La città natale nel 1954 ha voluto ricordare Leonardo Botallo, un personaggio nato ad Asti nel 1519 e morto in Francia nel 1588 in un luogo rimasto sconosciuto.
La lastra di marmo bianco è stata murata al centro della parete del vecchio ospedale che si affaccia su piazza Santa Maria Nuova, in occasione di un Congresso di storia della medicina, tenutosi appunto nel giugno 1954. L’epigrafe fu dettata dal prof. Leonardo Carerj, primario ospedaliero, che a quel congresso in una dotta disamina illustrò la vita e le opere di Botallo.
Questo il testo: A Leonardo Botallo/ medico e chirurgo/ espertissimo/ delle discipline mediche/ studioso/ non per vana gloria/ ma per amor del vero/ e pietà dei sofferenti/ che degnamente portò/ la viva fiamma/ del Rinascimento italico/ alla corte e nel mondo medico/ di Parigi/ I cittadini dedicano.
Già dal 1873 a Botallo era stata intitolata la via che da quel punto di piazza Santa Maria porta a viale Vittoria, costeggiando lo storico ospedale. Nel 1810 il Comune aveva acquistato il vasto monastero dei Canonici di Sant’Agostino per destinarlo a ospedale intitolato a Santa Maria Scala Coeli.

Dov’è oggi la lapide di Botallo, si apriva una farmacia, che il dott. Villavecchia trasferì a San Pietro nel 1932.
Torniamo a Leonardo Botallo che a metà del ‘500 seguì, a Pavia, le lezioni di anatomia di Gabriele Falloppio. Esercitò a chirurgia a Parigi, tornando però sovente in Italia. Fu medico di Elisabetta d’Austria, di Carlo IX, di Luisa di Lorena e di Caterina dei Medici. Nel De curandis vulneribus sclopettorum (1560) negò, così come aveva fatto pochi anni prima Ambroise Paré, che le ferite da arma da fuoco fossero venefiche, come allora si sosteneva, e scrisse sulla trapanazione del cranio.

Escluse (Luis venereae curandae ratio, 1563) che il centro dell’infezione sifilitica fosse il fegato. Ma egli è soprattutto noto per lo studio dei cosiddetti dotto di Botallo e forame di Botallo (due condotti del cuore), in effetti già noti prima di lui, ma che egli ha avuto il merito di aver riportato all’attenzione degli studiosi, tanto che gliene fu attribuita la scoperta. Quando Renato Bordone sul Bollettino Storico Subalpino del 1981 recensì il volume della strenna Utet in cui si editava l’opera di Leonardo Botallo I doveri del medico e del malato, a cura di Leonardo Carerj e Anita Bogetti, si soffermò lungamente sulla figura del medico astigiano.
In particolare, sottolineò la vasta fama raggiunta dallo scienziato, che già in giovane età divenne chirurgo dell’armata francese e poi consigliere del re di Francia, grazie alla fiducia della regina Caterina de’ Medici. Commentando il trattato, Renato Bordone mise in evidenza la figura di medico moderno del Botallo, uomo di formazione culturale umanistica oltreché tecnico- empirica, in grado di concepire la medicina come scienza dell’uomo e del corpo umano considerato nella sua dignitas.











































