Caro Punti,
ricordo bene quel sabato pomeriggio di dieci anni fa quando ci hai lasciati.
Tra i tuoi amici qualcuno sapeva che la tua salute stava precipitando e in qualche modo aveva messo in conto che quel giorno sarebbe arrivato, pur sperando che dovesse accadere il più tardi possibile. Altri invece non sapevano e non immaginavano nulla.
Qualche giorno dopo eravamo in tanti sul piazzale del cimitero di Tonco. Qualcuno aveva fatto tanta strada per esserci ad abbracciare tuo padre e tua madre e a stringerci tra noi più soli e tristi. Ti abbiamo salutato tutti insieme raccontando aneddoti, fatti curiosi e momenti vissuti con te. Io conservo ancora in un cassetto il foglio su cui mi ero appuntato ciò che ti avevo letto.
Da allora, in tante occasioni, ti abbiamo pensato e abbiamo parlato di te. Abbiamo anche organizzato qualche gara e torneo di calcio e tamburello. Immaginandoti con noi, qualche volta ci siamo incontrati per una pizza. L’hanno fatto anche quelli che, come me, sono stati soci della mitica associazione “Oasi”, pioniera di internet ad Asti, di cui sei stato fondatore e anche presidente.

In questi dieci anni, tante volte mi sono chiesto come la tua arguzia avrebbe giudicato tanti fatti, piccoli o grandi, che sono accaduti. E sicuramente non solo io. In certe situazioni, avrei voluto sentire un tuo commento o una tua battuta.
Cosa ti posso raccontare di questi anni? Agli inizi del 2020 è arrivata una pandemia che ha sconvolto il mondo intero e che non ci sta ancora lasciando tranquilli.
Abbiamo scoperto che, sfruttando internet, si può lavorare a distanza, si possono seguire corsi online e ordinare piatti al ristorante. Anche tu intuivi che, in qualche modo, queste cose erano fattibili. Abbiamo dovuto cambiare le nostre abitudini e, tra le tante cose, abbiamo rinunciato per due volte al Palio, alle Sagre e a tanti altri appuntamenti cui avevamo partecipato insieme.
Da quando non ci sei più, abbiamo eletto due sindaci. Li conoscevi entrambi da tempo: uno è stato tuo vicino di casa e da ragazzini giocavate in cortile insieme, l’altro è un tuo coetaneo del 1973 con cui avevi giocato a basket.
Lo sport cittadino, che conoscevi benissimo, non ha più vissuto i momenti felici di un tempo, ma c’è comunque molto fermento. Nel 2016 è arrivata un’altra medaglia d’argento olimpica: l’ha vinta Matteo Piano a Rio de Janeiro, nel volley, 12 anni dopo quella di Luca Garri, nel basket.
L’avevamo intervistato insieme per il Corriere quando aveva con sé quella medaglia inestimabile che ci aveva emozionati. Alle Olimpiadi di quest’anno, rinviate proprio per il Coronavirus, Alice Sotero è andata molto vicina al bronzo nel pentatlon moderno e l’abbiamo premiata con il “Testa d’aj”.
Nel 2016 l’Orange ha vinto lo scudetto di calcio a 5 e l’Asti Calcio quest’anno è tornato in serie D. Del decimo scudetto del Callianetto di tamburello te ne avrà parlato Alberto Fassio che ci ha lasciati dopo di te. Alice Franco e Matilde Vitillo hanno fatto grandi cose e poi abbiamo riscoperto la boxe con Etinosa Oliha e Hassan Nourdine.



Degli “altri” ti posso raccontare che Alessandra e Max hanno avuto due gemelli e uno porta il tuo nome, ma anche altre coppie che conoscevi hanno chiamato i loro figli come te. Mizio, che si fa sempre più apprezzare come ingegnere, si sta occupando di un progetto per la riorganizzazione degli spazi di alcuni parchi cittadini, tra cui quello vicino allo stadio. Mi ha assicurato che lì non verrà toccato il prato su cui giocavate a calcio.
Davide e Luca insegnano nello stesso liceo che hai frequentato. Sono diventati insegnanti pure Antonella e Fabio che continua a lavorare anche
come architetto. L’anno dopo il tuo addio, il suo borgo ha vinto il Palio e sulla tua tomba c’è ancora oggi una coccarda bianco-verde che lui ti aveva lasciato.
L’altro Davide è diventato il responsabile dello sport alla Nuova Provincia, ha
coinvolto tuo padre per scrivere una rubrica con commenti sportivi e si dedica anche ad altre iniziative nello sport. In quella redazione Daniela tiene la tua foto sulla scrivania e tra i collaboratori c’è sempre Gianni, che è arrivato a
vedere quasi 1600 partite dell’Asti: nessuno mai lo raggiungerà. Insieme a loro, con Massimo e Franco, ci siamo incontrati qualche volta, brindando alla
tua amicizia e ricordando le esperienze nel giornalismo sportivo vissute con te.
Al “Tacabanda” era stata organizzata una mostra fotografica in tuo ricordo e
mio padre, invece, ti aveva dedicato un libro con prefazione di Paolo Conte che ascoltavi da sempre e mi avevi fatto conoscere e apprezzare.
Tornando agli amici, Ciccio ha perso qualche chilo, ma per il resto non è
cambiato; Paolo e Chiara, invece, stanno lavorando fuori Italia con successo. E poi ti potrei raccontare di Elena, Gaia, Giulia, Lorenzo e tanti altri.
E io? Tutto sommato sto bene. Lavoro all’Asp e ho avuto Flavio come vicepresidente. Mi occupo di comunicazione: sto mettendo a frutto tante esperienze che, tra computer, internet e giornali, avevamo sperimentato insieme. Negli ultimi anni la comunicazione è cambiata sensibilmente perché il web ha preso piede, sottraendo spazio ai giornali. Ti saresti dovuto arrendere a Facebook (su cui abbiamo aperto un gruppo in tuo ricordo), ma poi non avresti faticato a comunicare con i social.
L’anno dopo che ci hai lasciati è nata questa rivista, Astigiani, su cui ti sto
scrivendo. Anche in questo numero c’è un pezzo di tuo padre, che è stato tra
i fondatori, e anche tu avresti trovato qualcosa di interessante da raccontare,
ma ci siamo accontentati di pubblicare qualche foto del tuo archivio.
Con Astigiani abbiamo inventato una festa che pian piano si è affermata:
si chiama “Bagna Cauda Day” e ti avrebbe sicuramente appassionato, considerando che quel piatto, per te, era un rito immancabile. Certi di questo,
io e Alessandra abbiamo sempre brindato alla tua salute e quando non siamo stati allo stesso tavolo ci siamo scritti su whatsapp: è un altro nuovo strumento che non hai mai utilizzato e che ha rivoluzionato il nostro modo di comunicare.
Quante cose sono successe da quel giorno: peccato non averle vissute con
te. Però, a pensarci bene, non è così perché anche tu le hai vissute con noi
nei nostri cuori.
Ciao, neh! Il tuo Ale










































