La Croce Rossa internazionale è nata con il Convegno di Ginevra del 1863 (in cui venne fondata anche la sezione italiana). Si dichiarò il 22 agosto 1864 una istituzione sovranazionale neutrale basandosi su sette principi fondamentali: umanità, imparzialità, neutralità, indipendenza, volontarietà, unità e universalità.
Le prime attività della Croce Rossa Italiana ad Asti risalgono agli inizi del secolo scorso con uomini e donne attivi negli ospedali militarizzati della città durante la Prima guerra mondiale.
Ad Asti le crocerossine negli ospedali militarizzati della Grande Guerra

Aris d’Anelli, primario emerito di cardiologia (vedi Astigiani n. 4, pag. 70), nel libro Un ospedale una città, scrisse: «Nel 1915 lo stesso ospedale degli infermi fu militarizzato e i soldati malati o feriti vennero ricoverati in corsie approntate nei grandi corridoi. […] La Croce Rossa con dame ed infermiere volontarie assicurò il servizio: qualche astigiano, ferito al fronte nel Cadore
o sull’Isonzo, ebbe la possibilità di essere curato nella sua città. […] Giovanni Penna, imprenditore astigiano che si distinse anche come mecenate per le sue elargizioni a favore di enti ed istituzioni benefiche, mise a disposizione della Croce Rossa la sua villa, posta in un grande parco, dove oggi si trova via Conte Verde: fu utilizzata come ospedale-convalescenziario per i feriti che giungevano dal fronte».
Altre testimonianze confermano che nel 1916 era attivo anche un nucleo a Canelli. La costituzione ufficiale di un comitato provinciale astigiano della Croce Rossa, sviluppato dalle esperienze del sottocomitato di Asti presieduto dal conte Zoppi, risale al 31 maggio 1935, poche settimane dopo l’istituzione
della Provincia.
In una lettera del presidente generale della Croce Rossa Italiana Filippo Cremonesi, conservata all’Archivio di Stato di Asti, si legge la nomina a commissario presidenziale provinciale del commendatore e ragioniere Dario Baldini: direttore della Cassa di Risparmio e iscritto al partito fascista dal 1922; fu segnalato attraverso il prefetto Francesco Felice dal segretario della Federazione dei Fasci Asti, Fortunato Vicàri.
L’anno successivo, il 21 dicembre 1936, lo stesso presidente generale Cremonesi scrisse in un’altra comunicazione che “Ritenuti ora conseguiti gli
scopi della straordinaria amministrazione è pertanto opportuna la cessazione delle funzioni commissariali ed utile l’istituzione dell’amministrazione ordinaria”. Promosse quindi Baldini alla carica di presidente provinciale per il quadriennio 1937-1940. Insieme a lui vennero nominati il vicepresidente Antonio Griffa (proprietario della Way Assauto e presidente degli industriali)
con i consiglieri Enrica Benzi (ispettrice delle infermiere), Carlo Marocco (presidente mutilati e invalidi di guerra), Giovanni Morando (componente del sindacato proprietari e affittuari conduttori), Giovanni Parato (medico e capo manipolo della milizia volontaria) e Luigi Zo (presidente dei commercianti).
La Croce Rossa più controllata dal regime inglobò nel 1935 la Croce Verde
I componenti del nuovo comitato provinciale si riunirono per la prima volta nella sede di piazza Alfieri 8 nella serata dell’11 gennaio 1937, assistiti dal
segretario Ettore Richetta. Dal verbale depositato all’Archivio di Stato si legge
che il presidente Baldini illustrò le attività della gestione commissariale, rilevando la precedente fusione della Croce Verde nella Croce Rossa (vedi Astigiani n. 28, pag. 84) e la riorganizzazione delle delegazioni comunali.
Al 31 dicembre 1935 erano iscritti 79 soci perpetui e 158 soci temporanei che, in seguito alle attività di propaganda, un anno dopo divennero rispettivamente 88 e 720.
