mercoledì 7 Dicembre, 2022
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TROVAROBE

L’effervescenza domestica dell’acqua Viscì

Servivano le bustine e la bottiglia con macchinetta e guarnizione

Per bere acqua frizzante fino a qualche decennio fa si faceva la Viscì pronunciata come la si legge. Pochi sapevano che quell’acqua resa frizzante dalle polverine prendeva il nome dalla celebre località termale francese di Vichy (fu anche la capitale del governo collaborazionista del generale Petain dal 1940, durante gli anni dell’occupazione tedesca della Francia). Il nome si diffuse in tutt’Europa e c’era anche una Vichy catalana. La Viscì era una miscela di polveri che trasformava l’acqua del rubinetto o del pozzo in effervescente. Per farlo occorreva avere la bottiglia con la “macchinetta” e la guarnizione in grado di tapparla. La preparazione era semplice. All’inizio c’erano due bustine il cui contenuto era da sciogliere in successione e con una certa abilità, poi vennero le marche con una busta sola. Si apriva la bustina o le bustine e si versava nella bottiglia da un litro di acqua. Si chiudeva velocemente e si agitava la bottiglia, tenendola qualche secondo anche capovolta. Bisognava aspettare che l’acqua tornasse limpida. Pochi minuti e si poteva aprire e bere. I marchi commerciali più noti erano l’Idrolitina, Frizzina, Cristallina, Idriz e Regina. C’era anche la Salitina Ma, prodotta dai laboratori farmaceutici Antonetto di Torino, quelli della celebre pastiglia digestiva.

 

 

Questo rito famigliare di aggiungere una polverina per donare effervescenza all’acqua nella seconda metà del Novecento conquistò le case e molte trattorie di tutta Italia. I ristoranti di gamma più alta servivano acqua minerale in bottiglia che veniva venduta anche nelle farmacie per le convalescenze e le mamme in allattamento. La polverina, donava salinità all’acqua e in alcuni casi nascondeva l’eccesso di cloro che si poteva riscontrare in alcune acque potabili fornite dalla rete degli acquedotti. Gli ingredienti della polverina magica sono il carbonato acido di sodio o il bicarbonato di sodio, l’acido malico e l’acido tartarico. Questa miscela nell’acqua libera anidrite carbonica che si sviluppa come gas fornendo l’effervescenza desiderata. D’estate si serviva fredda, poteva essere aggiunta una fetta di limone o corretta alla menta o al tamarindo. Per i bambini poi, la preparazione della viscì rappresentava un momento di gioco: bisognava essere bravi a tappare in tempo la bottiglia che andava poi messa in frigorifero. La durata del frizzante una volta aperta la bottiglia era di poche ore. Le bottiglie per la preparazione vennero personalizzate dalle marche. Oggi le si trova sui mercatini del modernariato. La viscì  si diceva che favorisse la digestione e quella bollicina a buon mercato donava alle tavole quel valore aggiunto di modernità che ha caratterizzato il secondo Dopoguerra. Oggi di quel mondo poco è rimasto. In casa c’è chi ha apparecchi domestici di filtrazione dell’acqua in grado di fornirla anche fredda e frizzante. In città e in molti paesi ci sono le “casette dell’acqua” trattata e venduta a pochi centesimi al litro. Delle mitiche polveri per acqua da tavola si trovano ancora in qualche negozio la Salitina Ma e l’Idrolitina che ha mantenuto la scatola gialla di gusto retrò con il sonetto di tal Zangarini dedicato al commendatore Gazzoni, l’industriale bolognese, che la produceva. Eccolo: “Diceva l’oste al vino/tu mi diventi vecchio/ ti voglio maritare con l’acqua del mio secchio/ Rispose il vino all’oste/fai le pubblicazioni/sposo l’Idrolitina/del cavalier Gazzoni”. 

 

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