Due cose sono sacre per lui: il lunedì e il Napoli calcio. «Guai a chi me li tocca!». Enzo Borrelli parla con un marcato accento partenopeo, che i tanti anni trascorsi nell’Astigiano non hanno scalfito.
È arrivato al Nord negli Anni 90 e ha aperto la sua bottega da barbiere, o meglio come dice il suo bigliettino da visita il suo “Barber Shop” a Isola
d’Asti, sulla strada che porta verso la Valle Belbo.
«Sono nato e cresciuto a Napoli. Mia mamma era casalinga, mio papà faceva l’autista di camion. A sette anni ho cominciato a fare il garzone in un negozio di barbiere nel quartiere San Giovanni: al mattino andavo a scuola, al pomeriggio a lavorare. Mi mandò mia mamma per tirare su qualche spicciolo. Ho aperto poi il mio negozio sempre nel quartiere e lì sono rimasto fino a 45 anni».


Enzo condivide la storia di tanti emigrati dal Sud: «Avevo tre figli da far studiare e da sistemare, e a Napoli che facivo?».
Così nel 1997 la famiglia Borrelli parte alla volta di Asti. Viaggio di sola andata. «Avevo una nipote ad Asti e mi sentivo rassicurato di avere un appoggio. Mi diceva: zio vieni qui che si sta bene! Quando sono arrivato ad Asti, ne conservo un ricordo come di una bomboniera».
Dopo un po’ si è sistemato a Isola.
Oggi Enzo ha 74 anni e continua a lavorare. I tre figli sono tutti sistemati: Sabino è carabiniere alla stazione di Canelli, Gianni fa l’informatico, Anna è impiegata all’Asp. «Il mio sogno era di sistemarli tutti e tre e così è stato. Per il resto ho sempre lavorato: cosa vuole che le racconti? Mia moglie Elisabetta è mancata a 68 anni. Oggi sono solo e questo negozio è la mia vita».
Al “Barber Shop Enzo” le pareti sono gialle. Una musica di sottofondo rimanda canzoni napoletane degli Anni 60 da un moderno iPad: «Ma fa tutto mio figlio, io sono duro di comprendonio. Schiaccio solo il pulsante che accende la musica». Come il personaggio della storiella: “On per oncominciato e off per offinito”
Due grandi sedie e una miriade di oggetti accolgono i clienti. Rasoi, spazzole, forbici, shampoo, acqua di colonia e altre mille cose. Una cyclette serve da appoggiare gli asciugamani e per tenere a bada i nipoti quando escono da scuola.
Ha sei nipoti, dagli 8 ai 18 anni: Davide, Elisa, Giulia, Sara, Nicola e Serena. Non mancano la foto di Papa Francesco, la Madonnina di Lourdes con l’acqua benedetta e le vecchie cartoline appese al muro mandate da clienti.
L’abitazione di Enzo è sopra il negozio: «Qui – indica con un dito il soffitto –
c’è la mia camera da letto». Non c’è bisogno di prenotazione: chi arriva, arriva. A Enzo piace scherzare con i clienti: «Non dire mai che hai i capelli
bianchi, sono biondo chiaro» rassicura un signore che abbozza un sorriso.
Tutt’intorno “la galleria d’arte” come la chiamano gli amici: ai muri sono appesi calendari quasi tutti di nudi femminili. «Sono tutte foto artistiche» si giustifica il barbiere quando l’occhio scorre nella stanza.
Ogni anno Enzo fa i calendari per i clienti, fino a pochi anni fa erano ancora quelli profumati da taschino. «L’acqua di colonia mi è sempre piaciuta, così come la lozione per i capelli. A Napoli, farsi fare la lozione dal barbiere è una cosa normale. Qui no, ma non lo scriva eh! All’inizio chiedevo: facciamo uno shampetto? Puntualmente mi rispondevano: no, me li lavo a casa. E io mi dicevo: boh! Poi ho capito che qui tagliarsi i capelli è un evento, a Napoli era routine. Tutte le settimane si va dal barbiere. Qui no, si va dal barbiere quando i capelli non sono più gestibili».
Ricorda anche alcuni episodi napoletani di quando «le sedie del barbiere servivano ai dentisti praticoni a togliere i denti» e «ogni giorno alle 11 ci fermavamo tutti: veniva un baracchino che vendeva la pizza e si faceva colazione. Bella vita, ma non si campava».


In tanti anni di lavoro, Enzo ha accolto nel suo “Barber Shop” di Isola tanti
clienti: «Ho tanti affezionati clienti che vengono anche da Asti e dai paesi
vicini, qualcuno anche dall’Albese». Si è seduto sulla poltrona del barbiere
anche un isolano illustre come il cardinale Angelo Sodano.
«Il Cardinal Sodano veniva qui a tagliarsi i capelli quando passava qualche giorno a Isola – ricorda Enzo – ma ho fatto anche dei servizi a casa sua. Abbiamo fatto lunghe chiacchierate. Una volta mi è scappata una cosa che non si può ripetere. Abbiamo scherzato. Alla fine, mi ha regalato un rosario».
È aperto anche la domenica mattina per i clienti che non hanno tempo di andare dal barbiere durante la settimana. Ma la domenica pomeriggio e il lunedì sono sacri: «Non rinuncio a guardare la partita: ho una grande passione per il calcio».
Mentre parla tiene un oggetto tra le dita e lo accarezza: è un uccello stilizzato, una specie di falcone. «È l’unica cosa che mi sono portato dietro da
Napoli, me lo mandò un amico di papà dall’Australia. L’ho tenuto con me come portafortuna». Alla sua Napoli Enzo tornava almeno quattro volte all’anno.
Adesso con il Covid si sono ridotti anche i viaggi e in più «la ripresa è stata lentissima: mancano i giovani e i clienti sono come me, stanno invecchiando».
Cosa gli è piaciuto di Isola d’Asti? «La tranquillità e dopo un po’ ci si conosce tutti». E cosa rifarebbe se tornasse indietro? «Sono del segno dell’Ariete, una capa tosta: se prendo una decisione, è quella. Non tornerei indietro. Rifarei tutto quello che ho fatto. Nel mio piccolo sono contento».










