Nello stesso documento è indicata la costituzione della sezione femminile,
retta da un suo consiglio direttivo costituito dalla contessa Virginia Pignatti
Morano di Custoza (moglie del prefetto Boltraffio), da Carmelina Vicàri, Enrica
Benzi, dalla contessa Anna Maria Gazelli di Rossana, Maria Teresa Ivaldi e Maria Narbonne.
Nel 1936 in 28 paesi della provincia era presente un delegato comunale e, quindi, era attiva la Croce Rossa ad Agliano, Albugnano, Aramengo, Belveglio, Calosso, Castelletto Molina, Castello di Annone, Castelnuovo Calcea, Cisterna, Cocconato, Cortiglione, Cunico, Dusino San Michele, Frinco, Mombaldone, Monale, Montabone, Passerano Marmorito, Piovà, Quaranti, Rocca d’Arazzo, San Damiano, San Giorgio Scarampi, San Marzano Moasca, San Paolo Solbrito, Scurzolengo, Tigliole e Tonco.
In una relazione sulle attività del 1942, quando la guerra era ormai in corso
da due anni, si legge che, nonostante le carenze di personale, era stato
possibile rispondere a tutte le chiamate di pronto soccorso nei turni notturni
e rispettare le prestazioni richieste. In particolare, in quell’anno, vennero svolti 934 “servizi di trasporto infermi con autoambulanza” (percorrendo 19.711 km), 1354 “prestazioni varie e trasporti infermi con barella” oltre a 1984 “servizi di assistenza in sede ai bisognosi di pronto soccorso”.
Ad agosto era stato disposto l’acquisto di una nuova ambulanza Fiat, non ancora consegnata. Si leggono anche elogi per le infermiere volontarie: «hanno in ogni circostanza, con la loro presenza attiva e competenza, recato sempre maggior decoro al loro Ispettorato riscuotendo ovunque espressioni di plauso incondizionato.
Negli ospedali militari e in quello civile, al capezzale del glorioso ferito di guerra e del malato, tutte hanno dato prova di spirito di abnegazione e di sacrificio confermando con la loro spontanea offerta di attività le alte benemerenze delle Volontarie Rossocrociate Italiane».
Per loro venne organizzato un corso cui parteciparono quaranta aspiranti. Dalla stessa relazione si scopre che la Croce Rossa astigiana si occupò della raccolta di carta da destinare al macero per produrre altra carta.
Dal gennaio 1941 fu allestito un ufficio per reperire notizie sui prigionieri di guerra e ricerche di militari che operavano sui vari fronti, aderendo al servizio di invio di pacchi di sostentamento. Fu un importante servizio, in quel periodo bellico, a disposizione di tutta la provincia.


Dal 1941 il servizio a favore dei prigionieri di guerra
Nel 1940 la Croce Rossa di Asti aveva 618 soci temporanei e 107 soci perpetui, diventati rispettivamente 736 e 115 nel 1941, poi 790 e 119 nel 1942. Dal punto di vista economico il bilancio del 1942 riportava un avanzo di gestione di 21.898,25 lire, ritenuto “un lusinghiero risultato dovuto all’appassionato interessamento di quanti hanno collaborato con noi”.
Ma anche la Croce Rossa astigiana doveva fare i conti con gli sviluppi negativi della guerra, la caduta del fascismo il 25 luglio, l’armistizio dell’8 settembre 1943.
Il presidente Baldini a settembre rassegna le dimissioni e il prefetto Carlo Villa Santa invia una lettera al presidente generale della Croce Rossa annotando, a proposito di Baldini, che non è «compatibile con la mutata situazione politica la sua permanenza nella carica stessa. Egli, infatti, ha esplicato speciale attività nel disciolto partito fascista ed è inviso alla popolazione».
