UN NUOVO MESSIA E LA MADONNA DAI CAPELLI ROSSI TRA I MAGNETISÀ DI VIARIGI Dall’Ossola al Monferrato i seguaci di don Grignaschi

Una delle poche immagini di don Francesco Antonio Grignaschi, il sacerdote al centro della vicenda, alto, prestante, un bell’uomo che non disdegnò le grazie femminili

20 Dicembre 1836 – 11 agosto 1847 gli anni delle predicazioni in Val D’ossola

 

Magnetisà. È l’appellativo che ancora oggi viene dato agli abitanti di Viarigi, poco più di mille anime in quell’Astigiano che è Monferrato e dall’alto della storica torre vede i paesi del Casalese. Ma da dove arriva quel soprannome? Per capirlo bisogna fare un salto indietro nel tempo di oltre un secolo e mezzo, a metà Ottocento, quando la vita contadina del piccolo borgo fu travolta e sconvolta da quella che passò alla storia come l’eresia dei “grignaschini”. Una vicenda singolare ancora poco studiata a fondo, ma che per la sua straordinarietà ha risvegliato le curiosità di molti. Tra gli altri, se n’è occupato lo storico novarese Roberto Gremmo, autore del libro “Il nuovo Messia e la Madonna Rossa”, pubblicato nel novembre 1997. Racconta la storia di Francesco Grignaschi, un prete che per le sue idee fu considerato dalla Chiesa ufficiale un pericoloso eretico. Così tanto da far arrivare nella sperduta Viarigi addirittura un futuro santo, don Giovanni Bosco, per “riportare nel gregge le pecorelle smarrite”. Grignaschi fu più volte incarcerato. Nell’ultimo processo ebbe un difensore d’eccezione, Angelo Brofferio, avvocato, deputato ed esponente di spicco della Sinistra subalpina laica e anticlericale. Ma andiamo per ordine. La storia inizia a Cimamulera, un villaggio montano della Val d’Ossola, oggi diventato frazione di Piedimulera (circa 1600 abitanti). Se i viarigini son detti “magnetisà” (o anche “pacion”, mangioni), gli abitanti del borgo ossolano sono detti i “santui”, uomini e donne molto credenti, quasi creduloni. A Cimamulera arriva un giovane parroco: è Francesco Antonio Grignaschi, 26 anni, nato a Domodossola nel 1810. Un prete giovane, bello e dotato di una personalità carismatica che lo farà subito amare dagli abitanti del villaggio. Sono gli anni in cui Grignaschi si circonda di fedelissimi, uomini e donne che lo accompagneranno per tutta la vita nella gioia ma anche nella malasorte. Dalla ricca famiglia Lana, all’oste Giovanni Borghese, fino al chierico Giovanni Pirazzi. In quel villaggio ossolano, il sacerdote matura le sue idee religiose che saranno poi considerate eretiche. Di sicuro sono rivoluzionarie: non solo sul piano religioso, ma anche su quello sociale e politico. Nel 1839 Grignaschi pubblica un libretto dedicato all’ “Immacolata concezione di Maria Vergine”, in cui vuole dimostrare che “Maria fu l’opera prima escita dalle mani d’Iddio avanti la stessa creazione del cielo, nata incorrotta e senza peccato”. Una tesi che non piacque alle gerarchie ecclesiastiche: il libretto fu messo all’indice e distrutto. Quella visione inedita che ribalta la figura della Madonna e in generale quella della donna dandole una centralità che fino ad allora le era stata negata non era accettabile. E quanto siano importanti le donne nella vita di Grignaschi lo vedremo. La prima è Maria Giovannone, una ragazza di Cimamulera di 34 anni, figlia di umili contadini. La chiamavamo la “Santa” perché, si diceva, dotata di poteri eccezionali. Faceva premonizioni, anche sull’imminente fine del mondo. Aveva visioni della Madonna e degli spiriti celesti. Nel 1845 accadde il miracolo della coroncina: in un quadro della chiesa parrocchiale in cui era rappresentata la Vergine rimase come appesa al vetro una piccola corona da rosario. Si gridò al miracolo. Tra i grignaschini, si cominciò a pensare che la Madonna avesse scelto Cimamulera come luogo di “specialissima spiritualità”. La voce si diffuse e migliaia di fedeli raggiunsero la piccola località dell’Ossola per vedere di persona quell’evento soprannaturale. Non tutti però gradivano quegli eccessi religiosi. A cominciare dall’allora vescovo di Novara che convocò più volte il suo sottoposto don Grignaschi. Il prete trovò un nemico anche in Antonio Guglielmazzi, notaio e futuro sindaco del paese, che entrò in conflitto aperto con il Grignaschi. Ogni motivo era buono per presentare denunce alle autorità civili ed ecclesiastiche. 

