Olga Semencha è un sorriso che sboccia in mezzo ai vigneti. È nata nel sud della Russia, vicino alle montagne caucasiche, cresciuta a Mosca dove era
project manager nel settore delle tecnologie dell’informazione.
Nove anni fa ha scoperto il Piemonte grazie al papà Yuri, imprenditore. Lui sognava il suo buen retiro tra le colline del Monferrato, s’immaginava a passeggiare nei filari e a spillare vino dalle botti in cantina. Innamorato dell’Italia, come solo certi russi sanno esserlo.
Un giorno arrivò a Isola accompagnato dal venditore di un’agenzia immobiliare. Si guardò attorno, lasciò spaziare lo sguardo tra le colline e decise che lì avrebbe realizzato il suo rifugio. Quel sogno, grazie alla tenacia e al coraggio di Olga, è diventato oggi la Tenuta Foresta, quattro ettari sul Bricco San Giovanni di Isola, uno dei punti panoramici verso Costigliole.

«Papà amava molto l’Italia – ricorda Olga – aveva preso alloggio a Stresa, sul Lago Maggiore con mamma e da lì gestiva la sua impresa nel settore dei pellami, poi ha conosciuto il resto del Piemonte e se n’è innamorato. Gli
hanno proposto questa casa in mezzo alle vigne. Ha deciso che era il posto giusto e ha subito pensato a me: voleva che ci lavorassi insieme a lui. Io inizialmente non ero per nulla d’accordo, avevo la mia vita e il mio lavoro a Mosca, stavo bene lì, c’è voluto quasi un anno prima che decidessi di licenziarmi e di partire per l’Italia. A un certo punto ho sentito che dovevo venire qui per aiutarlo».
Una premonizione di quello che il destino aveva in serbo. Nel 2012 Olga era arrivata a Isola insieme al papà e al fratello Victor che si doveva occupare della parte finanziaria.
«Abbiamo lavorato intensamente per un anno, abbiamo progettato la cantina, piantato nuovi vigneti, poi il buio».

Il sogno di papà Yuri si interrompe nel 2013 ma la figlia Olga lo continua
Il 3 dicembre del 2013 papà Yuri non si risveglia dal sonno. «Un colpo al cuore per tutti – racconta Olga con la voce sottile – tre giorni prima eravamo insieme a Mosca. Mi aveva chiesto se ero pronta a seguire l’azienda, gli avevo promesso che l’avrei fatto. E non ho più avuto dubbi: dovevo completare e avviare Tenuta Foresta».
Il nome l’aveva scelto il papà, un omaggio alla suocera tanto amata – il cui cognome in italiano si traduce Foresta – un omaggio al verde che circonda l’azienda. In fondo anche un modo per richiamare la provenienza “straniera”. Un dettaglio non irrilevante nella faticosa opera che Olga ha portato a termine in questi anni.
Una giovane e bella straniera che inizia a fare il vino incrocia inevitabilmente tanti sguardi maliziosi e altrettanti supporti non sempre del tutto disinteressati: tempi che si allungano nelle consegne, prezzi che salgono alle stelle. Non è stato facile mettere radici.

Olga però se l’è cavata piuttosto bene, perché dietro al corpicino esile e al sorriso dolce c’è il polso di una donna decisa, c’è il carattere dell’imprenditrice.
Approvato nel 2014, il progetto della nuova cantina è arrivato a compimento
nel 2018. «Perché nel frattempo abbiamo avuto anche la crisi del rublo
causata dalle sanzioni Ue», ricorda.
Mentre le nuove vigne crescevano al fianco degli appezzamenti storici (un vigneto di Dolcetto piantato nel 1978 e uno di Barbera che risale al 1968), la cantina si popolava di botti e barriques, vasche in acciaio e di una bellissima anfora in terracotta per una vinificazione speciale.
Finalmente nel 2019 la prima, sospirata, vendemmia di Grignolino, Barbera, Dolcetto, Albarossa, Chardonnay e Viognier. Pochi mesi dopo arriva il Covid e tutto si ferma. Ma nella vita di Olga arriva l’amore.
Isola e Barbaresco si sono incontrati ad Asti
Lui è Alberto Bianco, già sindaco di Barbaresco e ora vice. «Ci siamo conosciuti ad Asti grazie ad amici comuni – racconta Olga –, avevamo organizzato la visita alla mostra di Monet e poi una cena. Palazzo Mazzetti resterà per sempre il nostro luogo del cuore».
Alberto non è un viticoltore ma lo è suo papà, ottimo dispensatore di buoni
consigli: così nella produzione di Tenuta Foresta entra anche un po’ Nebbiolo
fatto con le uve della famiglia Bianco.

La produzione nel 2020 ha toccato le 30 mila bottiglie, tra le curiosità il Viognier vinificato nell’anfora di terracotta, con una percentuale di uve passite. Profumatissimo il Grignolino, ottima la qualità generale dei vini, che sono diretti per lo più all’estero: Canada, Svezia, Danimarca, Lettonia, Repubblica Ceca, Germania, Austria.
«I clienti sono principalmente ristoranti, alberghi ed enoteche – spiega Olga –. Per associare l’emozione del palato a quella della vista ho chiesto all’amico artista Kiko Perotti, veronese, di disegnare per me la collezione di etichette».
Ogni vino è abbinato al disegno artistico di un uccello o di un fiore: un prato di margherite sullo Chardonnay, i papaveri sul Grignolino, la Pernice sul Monferrato Rosso. Per la Barbera Olga ha voluto un’orchidea selvatica: «La stavo cercando intorno a casa per fotografarla e mandarla a Kiko.
Un mattino l’ho scoperta nel giardino davanti a casa. Ho pensato che me l’aveva mandata il mio angelo».
L’altro angelo custode, mamma Irina, è il braccio destro di Olga in cantina
insieme all’enologo Bisso Atanassov, di origine bulgaro-greca. Olga, che parla benissimo l’italiano, segue in prima persona il vigneto e in questi giorni è alle prese con la sua terza vendemmia che vinificherà nella nuova cantina.
Tra i volenterosi aiutanti c’è anche Matteo, il figlio di Olga: ha dieci anni, un caschetto di capelli biondi, parla perfettamente il russo e l’italiano e ha cominciato la quinta elementare a Isola. I suoi migliori amici sono Federico e
Alessandro, i figli di Alberto.












































