giovedì 14 Maggio, 2026
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parole di pietra

La coccarda del De Rolandis ispirò il Tricolore

Castell’Alfero ricorda il patriota con una lapide e una via

Al centro di Castell’Alfero, a metà della via che dalla chiesa parrocchiale va alle scuole, c’è la casa natale di Giovanni Battista De Rolandis, al quale è dedicata la via stessa. Lo testimonia una lapide di marmo bianco posta sulla facciata.

L’epigrafe – che andrebbe resa più leggibile – recita testualmente: In questa casa/ nacque il 24 giugno 1774/ Giovanni Battista Gaetano De Rolandis/ in tempi servili/ onore dell’umanità/ dannato al capestro in Bologna/ il 23 aprile 1796/ per aver ideato/ con Luigi Zamboni bolognese/ la bandiera tricolore/ sognato un’Italia/ libera e grande.

Per le sue idee liberali e patriottiche De Rolandis, nato in una famiglia aristocratica, è considerato tra i primi martiri del Risorgimento. Idee che esprimeva già da adolescente e per le quali fu cacciato dal Seminario vescovile di Asti, e che mantenne anche quando fu mandato a Bologna nel Collegio piemontese della Viola.

Il 13 e 14 novembre 1794, a 20 anni da poco compiuti, De Rolandis con il bolognese Luigi Zamboni e altri compagni, organizzò un’insurrezione di ispirazione giacobina, per liberarla dall’oppressione pontificia. La sommossa fu preceduta dalla distribuzione di manifesti e di coccarde tricolori, sull’esempio della Rivoluzione francese.

In occasione della rivolta idearono una coccarda «con del cavadino verde e della roba bianca e rossa, da far delle rosettine della grandezza circa due volte di un baiocco di rame», come fu testimoniato durante il processo. I tre colori avevano il significato allegorico di Giustizia Eguaglianza Libertà. Al bianco e al rosso fu aggiunto il verde simbolo di speranza, anche se su questo particolare gli storici sono divisi.

La lapide bisognosa di restauro che ricorda De Rolandis nel paese natale di Castell’Alfero (foto Robyclick)

Fallito il tentativo di ribellione, De Rolandis e Zamboni fuggirono verso l’Appennino, ma vennero catturati due giorni dopo. Segregati nel carcere bolognese del Torrone, subirono numerose torture e interrogatori.

L’Inquisizione voleva sapere dei legami tra rivoltosi e i francesi. Lo Zamboni si suicidò impiccandosi in cella, mentre il De Rolandis, strenuamente difeso durante il processo da Antonio Aldini, docente di diritto dell’Università bolognese, fu condannato a morte con sentenza eseguita il 23 aprile 1796 sulla Montagnola della Piazza del mercato di Bologna. Un mese dopo l’impiccagione dell’astigiano, a Bologna entrò Napoleone con le sue truppe.

Il 7 gennaio del 1797 a Reggio Emilia venne approvata l’adozione del Tricolore, che si ispirava alla coccarda bolognese, da parte della Repubblica Cispadana, voluta dal Bonaparte. Da allora Reggio Emilia è chiamata la “Città del Tricolore” e ha dedicato alla nascita della bandiera nazionale un museo. Secondo il giornalista Ito De Rolandis, recentemente scomparso, discendente di Giovanni Battista, in quello stesso anno Antonio Aldini, eletto presidente della Repubblica Cispadana chiamato a Parigi, passando da Asti, consegnò alla famiglia De Rolandis l’unica coccarda rimasta di quell’insurrezione.

Il cimelio, conservato in una teca, è tuttora di proprietà della famiglia De Rolandis, che da anni l’ha affidata in custodia al Museo del Risorgimento di Torino per essere esposta nelle occasioni solenni. Un’altra lapide dedicata a De Rolandis si trova nel castello di Castell’Alfero, e un’altra è stata posta il 9 maggio 1926 sulla facciata del Municipio di Asti che gli ha anche dedicato una via.

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Pippo Sacco

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