Qualche mese più tardi, con il ritorno di Mussolini e la nascita della Repubblica sociale italiana sostenuta dai nazisti, anche Baldini torna in Croce Rossa: in un verbale del 15 aprile 1944 si legge che, in qualità di presidente provinciale, aveva giurato davanti al Prefetto Renato Celio di «servire lealmente la Repubblica sociale italiana nelle sue istituzioni e nelle sue leggi e di esercitare le mie funzioni per il bene e la grandezza della Patria».
Baldini rimase in carica fino al 20 febbraio 1945, quando la presidenza provinciale venne affidata al professor Pasquale Gobbi. Tra gli ultimi atti del suo mandato scrisse una relazione al prefetto sull’attività della Croce Rossa astigiana dei servizi di pronto soccorso e trasporti di infermi nei vari ospedali, avvalendosi di venti volontari attivi di giorno e di notte con l’eccezione di un solo custode-autista retribuito.
Nella medesima relazione si colgono alcuni particolari: le infermiere volontarie erano in servizio negli ospedali militari e civili, venivano organizzate attività benefiche, un’autoambulanza Bianchi era stata requisita dalle truppe germaniche l’11 ottobre 1943, il mezzo Fiat 503 «fuori uso e già alienato per quanto ancora in possesso […] non presenta alcuna garanzia di poter far fronte alle richieste che continuamente ci pervengono» e il mezzo Fiat acquistato nell’agosto 1942 (già indicato in precedenza) non era ancora stato consegnato. Una situazione difficile.
Dopo la fine della guerra, il 30 giugno 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale nominò presidente il commendator Giuseppe Bertorello, che però declinò due volte la nomina scrivendo al prefetto Giacchero. Il 2 novembre 1945 fu nominato commissario provinciale il dottor Giuseppe Viarengo.
La Liberazione coincise con la rinascita della Croce Verde e con il conseguente rientro dei militi che per dieci anni avevano prestato servizio in Croce Rossa.
Con la fine della guerra tornano a dividersi i compiti tra Croce Verde e Croce Rossa
Nella riunione del 26 luglio 1945, alla presenza del prefetto, del presidente del Cln e dei presidenti di Croce Rossa e Croce Verde, venne stabilito che «La Croce Verde si assume l’incarico dei pronti soccorsi del trasporto feriti servendosi dell’opera volontaria dei suoi soci e dei mezzi che la Prefettura
di Asti potrà fornire. Alla Croce Rossa Italiana vengono demandati tutti gli
altri compiti che le spettano quale riconosciuto Organo Internazionale».
Una suddivisione dei compiti che porterà al ridimensionamento sul territorio delle attività della Croce Rossa. Un nuovo sviluppo per la Croce Rossa astigiana avvenne a partire dagli Anni Sessanta con la nascita delle delegazioni nei comuni della provincia: Piovà Massaia nel 1960, Villafranca
nel 1964, Montegrosso nel 1965, San Damiano e Moncalvo nel 1969, Castelnuovo Don Bosco e Villanova 1972, Castello di Annone nel 1974, Canelli nel 1975, Costigliole nel 1979.
In quegli anni a presiedere il comitato provinciale furono, tra gli altri, l’industriale Giovanni Fracchia (titolare dell’omonima cereria e poeta dialettale), il ragionier Bosso e il colonnello Francesco Valle.
Nel 1979 venne nominato presidente provinciale il medico Carlangelo Moro,
che era anche consigliere comunale per i socialisti. In carica fino al 1998,
diede un notevole impulso alla Croce Rossa astigiana che approdò in altri centri della provincia: Calliano.

Dal 1979 per diciannove anni la presidenza a Carlangelo Moro
Sotto la presidenza di Moro venne realizzata la sede di via Foscolo, ristrutturando una cascina accanto allo stadio comunale. La nuova sede
fu operativa nei giorni dell’emergenza dell’alluvione del 1994 (vedi Astigiani
n.10, pag. 6).
Un altro importante contributo per la realizzazione della nuova sede venne dato da Iole Lazzarini Colombo, a lungo ispettrice delle Infermiere Volontarie, poi viceispettrice regionale.