 

 

Una “santa” contadina attirò fedeli a Cimamulera

 

Nel 1845 la “Santa” fu allontanata da Cimamulera e fatta rinchiudere dal Vescovo nel monastero di Miasino. Pochi mesi dopo, a settembre, Maria Giovannone tornò e fu acclamata dai fedeli. Venne portata in processione a braccia, seduta su una sedia. Dietro di lei un corteo di canti e preghiere. Il vescovo intervenne una seconda volta e la spedì nel monastero di Trecate, dove trovò la morte nel gennaio 1947. La causa ufficiale del decesso fu indicata in una grave infezione intestinale, ma c’è chi sostiene che potrebbe essere stata avvelenata per la sua figura scomoda nella Chiesa. Come sia, nella piccola Cimamulera, vennero celebrati funerali solenni e centinaia di persone arrivarono ad adorare la salma. Maria lasciò in eredità a Grignaschi due anelli, uno d’argento e l’altro d’oro. Quegli anelli ebbero in seguito, quando il prete “magnetizzò” i viarigini, un ruolo di rilievo, persino in fase processuale. Entra nella vicenda un’altra donna: Domenica Lana, trentenne e discendente della famiglia Lana. Segni particolari: i capelli rossi. In lei Grignaschi riconobbe la divinità. Andava dicendo che era la Madonna ridiscesa in terra per salvare gli uomini. Da qui quel titolo di “Madonna dai capelli rossi” . Iniziò una vera e ardente venerazione della Lana che toglieva i peccati del mondo. Al sindaco Guglielmazzi non andò giù. Così accusò il sacerdote di furto, di aver sottratto alla comunità “di più di ottomila lire”. Lo denunciò. Grignaschi fu arrestato. Il processo si svolse il 27 aprile 1847: il prete venne condannato a essere rinchiuso nel monastero dei frati Minori Riformati di San Francesco d’Orta. Venne sospeso dai ministeri divini. Anche la Madonna venne portata sotto custodia a Domodossola, ma liberata dopo 50 giorni, tornò al paese. Era il 16 giugno 1847. Il 1° agosto tornò anche padre Grignaschi, fuggito dalla sua cella. Inutile dire che fu accolto con gioia dai suoi seguaci. Seguirono giorni concitati di festa e fervore religioso. Grignaschi chiese a ogni suo adepto di assumere il nome di un santo o di una santa e dall’altare, fece la sua rivelazione: egli stesso era Gesù Cristo sceso di nuovo sulla terra per salvare gli uomini e per risollevare le sorti della Chiesa corrotta. Nominò i dodici discepoli. Alla Lana impose il nome di Maria Santissima. 

 

11 Agosto 1847: la mistica discesa. Il mistero dei due anelli

 

Il sindaco lo denunciò di nuovo alla forza pubblica. Il 5 agosto Grignaschi tornò in carcere. La Madonna e i dodici discepoli decisero di scendere in processione verso Vogogna per rivelarsi al mondo e annunciare l’arrivo del nuovo Messia. Pare che questa iniziativa sia stata sollecitata da una falsa lettera a firma di Grignaschi in cui lui annunciava che a Roma era morto il Papa e che avrebbe occupato il suo posto. L’11 agosto 1847 avvenne la mistica “discesa”. Le cronache dell’epoca raccontano che la Madonna dai capelli rossi rispose all’alt di un gendarme con un morso sul braccio. Si diede l’ordine di sciogliere il corteo. Tutti furono arrestati. E quando i carabinieri provarono a identificare gli arrestati, alla richiesta di nome e cognome, ebbero queste risposte: Maria Santissima, San Pietro, San Giovanni Evangelista, l’Agnello immacolato e “così di seguito gli Apostoli, i Santi e le Sante”. Tali furono schedati al commissariato di Domodossola. “Un episodio originalissimo e controcorrente nel Piemonte risorgimentale” lo definisce Gremmo. Inizia il primo processo contro Grignaschi, la Madonna dai capelli rossi e i suoi discepoli. Il tribunale è quello del Senato di Casale Monferrato, dove sono di competenza le cause ecclesiastiche. 

