Durante l’Avvento, l’umanità dovrebbe interrogarsi per trovare risposte ai conflitti irrisolti. Nel passato, meditazione e preghiera offrivano conforto ai fedeli, uniti dalle celebrazioni religiose.
L’iconografia decorativa europea, pur nelle variazioni stilistiche e storiche, perpetua immutati contenuti e valori spirituali. In tempi opachi, come gli attuali, è consolatorio seguire la narrazione pittorica degli artisti attivi in età barocca, una ricca stagione tra le più articolate dell’epoca moderna. Grazie al mecenatismo religioso e privato, nel nostro Monferrato cattedrali e pievi delineano tracce di molti pittori, tra cui il versatile Giovanni Carlo Aliberti.
Canellese di nascita, terzogenito di otto fratelli, è cresciuto alla bottega artigiana dello zio materno Perpetuo Gallia, fabbro dal talento artistico, suo tutore dal 1679 dopo la prematura scomparsa del padre. Rivela subito una vivace tempra artistica, consolidata nei soggiorni a Roma. Abile e intuitivo, il giovane Aliberti, coadiuvato dal fratello Marco Francesco, dal 1694 consegue numerose committenze.
Nel 1708 sposa Maria Teresa, figlia di Giovanni Antonio Laveglia. Tra le numerose attribuzioni, gli affreschi Battesimo dei Catecumeni e Gloria di Sant’Agostino compiuti in Asti nel 1712 per la chiesa conventuale di Sant’Agostino, abbattuta nel 1827, determinano la sua celebrità, tanto da consentire l’acquisto della casa in Contrada delle Stelle, presso l’Opera Pia Milliavacca.

Le imprese decorative proseguono, tra il 1715 e il 1720, nella chiesa di San Martino a La Morra, nella chiesa di San Gregorio di Cherasco, in cattedrale ad Alessandria (Cappella di San Giuseppe). Su committenza G.C. ALIBERTI (Canelli 1670-Asti 1727), Epifania, 1700, olio su tela, Chiesa di San Leonardo, Canelli dei nobili astigiani Roero, l’Aliberti opera presso la chiesa di San Giuseppe, da cui proviene il dipinto Sant’Anna con San Carlo Borromeo e Santa Cristina, ora conservato nei Musei Civici.
Il vescovo Milliavacca nel suo lascito testamentario consente all’Aliberti di partecipare al cantiere del 1716, accanto ai Laveglia, agli scultori Rista e Marchesi e a Giovanni Tommaso Groppa, rinomati maestri del tempo. Con l’intervento decorativo nella Chiesa barnabita di San Martino e l’affresco della Casa già Artom, si conclude la vita artistica di Giovanni Carlo Aliberti, impegnato anche in soggetti storici, mitologici e nel ritratto di committenti.
L’Aliberti concepisce trame pittoriche fantasiose. La suggestione cromatica e chiaroscurale coinvolge sguardo e animo dell’osservatore, proiettandolo nell’atmosfera rarefatta e fiabesca della rappresentazione. Nella costruzione scenografica dell’Epifania, sequenza del ciclo pittorico per la Cappella Sardi della Chiesa di San Leonardo in Canelli, il moto prospettico e avvolgente delle quinte paesistiche e delle architetture raccorda in ritmo concentrico le devote figure dei pastori, dei centurioni, dei popolani al plastico e armonioso inclinarsi della giovane Madonna e del Bambino all’adorazione dei Magi, sotto lo sguardo vigile di San Giuseppe.
Dal fulgido fulcro dell’incarnato di Maria e del Bambino, il radente filamento di luce s’irradia a stagliare vesti e doni simbolici dei Re d’Oriente, fino a riflettere, tra lampi di lance e armature, tra guizzi su tessuti e ricami di notabili e paggi, la luce della Cometa errante. La mistica visione, pur minuziosa in accenni realistici, come il cagnolino, il mantello purpureo, lo scettro e la deposta corona regale, mantiene intatta l’evocazione dell’Evento, sostenuto da plastici volumi e vibranti gamme timbriche.









































