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Sulla Giostra salì l’avanguardia culturale astigiana

Da 1946 al ’53 un circolo tentò di scuotere il torpore provinciale

Nel pomeriggio del 4 marzo 1967, le sale sul giardino di Casa Masseroni in via Verdi 22 videro la riapertura della galleria d’arte La Giostra. Rigorose tramature in ferro nero, scandite da mobili e pannelli rivestiti da tessuto grigio, divennero sobrie quinte per incontri espositivi d’eccezione. Riprendeva a “girare” un nome che aveva già segnato il panorama culturale astigiano nell’immediato Dopoguerra, fondato da Eugenio Guglielminetti e Giorgio Griffa nel 1946 e attivo fino al 1953. All’inaugurazione della nuova galleria facevano gli onori di casa Amelia Platone e Carla Tizzani Masseroni (proprietaria dei locali), con la consulenza organizzativa di Guglielminetti e la promozione editoriale di Valerio Miroglio.  Proprio all’eclettico Miroglio toccò ricordare la stagione che vide la nascita della prima Giostra nel 1946. «Gli anni della Giostra furono gli stessi della umiliazione di Spazzapan nella sua Torino; o quelli della fuga dei giovani o dei più agguerriti verso Roma o Parigi […] questo era il clima torinese del tempo, e i suoi riflessi sulla provincia erano coerenti. Ora caliamo in questo clima di austerità salottiera un bugigattolo dietro il cantone dei “Portici Rossi” o una stanza scrostata all’angolo di via Carducci, dove poi doveva piazzarsi un rivenditore di mobili usati; caliamo nel bugigattolo, che so, una serie di ritratti di Cassinari, o uno stupendo dipinto di Cagli o le taglienti ironie grafiche di Maccari e avremo la Giostra» scrisse Miroglio nella cartella di presentazione della nuova “La Giostra” nel 1967.

Asti, 1967: Carla Masseroni, Eugenio Guglielminetti, Amelia Platone all’inaugurazione della galleria La Giostra di via Verdi 22
Asti, 1967: Carla Masseroni, Eugenio Guglielminetti, Amelia Platone all’inaugurazione della galleria La Giostra di via Verdi 22

L’entusiasmo animò i coraggiosi promotori di quel circolo che ospitava persone di origine, personalità, riferimenti e ideali politici diversi. Tra gli altri: Stefano Airale, Giovanni Boano, Pietro Cazzani, Alfredo Fea, Alfredo Ghiggi, Sergio Morando, Marisa Perotti, Mario Quaglia, Luigi Quaglia, Giuseppe Rosso, Giuseppe Villavecchia. «Fu dall’ampio aiuto di Luigi Carluccio, che in quegli anni univa alla critica d’arte la direzione della galleria La Bussola, che attingemmo stimoli. Furono prima le personali di Sironi, Casorati, Semeghini, De Pisis, Bartolini, poi Omiccioli, Paulucci, Sartorio, Dafne, Cassinari e fra gli stranieri Rouault, Braque e Matisse e un interessante incontro con Jean Cocteau […] Asti, abbagliata nei propri affetti dagli aspetti convenzionali di una cosiddetta tradizione, sembrò assai indifferente alle nostre sollecitazioni e lasciò alla nostra solitudine quei primi incontri» annotò ironico, anni dopo,  Guglielminetti. La “stupenda avventura di un’avanguardia” (la definizione è di Miroglio) a stento scalfì il sopore provinciale. Nel 1949, anno del bicentenario alfieriano, l’Amministrazione comunale, guidata da Felice Platone, coinvolse La Giostra , affidando al circolo l’organizzazione  della Mostra Nazionale d’Arte Contemporanea e di Scenografia (alla Chiesa dell’Annunziata di piazza Catena, con allestimento di Guglielminetti) e la Mostra dell’Incisione (a cura di Carlo Caratti). Nacque da quell’esperienza il premio “Città di Asti” per le Arti Figurative, denominato dal successivo autunno “Premio Vittorio Alfieri”.

