venerdì 16 Ottobre, 2026
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Progetta il villaggio su Marte e sogna di fare l’astronauta

Matteo Devecchi, 25 anni, astigiano doc ingegnere spaziale, vive a lavora a Parigi

Tanti bambini sognano di indossare la divisa dell’astronauta o quella del calciatore. Pochi, davvero pochi, raggiungono la meta. Matteo Devecchi a Parigi si è candidato per il futuro ammartaggio team a fare il tifo per il robot che è già una stella dei social media: @perseverance.mars ha più di 18 milioni di follower su Instagram.

Matteo Devecchi, 26 anni, astigiano doc, è sulla rotta giusta. Aspetta con trepidazione il bando di arruolamento che l’ESA, l’Agenzia spaziale europea, lancerà a breve per ingaggiare gli astronauti del futuro, ma intanto come ingegnere spaziale progetta villaggi per i futuri ancoraggi sulla Luna o su Marte.

Dall’ottobre 2019 lavora a Parigi per la start up americana Interstellar Lab, con base operativa a Los Angeles e nella capitale francese. L’ufficio dove lavora con un team di giovani ingegneri francesi, olandesi, americani e cinesi, una dozzina in tutto, è sul lungo Senna, XIII arrondissement.

La fondatrice e CEO Barbara Belvisi, 35 anni parigina di origini italiane, nel 2018 è stata inserita dalla rivista Forbes tra le 100 donne imprenditrici più promettenti del mondo. «Progettiamo sistemi complessi per consentire la vita in luoghi e condizioni ostili all’uomo, dai deserti sulla Terra a Marte. Habitat che sono autosufficienti grazie a sofisticati sistemi di riciclo degli elementi essenziali alla vita: aria, alimenti, liquidi. Il modulo base è pensato per la sussistenza di 5 persone. Moltiplicandolo si potranno ospitare da 100 a mille persone o più. La prospettiva è di realizzarli entro 10 anni».

Il progetto del villaggio spaziale della startup americana Interstellar Lab al quale lavora anche Matteo Devecchi

Il 19 febbraio è atterrato su Marte Perseverance, il robot della Nasa che cercherà tracce di vita passata all’interno del cratere Jezero e ci farà conoscere ancora meglio il Pianeta Rosso. Matteo era davanti allo schermo con tutto il suo «Vedendolo atterrare, o come si dice adesso ammartare, sano e salvo abbiamo esultato – commenta Matteo – è un successo che ci fa lavorare con entusiasmo al nostro prossimo obiettivo, la prototipazione delle macchine complesse che su Marte porteranno o riporteranno la vita: aria da respirare sotto un cielo di cristallo, serre per la coltivazione in terra o con i sistemi aeroponici e idroponici, impianti per il riciclo di acqua e rifiuti».

La capacità di immaginare e gestire sistemi complessi, l’ottima conoscenza della chimica sono il pane quotidiano di Matteo ma lo aiuta anche il pollice verde ereditato dal papà Marco, agronomo, professore di orticoltura e floricoltura all’Università di Torino, presidente del Centro Studi per lo Sviluppo rurale della Collina, un curriculum fittissimo di incarichi professionali e istituzionali.

«Non sono bravo come papà – confessa Matteo – ma aver fatto tanto giardinaggio con lui mi ha avvicinato al mondo delle piante che è essenziale per la nostra vita sulla terra e anche in ogni altro luogo». In comune con il papà, Matteo ha anche la passione per la bicicletta: «La uso per andare al lavoro e per muovermi in città: è quanto mai salutare in questi tempi di pandemia».

A Parigi il lockdown è molto severo. «Alle 18 scatta il coprifuoco e non si esce più di casa, neppure per fare sport, sono ammessi solo i trasferimenti per lavoro, la vita sociale è davvero sacrificata», prosegue Matteo. Per consolarsi non resta che cucinare per sé e per i coinquilini.

Foto di famiglia con torre: da sinistra, Andrea (medico), Matteo, mamma Elena (funzionario Asl), Giulia (laureata in matematica), Francesco (liceale) e papà Marco (docente di Orticoltura a Torino)

Matteo vive nella residenza Flatmates a Station F, il più grande incubatore d’impresa del mondo (34.000 metri quadri alla Halle Freyssinet, ex deposito ferroviario nella zona est della capitale) dove aveva sede, fino a pochi mesi fa, anche la sua start up. «L’alloggio è molto moderno e ampio – racconta – vivono con me un ragazzo cinese, un francese e due ragazze iraniane.

La cucina è in comune e ci sperimentiamo a turno ai fornelli, così abbiamo l’occasione di far conoscere le specialità tipiche delle nostre culture. Io ho avuto successo con gli agnolotti al plin acquistati da Eataly Paris, il bunet l’ho fatto da solo ed è venuto bene.

Quando rientro a casa faccio scorta di vini (Barbera, Moscato, Ruchè) e di cioccolatini di Barbero. Vanno a ruba tra gli amici e i colleghi». Il sogno nel cassetto di Matteo è partecipare a un bando prestigioso.

L’European Space Agency (ESA) ha annunciato, infatti, un concorso per la selezione di astronauti, un reclutamento straordinario visto che in genere passano 1520 anni tra una chiamata e l’altra. «Spero di avere i requisiti per partecipare – dice Matteo – da piccolo avevo due passioni: il calcio, che ho praticato per tantissimi anni, e l’astronomia. Volare nello spazio e andare a costruire villaggi disegnati e simulati qui sulla Terra sarebbe davvero il sogno che diventa realtà».

E siccome ai sogni non c’è limite, Matteo immagina una vita su Marte, tra serra e cucina, con meno lavoro d’ufficio e più mani in pasta o in terra.

 

 

 

l'autrice dell'articolo

Roberta Favrin

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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