 

18 Settembre 1848. Il primo processo

 

Ci sono quel giorno numerosi curiosi ad assistere. Lo stravagante caso aveva suscitato molto clamore. Se ne occupò ampiamente il giornale clericale “Fede e Patria”, diretto dal teologo Gatti. Si capì subito che la vicenda riguardava questioni religiose ma, nelle pieghe, nascondeva anche uno scontro sociale. Gli imputati erano principalmente contadini e montanari quasi tutti analfabeti. I principali accusatori erano invece possidenti ed ecclesiastici. Se il clero dell’Ossola era contro questi “esaltati”, a Casale le tesi del Nuovo Messia trovarono simpatia e appoggi. Il processo si concluse il 17 gennaio 1948 con la piena assoluzione di Grignaschi e di tutti i suoi seguaci. Fu in quei giorni monferrini che nacque un’amicizia importante per i fatti che avvennero negli anni successivi a Viarigi: quella con don Accattino, parroco dei Franchini, oggi frazione collinare di Altavilla Monferrato. Il prete andò a trovarlo più volte in carcere. Inizia così la seconda stagione del “Mistero” che coinvolse migliaia di uomini e donne. Questa volta il teatro sono le colline del Monferrato. 

 

13 Aprile – 9 giugno 1849. I favolosi 57 giorni di viarigi

 

Grignaschi tentò in ogni modo di tornare nella sua parrocchia di Cimamulera. Invano. Il clero dell’Ossola e il vescovo di Novara gli erano ostili. Restò ai Franchini, insieme a sua sorella Teresa, ospite dell’amico don Accattino. Intanto la sua fama si andava diffondendo anche tra le colline del Monferrato. La gente aveva cominciato a cercarlo. Circolava voce che lui fosse Gesù Cristo in persona. Insomma ben presto si creò intorno alla figura del sacerdote ossolano un clima di fervore religioso e misticismo. Fu così che il 13 aprile 1849 Grignaschi si trasferì a Viarigi accolto dalla popolazione con le campane che suonavano a festa. “La casa parrocchiale – ricorda Gremmo – si trasformò in un luogo di culto ove il nuovo figlio di Cristo dava pubblica udienza”. Si faceva baciare mani e piedi, dispensava abbracci a tutti e assolveva dai peccati. Era un Messia contadino, vestito in abiti poveri. La sua religione era ballare, star contenti, vivere il più possibile felici godendo delle bellezze del creato. L’opposto di quello che andava predicando la Chiesa ufficiale con i digiuni e le penitenze. Dagli atti del processo sappiamo da alcuni testimoni che egli aveva “il talento di abbagliare lo spirito e di commuovere il cuore”. Riuscì ad avere intorno a sé anche numerosi preti (oltre ad Accattino, Gianni Ferraris, Luigi Lachelli, Giuseppe Marrone, Giovanni Gambino di Villanova e il chierico Pio Lusana) e un’ex monaca Luigia Fracchia, maestra di scuola originaria dei Pergatti, frazione di Viarigi. Fu la terza donna speciale di Grignaschi, dopo la Giovannone e la Lana. Al processo furono definiti “una setta”. La figura femminile è centrale nel pensiero e nella vita del prete ossolano. Nella visione del mondo grignaschina, la donna aveva un ruolo da assoluta protagonista con dei poteri impensabili per l’epoca. La potenza delle idee e del carisma di padre Grignaschi esplose nel Mese Mariano del 1849, i 57 favolosi giorni in cui Viarigi divenne la “città del sole”. In paese arrivarono migliaia di fedeli. Solo nel giorno del Corpus Domini si parla di oltre 2 mila persone. La leggenda vuole che in quei giorni i nemici si riconciliarono, i peccatori si convertirono, antichi dissidi furono dimenticati. Delle feste rituali notturne si parlò a lungo nei dibattimenti processuali: con contorsioni, estasi, fremiti, salti, contrazioni, il divino entrava nel corpo di uomini e donne. Si disse anche che i grignaschini, per raggiungere quegli stati di estasi, facessero uso di pozioni magiche, droghe. Non è da escludere, certamente non lesinavano in bevute di vino che in paese non mancava. In quei giorni ci furono processioni, anche notturne, fino all’antico cimitero dove c’era una croce d’ottone diventata oggetto di venerazione. Venne “purificata” col sangue del Grignaschi. Secondo i testimoni accadde un fatto curioso: il sangue del prete ossolano cominciò a girare in ampolle o in pezzi di stoffa imbevuti come una vera reliquia e, al pari del sangue di San Gennaro, restava liquido. Si gridò al miracolo. Si diceva anche che il Nuovo Messia avesse ereditato le stigmate da Cristo. 