La locandina-giornale de La Giostra
La locandina-giornale de La Giostra

Fino al 1953 La Giostra ospitò artisti e critici e promosse vivaci serate letterarie, incontri con autori del teatro europeo contemporaneo con Orazio Costa, Giorgio Strelher, Paolo Grassi. Si ricordano gli spettacoli della “Compagnia Pupazzi della Giostra”, a cura di Giuseppe Villavecchia e Alfredo Ghiggi, che erano compagni di lavoro, entrambi farmacisti, uniti dalla passione per l’arte. Numerosi gli allestimenti teatrali in collaborazione con Roberto Marchetti e Pietro Cazzani e la partecipazione degli allievi del liceo classico Alfieri, tra cui Ileana Ghione e Massimo Scaglione.  Non mancava il cinema  con Giuseppe Rosso e Osvaldo Campassi che proponevano proiezioni e dibattiti antesignani dei futuri cineforum. Quindici anni dopo, la galleria di via Verdi riannodò quel filo culturale interrotto in un’ideale «collezione che segue e sintetizza gli interessi, le scelte, le polemiche del tempo. Questa rassegna è dunque una sintesi visiva di un singolare episodio artistico che molti rivedranno con interesse e che ai giovani dirà, più di un discorso critico, che cosa fu La Giostra»  scrisse ancora Miroglio.

La nuova galleria, condotta poi dalla sola Carla Masseroni dal settembre 1972 fino agli anni Novanta, divenne, con La Fornace di via Ospedale, un punti di riferimento per i collezionisti d’arte non solo astigiani. Nel novembre 2007, la Fondazione  Guglielminetti ha promosso una rassegna dedicata al Circolo Culturale La Giostra 1946-1953, con cataloghi originali, locandine, fotografie e nella sezione pittorica opere di Corrado Cagli, Giorgio Griffa, Eugenio Guglielminetti, Mino Maccari, Renato Guttuso, Giuseppe Manzone, Mattia Moreni, Enrico Paulucci, cui seguirono omaggi dedicati a Valerio Miroglio, Amelia Platone, Gigi Quaglia, Mario Perosino. In collaborazione con il Comune di Asti e la Biblioteca Astense il 10 novembre 2007 si tenne un incontro sui rapporti tra La Giostra e il teatro, cui partecipai con Aris D’Anelli, Luciano Nattino, Grazia Bologna, Ottavio Coffano accanto ad altri ex studenti del Classico Alfieri, tra cui Nucci Bona, Piercarlo Bottino, Angiola Currado, Silvana Bosia, Natalina Franco, Flavio Grassi, Francesco Benzi, Gian Monaca.  Testimonianze che contribuirono a ricostruire quella straordinaria stagione culturale del dopoguerra astigiano.

Asti, 1947: Corrado Cagli e Afro Basaldella nello studio di Eugenio Guglielminetti
Asti, 1947: Corrado Cagli e Afro Basaldella nello studio di Eugenio Guglielminetti
Le schede

L’AUTRICE DELL’ARTICOLO

Marida Faussone

Astigiani è un'associazione culturale aperta, senza scopo di lucro, che ha bisogno del sostegno di altri "Innamorati dell'Astigiano" per diffondere e divulgare la storia e le storie del territorio.
Tra i suoi obiettivi: la pubblicazione della rivista trimestrale Astigiani, "finalizzata alla raccolta e diffusione di informazioni e ricerche di storia e cultura astigiana dal passato remoto a quello prossimo, con uno sguardo al presente e la visione verso il futuro (dallo statuto), la raccolta di materiale per la creazione di un archivio fotografico, video e documentale collegato al progetto "Granai della memoria", la realizzazione di presentazioni pubbliche e altri eventi legati al recupero della memoria del territorio.

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