Era il 1988 quando al cossombratese Luigino Martinengo, detto Chili, venne l’idea. Dobbiamo organizzare qualcosa di unico a Cossombrato. Il Chili nella vita era un tecnico della Zanussi, ma era innamorato del suo paese. Voleva creare qualcosa di esclusivo e originale. Qualcosa che contraddistinguesse Cossombrato.
Premessa. Dal 1967 ad Asti si era ripreso a correre il Palio e proprio in quel 1988 la manifestazione sarebbe tornata a svolgersi sulla piazza Alfieri, dove ancora oggi si disputa, Covid permettendo.

Era dal 1976 che il vicino paese di Montechiaro schierava i colori biancocelesti al canapo di partenza, e nel 1981, con il biondo Renato Magari, era arrivata anche la prima e, finora, unica vittoria. Far partecipare anche Cossombrato al Palio di Asti sarebbe stato troppo impegnativo per un paesello di poco più di 500 abitanti.
In altri centri monferrini si erano affermate negli anni corse degli asini (a Cocconato, ma anche a Quarto, Calliano, Montafia), capaci di accendere la vita del paese e attirare un po’ di gente.
Il Chili aveva in mente qualcosa di diverso e singolare. Qualcosa che appartenesse a Cossombrato soltanto, che non fosse ancora stato sperimentato nei paesi vicini. Pensa e ripensa ecco l’idea. Facciano un palio delle oche. Era a conoscenza del fatto che una manifestazione simile esisteva già in Piemonte. A Quargnento, in provincia di Alessandria, si correva il Palio dell’oca bianca ogni anno, verso la fine di maggio. A Tortona invece il Palio dell’oca consiste in un gioco dell’oca in costume a ricordo della tradizione gastronomica che da quelle parti vede la carne del pennuto cucinata in più modi, dai salumi agli stufati. Nessuna manifestazione simile era però ancora stata organizzata nei paesi astigiani. Bene.


