diffondersi del giacobinismo, l’intolleranza per l’aristocrazia generarono una sommossa avviata negli ambienti dei causidici (avvocati e praticanti del foro di Asti) ed estesa poi al popolo. La scintilla si accese sabato 22 luglio 1797 al mercato dell’Alla a causa della scarsità e dell’elevato prezzo del grano. Gli insorti erano capeggiati dal medico Secondo Berruti, dagli avvocati Secondo Arò, Felice Berruti, Gioachino Testa e altri. Un gruppo di astigiani salì ad occupare il Castello dov’era la guarnigione. I rivoluzionari giravano per la città portando sul cappello o all’occhiello dell’abito la coccarda municipale biancorossa, detta “coccarda di San Secondo”. Venerdì 28 luglio, venne proclamata la Repubblica Astese con il motto di “libertà, uguaglianza o morte”. Domenica 30 luglio si mosse la reazione. I moderati accusarono Secondo Arò e compagni di essersi sovrapposti con la forza all’amministrazione regia e proposero di inviare al re una supplica di perdono.

La reazione dell’ala più radicale portò alla nomina di Arò a presidente della Repubblica Astese e alla proposta di fare arrestare tutti i nobili della città. Il tentativo fallì e nel pomeriggio stesso si impose la controrivoluzione, appoggiata dal clero, con scontri a fuoco e con l’arresto dei capi repubblicani.  Si noti che le esecuzioni si susseguirono dal 2 agosto al 12 ottobre 1797.  La lapide e alcune vie a loro dedicate, ricordano gli astigiani e il loro sacrificio per la causa della libertà con la breve Repubblica Astese.

I loro nomi, incisi nel marmo, sono preceduti dall’epitaffio dettato dall’avv. Faldella: «Per la dea libertà/sfolgorante nei versi dell’Alfieri/qui caddero fulminati da bieca giustizia/i martiri nostri del 1797/illusione dell’ora/sicurtà nei secoli. Addì, 2 agosto 1909. Asti libera/nell’Italia fortemente voluta dal poeta/produce al sole l’elenco sculto/a storica popolare riverenza». 

 

 

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