 

Su un giornale anticlericale “Quel prete è come un mandrillo”

 

Tutto questo non poteva durare. L’aria cambiò. Grignaschi ora non aveva contro solo la Chiesa ma anche i laici. Furono i giornali a denunciare “i fervori magnetici” di Viarigi. Prima Il Carroccio, giornale laico di Casale, poi La Strega, periodico anticlericale di Genova che così descrisse Grignaschi: “Di aspetto bellissimo parlatore dotato di molta franchezza ed unzione…fin qui niente di male l’esser bello e robusto non è peccato è soltanto una disposizione al peccato, specialmente in un sacerdote che occasioni continue di avvicinar le donne, le quali per le maledette reliquie di quel maledettissimo Pomo, sentono più simpatia per un bello che per certi brutti anche robusti… Egli molto ambizioso e desideroso di far parlare di se, volle dare all’intero universo una gran prova che l’uomo in certi casi particolari  è più potente del passero, del gallo e dello stesso mandrillo…”.

 

Nel 1850 Grignaschi viene scomunicato

 

Uscì un articolo su “Fede e Patria” in difesa di Grignaschi firmato da tutti i preti della sua cerchia e dai notabili del paese che smentiva le voci secondo cui il sacerdote avrebbe predicato cose contrarie alla religione ufficiale e alla Chiesa. Ma era tardi. Il 9 giugno 1849 Grignaschi fu costretto a lasciare Viarigi. Venne arrestato a Domodossola il 22 luglio. Tutti i “magnetisà” della sua cerchia erano già stati arrestati. Eppure la fede in Grignaschi non venne meno. Anzi se si può dire, si rafforzò. Fu così che il 26 agosto 1849 la Madonna dai capelli rossi arrivò a Viarigi. Gremmo ricorda che “furono due popolani di Viarigi, Francesco Betta e Pio Ferraris, a salire a Cimamulera e a chiedere alla Lana di andare fra loro”. Iniziò un nuovo periodo di venerazione. Arrivavano pellegrini da ogni dove per adorarla come la nuova Maria. Un episodio divertente ancora oggi viene raccontato spesso dalla gente di Viarigi: durante una solenne processione, la Madonna dai capelli rossi fermò improvvisamente il corteo al grido “La Madona la veul pisé” (la Madonna vuol fare la pipì). Dopo solo qualche giorno, la Lana venne ricondotta a Cimamulera dalla forza pubblica. Sappiamo però dal parroco di Cimamulera che in paese “v’era un via vai di viarigini”. Nessuno dei suoi seguaci abbandonò la sua fede. Infine anche la Novella Maria venne arrestata. A Viarigi arrivò niente meno che l’esercito piemontese per calmare gli animi. In quegli anni la zona rimase sorvegliata e vi si svolsero numerose manovre militari.

 

1 – 15 Luglio 1850 : L’ultimo processo

 

Il termine “magnetisà” nacque in questi giorni. Fu un medico Luigi Coddé a suggerire al processo che quei fervori mistici potevano essere collegati al fenomeno del magnetismo. Si diceva che Grignaschi, seppur incarcerato, fosse capace di “magnetizzare” tramite un fluido contenuto nel suo anello. Qui bisogna aprire una parentesi perché i viarigini sono anche conosciuti come “pacion”, mangioni, perché i grignaschini si diceva apprezzassero il buon vino e i buoni cibi del Monferrato e anche le donne. Anche l’ex monaca Fracchia, al processo, ammise senza problemi di aver avuto rapporti sessuali con il Grignaschi. Il 24 aprile 1850 Grignaschi venne scomunicato. Con lui tutti i preti che lo avevano seguito. Anche Fede e Patria del canonico Gatti che non aveva preso le distanze dall’eretico fu costretto a sospendere le pubblicazioni. Il 28 aprile si insediò a Viarigi il vescovo di Asti mons. Artico, prelato “chiacchierato” perché accusato di sodomia verso un chierico. Stette in Viarigi per quasi due mesi. Prese residenza nella canonica e in quelle stanze riceveva i fedeli. Abiurarono quasi tutti: 800 persone tra uomini e donne. Ma non riuscì fino in fondo nell’impresa. Ci riuscirà anni dopo don Bosco, futuro santo. Per la seconda volta, Grignaschi, la Madonna dai capelli rossi e il loro seguito sono chiamati a rispondere delle loro idee e azioni in tribunale a Casale. Il loro difensore è un avvocato di assoluto prestigio nel mondo politico della metà dell’800: Angelo Brofferio, deputato della Sinistra e potente massone. Uomo di idee liberali e anticlericali. Gli storici propendono per la versione per cui fu non una libera scelta accettare la difesa di Grignaschi, ma un incarico ben pagato affidato da un certo Riocru, ricco e misterioso francese che condivideva le idee ribelli del prete ossolano. Brofferio cercò di demolire tutte le accuse secondo cui il gruppo era “una banda di falsari, un’accolita di eresiarchi, una congrega di pericolosi delinquenti”. 

