lunedì 5 Ottobre, 2026
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Insegne senza ruggine

Il quarto di secolo di dolcezza delle “sorelle” Daniella

Da Rocchetta Tanaro a via Brofferio Il laboratorio creativo di Daniela e Lella

Un caffè e il nuovo biscotto al the verde matcha appena sfornato. Non si inizia nulla senza un caffè, come avrebbe detto Beppe Fenoglio. Neanche un’intervista. Inizia così la chiacchierata con le “sorelle Daniella”. Daniela Allosio e Raffaella Olla non sono sorelle di sangue, ma certamente lo sono di cuore e di testa.

Le due amiche all’inizio dell’attività e Daniela con uno dei suoi cuoricini
Le due amiche all’inizio dell’attività e Daniela con uno dei suoi cuoricini

Donne con il dono dell’affinità. Il destino le ha fatte incontrare. E dopo tanti anni insieme, si finisce per assomigliarsi. “Daniella” è il nome della loro pasticceria: nasce dall’unione dei loro due nomi, Daniela e Raffaella, per gli amici Lella. Una piccola e nota insegna di via Brofferio, nel cuore storico di Asti. Quest’anno festeggiano i 25 anni di attività. Un quarto di secolo di dolcezza.

Tutto inizia nel 1996 a Rocchetta Tanaro, il paese della “quieta follia” come lo ribattezzò Bruno Lauzi. Daniela è rimasta vedova giovane. Il marito Vittorio è mancato improvvisamente. Lavora ma da sola, con un figlio piccolo, fatica ad andare avanti: «Eravamo al bar – racconta Daniela – Lella, suo marito Beppe e io. Mi ricordo ancora cosa abbiamo ordinato: un vino bianco fermo. Non riuscivo più ad andare avanti. Ho chiesto loro aiuto e me l’hanno dato subito, non ci hanno pensato su. Sarò loro riconoscente a vita».

«Non dire così!» la zittisce Lella. C’era già, tra Daniela e Lella, un’amicizia di tanti anni. Quelle amicizie belle che nascono a Rocchetta Tanaro, nelle ribòte delle sere d’estate. Lella cucinava. Tanto e bene. Aveva il sogno di aprire un ristorante. E invece iniziano a pensare a una pasticceria. I dolci erano la passione di Daniela. Così i primi esperimenti iniziano a Rocchetta Tanaro, in via Roma, a casa di Lella e del marito Beppe Scarzella.

A lavoro nel laboratorio di via Brofferio

«Abbiamo iniziato nei forni di casa e li abbiamo fusi tanto li abbiamo usati: prima il mio, poi il suo! E quanti dolci bruciati: una volta abbiamo carbonizzato persino un panettone!» racconta Lella.

Parlano, ricordano si guardano e ridono. S’intendono con lo sguardo. Una sa già quello che l’altra sta per dire. «Ad Asti siamo arrivate nel 1997 – raccontano le “Daniella” – in città c’erano già tanti pasticceri bravissimi e conosciuti: abbiamo capito subito che dovevamo distinguerci. Cosa fare? Da lì nasce l’idea della piccola pasticceria». Una scelta indovinata: oggi i mignon Daniella sono conosciuti in Italia e all’estero.

All’inizio le aiutava anche la suocera di Daniela, Cesca, che arrotolava a mano centinaia di palline minuscole per fare i bacetti. «Sembravamo matte», esclamano con quell’allegria contagiosa che ti avvolge, insieme al profumo di vaniglia.

All’epoca, Lella viveva ancora a Milano. Tornava la domenica sera con il marito e al martedì era già di nuovo ad Asti: «Arrivavo in treno o in pullman, con delle borse pesantissime piene di libri di ricette di dolci». Un su e giù durato fino al 2007, quando Beppe va in pensione e si trasferiscono definitivamente a Rocchetta. Beppe è sempre stato l’assaggiatore ufficiale dei prodotti Daniella.