Era quello che ci voleva. Cossombrato sarebbe stato il primo. Far correre le oche poteva essere la carta vincente. Erano animali facili da reperire e c’era il palio di Quargnento che costituiva un ottimo modello da seguire. Qualcuno propose di far correre altri animali, ma l’idea venne scartata. Le oche sarebbero state le protagoniste del palio di Cossombrato.
L’idea del Chili venne accolta con entusiasmo in paese. Si attivò il Comitato festeggiamenti (la Proloco era nata due anni prima) per organizzare l’evento. Come data venne scelta la prima domenica di luglio quando già si organizzava un’altra manifestazione a Cossombrato, il “Cantavino”, spettacolo
itinerante presentato da Meo Cavallero, allora sindaco di Quaranti e volto delle trasmissioni televisive locali.
Il paese fu diviso in quattro borghi ognuno schierò un’oca e tre incitatori
Per creare competizione, Cossombrato fu divisa in quattro borghi: San Pietro, il borgo del centro, vestiva la casacca azzurra; San Rocco, dal nome della chiesetta che si trova sulla piazzetta in cima allo stradone che conduce in paese, con la casacca rossa; Valgondio, la zona che dal paese scende verso la stazione, casacca verde; Madonna dell’Olmetto, frazione del paese, con la casacca gialla.
Venne stilato uno “Statuto del Palio delle oche” con regole precise che ogni rione doveva rispettare. Ogni borgo avrebbe organizzato, il sabato, una cena
propiziatoria. La domenica pomeriggio la corsa.
Ad aprire i festeggiamenti la sfilata dei carri, che partiva dalla piazza San
Rocco e arrivava fino alla chiesa parrocchiale. Ogni borgo doveva allestire un carro per l’occasione. Il tema avrebbe richiamato fatti di attualità. Alcuni di essi hanno fatto la storia del paese e sono in molti a Cossombrato a ricordarli ancora; come quello della maestosa Pietrina oca regina o quello allestito nel 1990, dove, per celebrare i Mondiali d’Italia ’90, alle oche erano state messe le maglie da “calciatori” della Nazionale.
Al termine della sfilata si disputava la vera e propria corsa. I borghi si sfidavano, a incrocio, a due a due. Al borgo con più vittorie nelle varie sfide andava il drappo del palio, appositamente confezionato.
Ogni borgo doveva schierare la sua oca da corsa affiancata da incitatori, uno di essi avrebbe svolto la funzione di guidatore, gli altri due, urlando e attendo le mani, dovevano incitare l’oca a correre il più veloce possibile verso il traguardo. Era severamente proibito toccare le oche, pena la squalifica. A vigilare sul rispetto del regolamento vi erano tre arbitri “forestieri”, scelti nei paesi limitrofi proprio per evitare che potessero favorire un concorrente a discapito degli altri.
Il percorso scelto nei primi due anni era la via dietro il castello; le edizioni
successive si corsero sulla salita che dal cimitero conduce in paese verso la
piazza della chiesa parrocchiale. Fu scelto di cambiare il tracciato della corsa, perché la salita del cimitero, di qualche centinaio di metri, era più ombreggiata. Inoltre, vista la grande affluenza di pubblico, si era reso necessario un percorso che consentisse l’accesso a più persone.
La domenica di festa si concludeva con un’altra cena per commentare la corsa, mangiare e bere in compagnia e, per i più fortunati, festeggiare la vittoria.
La novità della manifestazione creò curiosità. Fin dalla prima edizione, il Palio delle oche di Cossombrato fu un successo. I bambini, veri protagonisti della sfilata, si divertivano a vedere correre le oche starnazzanti; i ragazzi e gli adulti giocavano ad alimentare rivalità tra i borghi.
Nel 1990 un’edizione in trasferta a Quaranti
Il Palio delle oche in qualche anno creò anche un “indotto”: in molte cascine
della zona ripresero ad allevare questi maestosi pennuti da destinare alla
corsa, prima del loro inevitabile destino in cucina. Meo Cavallero, divertito dalla ventata di brio e novità, invitò i cossombratesi a “esportare” il loro palio anche a Quaranti.
Era il 1990 quando il Palio delle oche fece la sua prima e unica trasferta nel paesino a Sud dell’Astigiano, già famoso per una delibera comunale che tendeva a favorire i matrimoni dei troppi scapoli con donne forestiere. In quell’occasione a vincere fu il borgo di San Pietro.
Ma il Palio delle oche di Cossombrato era destinato ad avere vita breve. Si
corse solo dal 1988 al 1992. Cinque edizioni. Quattro volte a trionfare fu San Rocco, una volta Valgondio.
Nel 1993 si decise di sospendere la manifestazione. Troppe e troppo forti erano state le proteste e l’ostruzionismo degli animalisti perché a loro dire le oche erano costrette a correre sotto stress, spaventate e in maniera innaturale.
Nel 1994 è entrata anche in vigore una legge sul maltrattamento degli animali e la tutela del loro benessere, che di fatto blocca questo tipo di manifestazioni ludiche. Anche a Quargnento si sono adeguati e il loro Palio delle oche è diventato una giostra in stile medioevale.

Era proibito toccare le oche in corsa ma gli animalisti protestarono per lo stress causato ai pennuti
Le proteste animaliste hanno coinvolto, in questi anni, oltre al Palio di Asti e
agli altri palii corsi con cavalli, anche la Giostra del pitu di Tonco. Antichissima
festa di tradizione contadina, il cui scopo originario era quello di propiziarsi il favore divino all’inizio della stagione agricola al fine di avere un raccolto abbondante.
Il tacchino (pitu), infatti, costituisce una sorta di capro espiatorio: al termine del corteo storico che rievoca la figura di Gerardo di Tonco, fondatore dell’Ordine di San Giovanni in Gerusalemme, il pitu viene processato e riconosciuto colpevole di tutti i mali che si sono abbattuti sulla comunità. Dopo il processo una sua “controfigura”, acquistata in macelleria, viene appesa a testa in giù al centro della piazza. A questo punto i cavalieri, uno per ogni rione, si sfidano a colpi di bastone a chi riuscirà per primo a decapitare il pitu, già morto, colpendolo con un bastone.
La giostra dal 2015 ha visto la sostituzione del tacchino vero con una sua effige simbolica.
Il Palio delle oche di Cossombrato, seppur corso per un breve periodo, rimane nella memoria di chi lo ha vissuto, di coloro che lo hanno corso o che, bambini, sono stati travolti dall’entusiasmo e dall’euforia di una gara particolare. Il Chili, l’inventore della festa, è prematuramente scomparso nel 2006.
A testimonianza di quelle assolate domeniche sono rimaste le foto, alcune esposte nel bar della Proloco, che continua a organizzare, proprio la prima domenica di luglio, la festa del paese. Senza più oche.












