 

Gennaio 1856. A Viarigi arriva Don Bosco

 

Famosa è la sua arringa dal forte colore “politico” di un difensore della libertà di culto e di pensiero. A nulla valse: il 15 luglio la Corte di Casale condanna Grignaschi a dieci anni di carcere duro e a fare pubblica ammenda (l’abiura arriverà più tardi, nel 1857). Carcere anche ai suoi seguaci. Qualche giorno di prigione e una multa la pagò anche il notaio Giuseppe Provana di Rodello, autore del Crux de Cruce, opuscolo che racchiudeva il pensiero ribelle di Grignaschi. Era stato stampato nell’agosto 1848. Tutte le copie furono distrutte. Sei anni dopo il processo, fu mandato a Viarigi un futuro santo e fondatore dei Salesiani, don Giovanni Bosco. È un segno che l’“eresia” grignaschina non era ancora sedata. Anzi, come riporta il suo biografo ufficiale Lemoyne, covava sotto la cenere. Don Bosco usò contro i ribelli un’arma psicologica: il castigo di Dio. Dal pulpito lanciò anatemi e invitava “i presenti a recitare un Pater ed Ave Gloria pel primo che sarebbe morto nel paese”. Quella sera stessa morì un viarigino che aveva osato invitare gli amici per una bevuta mentre don Bosco celebrava la messa. Il carisma del futuro santo fece il resto. Gremmo ricorda nel suo libro che don Bosco aveva già lanciato simili malauguri contro il re Vittorio Emanuele in procinto di approvare la legge che prevedeva la soppressione degli ordini religiosi e la confisca dei loro beni. In pochi mesi morirono la madre del re, la moglie Maria Adelaide e il figlio Vittorio Emanuele Leopoldo. Fu rinchiuso nella prigione del castello di Ivrea il 30 gennaio 1851. Nel 1855 a tutti i detenuti per reati religiosi fu concessa la grazia tranne al Grignaschi. Continuò a ricevere “magnetisà”, “santui” e altri amici. Gli fece visita anche don Bosco che volle conoscere da vicino quel prete smarrito. Il 2 aprile 1957 Grignaschi firmò l’atto di abiura, ma secondo alcuni storici fu un escamotage per tornare libero. Negli anni successivi fece lo sguattero d’albergo a Torino, poi andò in America e infine, sempre povero, tornò in Italia e visse alle sorgenti del Tevere. Si avvicinò alla fede millenaristica dei Fareinistes francesi che con lui condividevano molti precetti tra cui l’imminente fine del mondo. Grignaschi firmò sotto pseudonimo diversi opuscoli pubblicati in Svizzera. Morì nel 1883 a 73 anni rifiutando, pare, gli ultimi sacramenti. Non si è mai saputo dove sia seppellito. 

 

Cosa accadde a Francesco Grignaschi e alla “Madonna dai capelli  rossi”

 

La Madonna dai capelli rossi aveva abiurato il 25 giugno 1851, ma continuò a predicare le teorie grignaschine, tanto che fu allontanata da Cimamulera insieme al marito. Si trasferì in Francia dove si mormora nacque un bambino: le malelingue dissero che era figlio di Grignaschi. Di sicuro ebbe una figlia, Virgilia. Domenica Lana visse a lungo. Morì a Domodossola. Tutti la chiamavano ironicamente la Madonna o la “stria”, la strega di Domodossola. Questa straordinario momento di fede religiosa è stata al centro di tesi di laurea, libri, compreso un bel romanzo di Lorenzo Mondo “Il Messia è stanco” edito nel Duemila da Garzanti. A Viarigi non tutti hanno dimenticato e ogni anno parte un pellegrinaggio di viarigini verso Cimamulera.    

 

Bibliografia

Il Nuovo Messia e la Madonna Rossa 

Roberto Gremmo (Storia Ribelle, Biella, 1997)

Il Messia è stanco – Lorenzo Mondo 

(Garzanti, 2000)

Il Cristo delle dolci colline. Vita, morte e miracoli di un sognatore – Giorgio Baietti (2008)

Cimamulera e Pallanzeno, due parrocchie gemelle – Tullio Bertamini (1993)

Diocesi di Asti tra 800 e 900, don Guglielmo Visconti

Tesi di laurea di Paola Colnago e Claudia Macagno

Le Schede