«Abbiamo iniziato a far le fiere – raccontano le due pasticcere – quelle dei dolci, ma anche il Vinitaly ospiti della famiglia Bologna nello stand animatissimo di casa Braida. Poi sono cominciati ad arrivare i riconoscimenti: il primo il “Faccino radioso” di Paolo Massobrio per la “Nocciolla”, la nostra torta di nocciole senza burro e senza farina».

Lella e Daniela con Giovanni, il loro aiutante

 

Fantasia e ironia Nel nome dei prodotti “Le balle di Menelik”

 

L’ironia rocchettese si ritrova anche nella scelta dei nomi: «Avevamo chiamato il nostro bacio passato nella granella di nocciole le “Balle di Menelik”. Era la passione di Anna Bologna».

Non tutti coglievano l’ironia e così Daniela e Lella hanno dovuto cambiar nome: ora si chiama “I Segreti della Rocchetta”. E poi c’è il “Lasciami andare”, un bacio di mandorla grezza ricoperto di cioccolato. L’espressione è conosciuta a Rocchetta dagli amici amanti delle baldorie che terminavano le serate con un “lasciami andare” e non andavano mai: «È stato per tanto tempo il “Senzanome”.

Si pucia nel caffè. La nostra speranza è che succeda come a Rocchetta: ne prendi uno e poi un altro, e non te ne vai mai!». Il “Lasciami andare” è il dolce più amato all’estero, soprattutto in Austria.

«Da sempre la nostra ambizione è mantenere l’artigianalità: Daniella è nato e sarà sempre un laboratorio di piccolo artigianato». Oggi la pasticceria sforna 20-30 chili al giorno di piccoli pasticcini (circa 2000 pezzi), poi crostate, torte, biscutin di meliga e, su prenotazione, gli “apribocca” salati, come li chiama Daniela: salatini, rustica al formaggio di Rocchetta, tramezzini. E in città sta iniziando a diffondersi la cultura dello sfuso e la pasticceria ha aderito subito con entusiasmo:

«Chiunque può venire da noi con il suo contenitore e noi lo riempiamo con biscotti o i dolci che desidera» L’anno di Covid ha inciso in modo significativo sull’attività: «Con i ristoranti chiusi e gli eventi annullati, abbiamo avuto un calo importante di vendite, ma ci siamo prese questo periodo per sperimentare. Gli esperimenti fanno parte della nostra vita e della nostra crescita».

Daniela parla sempre al plurale anche se oggi Lella è andata in pensione. Una novità di questa primavera 2021. A sostenere il lavoro di Daniela, oggi, c’è il giovane Giovanni De Venuto arrivato dieci anni fa dalla Scuola Alberghiera: «Ho fatto lo stage e mi è subito piaciuto il lavoro: a 18 anni, il giorno del mio compleanno, sono stato assunto» racconta il ragazzo.

Lella anche se non frequenta più tutti i giorni la bottega con le belle volte in mattoni rossi e il profumo di vaniglia, sostiene sempre la “sorella” Daniela. Beppe è pur sempre l’assaggiatore ufficiale e anche l’uomo che fa i conti: «Sì, è buono questo biscotto al the verde matcha: ma quanto ci costa?» chiede mentre assaggia l’ultima novità.

Sempre unite e sodali, Lella e Daniela, nei successi e nelle difficoltà. Una bella amicizia di vita e di lavoro. Un’unica cosa le ha divise in tutti questi anni: la lavastoviglie. Daniela ha puntato i piedi sin dall’inizio: niente lavastoviglie! Non la voglio! Massì per due padelle cosa vuoi comprare la lavastoviglie! Lo dice e ride: «Me lo rinfaccia ancora oggi la Lella!».

E anche senza lavastoviglie, la storia di Daniella continua perché come dice un loro slogan “Viviamo tempi amari, c’è bisogno di dolcezza”.

 

 

l'autore dell'articolo

Fiammetta Mussio

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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