È un ponderoso e monumentale volume in-folio di 570 pagine che colpisce l’attenzione soprattutto per la particolare legatura: Italiani di Mussolini in A.O. (Africa orientale), edito nel 1937 da Capelli per l’Istituto Coloniale Fascista, mostra sui piatti una legatura in tutta tela, mentre il dorso è metallico con cerniere in rame e raffigura un fascio littorio; l’ascia in acciaio satinato bianco è applicata al piatto anteriore.
Esemplare a tiratura limitata e numerata – il nostro porta il numero 822 – comprende nel testo moltissime illustrazioni. La copertina con cerniera in rame e fascio littorio in acciaio del ponderoso volume di 570 pagine custodito dalla biblioteca Astense di Asti per gli storici dell’avventura coloniale italiana, ma anche per chi studi le strategie comunicative del regime, mentre un’attenzione presso un pubblico più ampio possono riscuotere le centinaia di fotografie che arricchiscono il testo e lo documentano a livello iconografico, con il nitore di un bianco e nero ricco di fascino.
Curato da Celso Maria Caratti, scrittore, giornalista, deputato della XXX legislatura (1939-1943) e nei primi Anni ‘50 sceneggiatore cinematografico (sue le sceneggiature nel 1951 de “Ha fatto 13” e “Il capitano di Venezia”, mentre all’anno successivo risalgono “I Piombi di Venezia”, “Serenata Amara” e “Rimorso”), il volume raccoglie una serie di monografie redatte «dalle più insigni personalità del mondo politico, militare e coloniale [affinché] potesse degnamente figurare nelle più grandi biblioteche del mondo … e per ciò ci siamo curati che la veste editoriale corrispondesse all’elevatezza e alla nobiltà dell’argomento» (dalla Presentazione di Amedeo Fani, presidente dell’Istituto Coloniale Fascista).

Opportunamente contestualizzato e depurato della retorica di regime, il volume offre una ricchissima messe di informazioni che, valutate con la cautela richiesta da una fonte chiaramente di parte, hanno il pregio di provenire da fonti ufficiali e di essere di poco posteriori alle vicende che testimoniano: può pertanto risultare non privo di interesse Si tratta di un esempio di alta arte tipografica, che invano abbiamo cercato di collocare nella storia delle acquisizioni della biblioteca: il periodo di riferimento è indubbio, ma l’esemplare non reca alcuna annotazione che ci consenta di riferirlo ad uno specifico evento, quali lettere di accompagnamento, ex libris o annotazioni di proprietà.
Il numero di inventario 4021 lo accomuna a un blocco di volumi di pregio, che “dal gabinetto del Sindaco” furono consegnati alla Biblioteca nell’immediato dopoguerra. Ma mentre tutti gli altri volumi, tra i quali figuravano gli Statuti cinquecenteschi della città o il fondo manoscritti, furono catalogati e messi a disposizione dei lettori, questo grosso volume, troppo connotato e collegato al precedente regime, fu inventariato e riposto a magazzino.
Si può tuttavia formulare un’ipotesi: è seducente l’idea che sia stato consegnato al podestà in occasione della visita del Duce ad Asti nel 1939, di soli due anni posteriore all’edizione del volume; anche se nessuna delle cronache cittadine di quella giornata ne fa parola, è ragionevole ipotizzare che sia stato quello il momento più adatto per consegnare alla città un volume di pregio e di apparato, il cui scopo era celebrare ed esaltare il regime fin dalla veste editoriale.