giovedì 25 Aprile, 2024
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Parole di pietra

Il monumento a Don Bosco guarda alla Patagonia

Inaugurato a Castelnuovo nel 1898 a dieci anni dalla morte del Santo

 

Castelnuovo Don Bosco, che fino al 1930 si chiamava Castelnuovo d’Asti, nel 1893 su iniziativa del parroco don Giambattista Rossi (poi vescovo di Pinerolo) e del sindaco Aventino Musso si decise di far erigere un monumento al suo figlio più illustre, quel Giovanni Melchiorre Bosco nato il 16 agosto 1815, divenuto fondatore della congregazione dei Salesiani.

Don Bosco era morto a Torino il 31 gennaio 1888 e moltissimi lo avevano potuto conoscere di persona. L’opera fu finanziata da vari enti e venne anche organizzata una sottoscrizione tra la popolazione e i molti ex allievi di Don Bosco sparsi nel mondo, specialmente nelle nazioni sudamericane, che avevano frequentato le missioni salesiane fondate in quelle terre lontane.

Sedici artisti parteciparono al bando di concorso per la realizzazione del monumento e la commissione scelse il progetto di Antonio Stuardi, giovane scultore di Poirino, allievo del Tabacchi e poi del Belli all’Accademia Albertina di Torino. A quell’epoca non esisteva l’attuale piazza Don Bosco, dove oggi è collocato il monumento, ma solo una scarpata con un sentiero che da via Torino (oggi via Marconi) portava a una spianata con la chiesetta di San Rocco. Dopo cinque anni, l’idea del monumento divenne realtà e il 18 settembre 1898, a dieci anni dalla morte di Don Bosco, venne il gran giorno dell’inaugurazione.

Nei giorni precedenti per le vie di Castelnuovo si lavorò per elevare archi di fiori e verzura, mettere a dimora pini per improvvisare viali, allestire i palchi attorno al monumento.

Castelnuovo imbandierata per l’inaugurazione del monumento nel 1898. A fianco, il suo aspetto attuale
Castelnuovo imbandierata per l’inaugurazione del monumento nel 1898. A fianco, il suo aspetto attuale

Castelnuovo imbandierata per l’inaugurazione del monumento nel 1898. A fianco, il suo aspetto attuale

 

La banda di Castelnuovo e la Salesiana di Torino erano all’ingresso del paese per il solenne ricevimento dell’arcivescovo di Torino Richelmy e dei vescovi Re di Alba, Filipello di Ivrea, Bertagna di Cafarnao in Galilea, Cagliero di Magida, Costamagna di Colonia, e del successore di Don Bosco, il superiore dei Salesiani don Michele Rua.

Domenica 18 settembre, dopo la messa celebrata dai numerosi vescovi di tutti i continenti e rinfresco al palazzo comunale, un lungo corteo di autorità civili e religiose giunse sull’allora piazza San Rocco, imbandierata e invasa dalla folla, con 27 bandiere delle associazioni cattoliche che facevano corona al monumento ancora coperto. Dopo le note della banda salesiana, cadde il telo e apparve il gruppo marmoreo dello scultore Stuardi. Vi si vede Don Bosco con a lato un giovinetto che il sacerdote stringe al suo fianco, e un adolescente della Patagonia prono che bacia la mano al suo benefattore. Lo stile è aulico.

Seguirono i discorsi e la lettura di telegrammi inviati a Castelnuovo da varie parti del mondo, dal Segretario Vaticano card. Rampolla, ai cardinali di Milano, Venezia, Napoli. Il mattino seguente si tenne una funzione alla borgata dei Becchi, presso la casetta della cascina Biglione, allora diroccata, dove era nato Don Bosco a poca distanza dal colle dove a partire dal 1961 sarebbe sorta la basilica.

San Giovanni Bosco venne beatificato nel 1929 da papa Pio XI e canonizzato dal 1934. È il patrono degli educatori, degli studenti e degli editori.

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