La nuova sede di via Foscolo e i giorni dell’emergenza per l’alluvione del novembre 1994
Nelle settimane del dopo alluvione tutta la struttura della Croce Rossa fu impegnata al massimo, coordinando anche l’arrivo di altre organizzazioni volontarie di soccorso da altre regioni. Era già successo a Balvano, in Irpinia, nel 1980 quando una colonna astigiana di soccorso dei terremotati sviluppò un rinnovato gruppo di volontari che diedero vita al gruppo dei Volontari del soccorso, operativi sulle ambulanze, inizialmente dotati di due Fiat 600 multipla, cui seguirono due mezzi Fiat: un 850 e un 238.
I successori di Moro alla presidenza provinciale furono il medico Michele Di
Paolo (il primo presidente a non essere nominato su indicazione del prefetto, ma eletto in seno all’associazione) e Piero Paracchino, prima di un periodo con i commissari Angelo Buccudu, Renzo Tartaglino e Gianpiero Del Tito.

La riforma del 2012 ha ridisegnato la Croce Rossa
Con la riforma del 2012, in vigore dal 2014, venne abrogato il comitato
provinciale. L’ultimo presidente è stato il dottor Stefano Robino, eletto nel 2013.
Tra i punti principali della riorganizzazione ci fu il passaggio da ente pubblico
a privato e la riduzione delle varie componenti volontaristiche (pionieri, corpo militare, infermiere volontarie, comitato nazionale femminile, donatori di sangue e volontari del soccorso) in due soli settori: volontari e corpi ausiliari.
Questi ultimi, costituiti dal Corpo militare volontario e dalle Infermiere volontarie, vantano una lunga tradizione sul territorio astigiano. Entrambi, come già citato, avevano prestato il loro servizio durante i due conflitti mondiali e si distinsero poi in altre varie situazioni.
Le crocerossine, in particolare, aiutarono la popolazione astigiana per le emergenze delle alluvioni del 1948 e del 1994. Per quest’ultima, tra i coordinatori del centro di accoglienza del Don Bosco, si distinse l’ispettrice “Beppina” Rota Bava di Cocconato. Le infermiere hanno inoltre prestato il loro supporto per l’accoglienza dei profughi albanesi arrivati ad Asti nel 1991. La Croce Rossa di Asti ha sede a fianco dello stadio Censin Bosia, nel tempo le sue componenti sono state ospitate in vari luoghi: dal Palazzo della Provincia a piazza Medici.
Tra le attività l’Orecchio di Venere e il centro profughi di Castello d’Annone
Dalla sede operativa dell’ex Maternità di via Duca d’Aosta partivano le ambulanze con i Volontari del soccorso (poi impegnati e coordinati dal 1997 nel servizio di emergenza sanitaria del 118, istituito anche in altre sedi della provincia).
Oggi le attività dei vari comitati astigiani sono numerose: in provincia i volontari si dedicano principalmente alle attività sulle ambulanze, nel capoluogo hanno anche uno sportello sociale, il telefono d’argento e gestiscono “L’Orecchio di Venere” centro di ascolto, accoglienza e sostegno dedicato alle donne vittime di violenze.
Dal 2017 gestiscono il centro polifunzionale di Castello di Annone, ospitato nell’ex base dell’aeronautica trasformata in centro di accoglienza profughi. Tra i tanti segni di gratitudine che la città di Asti ha riservato alla Croce Rossa ci sono l’intitolazione, nel 2008, della rotonda nei pressi dell’Ospedale Cardinal Massaia e il conferimento da parte del Comune, nel 2010, dell’onorificenza
dell’Ordine di San Secondo.
L’associazione Astigiani ha destinato 4000 euro, frutto del Bagna Cauda Day
2020, per contribuire all’acquisto di un mezzo di soccorso.







































