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Due cuori in Svizzera con phon e microscopio

La giovane coppia astigiana a Zurigo Lui studia le neuroscienze, lei è parrucchiera

Davide Caredio e Alessia Cerato mi appaiono sul video del computer, sorridenti e affiatati. Sono nel salotto dell’appartamento a Zurigo; alle loro spalle, incorniciata sulla parete, spunta una grande mappa del mondo. Non c’è simbolo che li rappresenti meglio, giovani italiani sulle strade del mondo, con progetti già realizzati e altrettanti nel cassetto.

La giovane coppia astigiana si è trasferita in Svizzera nel 2019 per consentire a Davide di ultimare – con un’esperienza ai massimi livelli – la laurea magistrale in neuroscienze iniziata due anni prima all’Università di Trieste.

Un percorso lineare? Non proprio. Perché Davide alle neuroscienze c’è arrivato partendo da lontano, da un diploma che avrebbe dovuto portarlo in tutt’altra direzione. «Mi sono diplomato geometra al Giobert e ho frequentato il corso di ingegneria al Politecnico di Torino per due anni – racconta – ma a un certo punto mi sono accorto che quello che facevo non mi interessava davvero e che volevo seguire la mia passione per i coralli e la biologia marina». Con il cambio di rotta Davide approda ad Alessandria, alla facoltà di biologia dell’Università del Piemonte Orientale.

 

La malattia di Alzheimer del nonno ha spinto Davide a cambiare facoltà

 

Mentre sta frequentando l’ultimo anno della triennale, il nonno viene colpito dal morbo di Alzheimer e in Davide scatta la voglia di capire il perché e il come delle malattie neurodegenerative.

Con un bel 110 e lode in tasca, il neolaureato va alla ricerca di un corso magistrale che gli possa offrire la massima specializzazione in neuroscienze: tra Pisa e Trieste sceglie la seconda che offre un corso in lingua inglese, passepartout per altre esperienze nel mondo. Così è. Completato il primo anno in Friuli, grazie a una borsa di studio Erasmus, Davide trascorre un semestre all’Università di Coimbra in Portogallo.

Tornato in Italia ottiene subito il via libera per fare il semestre restante, quello della tesi, all’Ospedale Universitario di Zurigo. Entra nell’équipe di Adriano Aguzzi, direttore dell’Istituto di Neuropatologia, uno dei massimi esperti mondiali delle proteine infettive chiamate “prioni”, quelle coinvolte nelle demenze e in malattie tristemente note come il “morbo della mucca pazza”.

A questo tema si dedica, ormai da due anni, senza interruzione il giovane astigiano che, ancor prima di discutere la tesi magistrale, nuovamente con il massimo dei voti, aveva già ricevuto una proposta di dottorato di ricerca dal professor Aguzzi. «Avevo un’alternativa a Dublino – confessa – ma l’esperienza a Zurigo era stata così bella che non ho avuto dubbi nel proseguire il cammino iniziato, con Alessia al mio fianco. Una santa, che ha sopportato e supportato i miei sei anni di studio appassionato e ininterrotto».

Mentre Davide pronuncia queste parole, Alessia sorride e lo abbraccia. Anche lei si è rimessa in gioco. Ha lasciato il lavoro di parrucchiera – un contratto a tempo pieno prima ad Asti e poi ad Alba – ed è partita alla volta di Zurigo, senza alcuna certezza e senza conoscere una parola di tedesco. Giusto un po’ di inglese e di francese imparato al Quintino Sella frequentando il corso per il diploma di operatrice turistica.

«Ho preso la mappa di Zurigo, stampato decine di curriculum e per settimane ho fatto il porta a porta da un parrucchiere all’altro, proponendo la mia candidatura», racconta Alessia.

Che prosegue: «Prima della scadenza dei tre mesi, tempo limite per restare in Svizzera senza un lavoro, ho trovato impiego da un parrucchiere libanese che parlava solo il tedesco. Ho imparato, per forza e in fretta, i vocaboli indispensabili mentre frequentavo un corso online. Dopo appena quattro mesi il collega italiano che mi aveva dato le prime dritte ha avuto bisogno di personale e mi ha chiamata a lavorare con lui, nel centro di Zurigo». Da allora Alessia pettina con disinvoltura tante clienti svizzere, che apprezzano moltissimo lo stile italiano.

Davide invece passa le sue giornate in laboratorio a caccia di “prioni infetti”. Dagli esperimenti in vitro è passato alle cavie: «lo scopo – cerca di spiegare sapendo di avere di fronte chi ne sa poco di queste cose – è individuare e isolare le subpopolazioni di neuroni che muoiono quando la malattia prionica è in fase terminale». Il suo lavoro è funzionale ai colleghi che contemporaneamente studiano i farmaci per rallentare le malattie prioniche, molto simili alla Sla o all’Alzheimer, tutte per ora senza possibilità di guarigione.

L’équipe guidata da Aguzzi (una sessantina di ricercatori provenienti da tutto il mondo) ha offerto il suo contributo anche alla lotta contro il Covid: «All’inizio dell’anno abbiamo messo a punto il tampone salivare a PCR – racconta Davide – e abbiamo dimostrato che ha un’efficacia molto alta, simile al tampone naso-faringeo. Qui in Svizzera è già molto utilizzato soprattutto nelle scuole».

La Svizzera piace a Davide e Alessia. «Tutto funziona in modo eccellente e quando rientriamo a casa da noi ad Asti ci accorgiamo delle differenze. Qui tutto ha una regola e soprattutto tutte le regole sono rispettate. Però ci manca tanto il calore umano. In questo noi italiani siamo imbattibili e per questo qui a Zurigo ci si frequenta soprattutto tra italiani. Siamo in tanti a vivere e lavorare in Svizzera».

Delle prossime mete è presto parlare: «L’unica certezza che ho – confessa Davide – è che intendo proseguire la ricerca con un post dottorato. Per chiudere il mio progetto ci vorranno alcuni anni, poi si vedrà. Nel frattempo, tanto lavoro, passeggiate al lago e puntate ad Asti, tra le nostre colline, appena si può».

 

 

 

 

l'autrice dell'articolo

Roberta Favrin

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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