Il Covid si è portato via mio padre, un uomo attivo e visionario. Era nato nel 1948 in una modesta famiglia contadina. I miei nonni – Luigi e Felicita Barbero – appartenevano a quelle vecchie famiglie mezzadrili poi divenute di piccoli coltivatori diretti.
A quel mondo rurale, segnato dalla fatica e dall’impegno, ai valori di quella società contadina, in cui era cresciuto, mio padre rimase sempre fedele. Diplomatosi perito agrario nel 1968 all’Istituto tecnico agrario “Bonafus” di Torino, si laureò poi in Scienze Agrarie nel 1973, con una tesi dedicata al pisello di Casalborgone per la parte agrotecnica e alla Freisa d’Asti per quella vitivinicola.
Amava ironizzare raccontando di essersi laureato nella vigna di suo padre: in effetti era così, perché molte delle osservazioni sperimentali le condusse proprio nei vigneti di famiglia a San Paolo di Moncucco, dove era nato e aveva sempre vissuto. Nel settembre 1971 si sposa con mia mamma, Teresa Cafasso (avrebbero festeggiato quest’anno le nozze d’oro). Un anno dopo era nata Daniela, io venni al mondo nel ’74 e mia sorella Luisa nell’83. È stato un padre amorevole e nonno entusiasta dei suoi tre nipotini.

Lui aveva messo su famiglia da studente-lavoratore, quando trovò impiego alla Coldiretti di Torino, dove dal 1971 al 1976 è stato tecnico dei Centri Assistenza Tecnica Agricola (Cata) e poi coordinatore provinciale e regionale sino al 1985. Alcuni anziani agricoltori ricordano ancora le epiche esperienze di innovazione stimolate da mio padre nell’ambito dei Club 3P “Provare-Produrre-Progredire”. Fu anche mandato a Bruxelles al Comitato sui problemi sociali dei lavoratori agricoli della CEE, ai cui lavori ha partecipato dal 1978 al 1990. Vi era grande necessità di aggiornamento Giuseppe Fassino alla bancarella dei prodotti tipici di Moncucco professionale degli agricoltori.
Mio padre lavorò a una serie di album didattici per l’Istituto Nazionale per l’Istruzione Professionale in Agricoltura: si trattava di complessi, per l’epoca, sistemi “multimediali” realizzati con diapositive commentate. La maggior parte di quelle diapositive didattiche a soggetto agricolo erano frutto della grande passione di mio papà per la fotografia. Scriveva su Il Coltivatore Piemontese, edito dalla Coldiretti, collaborò alla Gazzetta del Popolo e poi alla pagina domenicale sull’agricoltura de La Stampa.
Firmava articoli anche su L’Informatore Agrario di Verona, la più longeva e prestigiosa testata agricola italiana. Iscritto dal 1978 all’Ordine dei giornalisti come pubblicista, era fiero nel 2018 di aver ricevuto l’attestato per i 40 anni di attività giornalistica. Aveva sempre avuto passione per la carta stampata. Credo che il suo primo articolo sia stato Arte romanica nell’Astigiano dedicato a Vezzolano e alle altre chiese medievali del territorio – comparso su Piemonte Vivo nell’ottobre 1965, quando aveva solo 17 anni.
Suoi scritti sono stati pubblicati in vari volumi: in particolare era (giustamente) orgoglioso di aver contribuito al libro Vigne in volo (Savigliano, L’Artistica, 2013), un grande volume fotografico dedicato al Piemonte collinare, per il quale scrisse un testo sulla primavera.
Amava viaggiare e si inventò il ruolo di tour operator
Mio padre era un viaggiatore instancabile: da neodiplomato andò in Israele a vedere i kibbutz. Negli anni fu un susseguirsi di viaggi: Canada, Usa, Messico, Russia, Cina, Georgia, Armenia, Turchia, Egitto, Marocco, Tunisia, Argentina.
Amava l’Europa. Conosceva benissimo il Belgio, l’Olanda e il Lussemburgo, ma era soprattutto la Francia la destinazione privilegiata: la Borgogna, la Savoia, Parigi. Sapeva sempre consigliare dove fermarsi, fare una deviazione, scoprire un’antica abbazia, visitare un piccolo museo etnografico, gustare un piatto tipico, acquistare una buona bottiglia di vino.
Che si trattasse della valle del Douro in Portogallo, delle colline della Baviera, delle grandi città del Nord Europa, i suoi consigli di viaggio erano frutto dell’esperienza personale e spingevano verso itinerari non banali. Aveva anche visitato quasi tutti i paesi del blocco sovietico (Urss, Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria …), sia negli anni del regime comunista che dopo la caduta del muro di Berlino. Era stato più volte in Africa, in particolare in Tanzania e Kenia, dove vivevano due sue zie suore missionarie.
Trasformò questa sua passione in un’esperienza lavorativa, dapprima organizzando viaggi di istruzione per i Coltivatori Diretti, poi avviando nel 1992 l’Italian Wine Travels, un’agenzia di viaggi e tour operator specializzata nel turismo di gruppo a carattere vitivinicolo ed enogastronomico. In conseguenza di questa sua lunga e costante pratica del viaggio, aveva stretto amicizie e intessuto relazioni ovunque, come ad esempio con Wanda Półtawska, una nota intellettuale polacca, intima amica di Papa Giovanni Paolo II: tutte le volte che mio padre passava a Cracovia non mancava di andare a trovarla, portandole sempre in dono una bottiglia di buona grappa piemontese.
Un legame di amicizia che ho rinnovato anch’io nel 2018, trovandomi a Cracovia per lavoro. Mio padre aveva una fervida fantasia realizzatrice ed era in grado di sviluppare più progetti: riusciva cioè a fare più cose in contemporanea, aveva quella che oggi è definita una capacità multitasking, motivo per cui non è facile dare un ordine cronologico alle sue molte esperienze.
Promosse la Bottega del vino nella sua Moncucco


Amava il suo paese ed era orgoglioso di aver promosso la Bottega del Vino di Moncucco Torinese – inaugurata nel 1981, la prima istituita in Piemonte – per valorizzare i vini dell’Alto Astigiano, una zona che più di altre aveva patito lo spopolamento e l’abbandono dei vigneti. Trasformò quella Bottega in un centro di promozione con una miriade di iniziative che diedero a mio padre l’etichetta di “uomo del Freisa”.
Organizzò anche la “Corriera del Freisa” con viaggi che da Torino portavano i wine lovers a Moncucco e dintorni. La Bottega venne aperta nel settecentesco palazzo della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Moncucco, che versava in stato di profondo degrado: fu merito dei soci della Bottega del Vino, stimolati da mio padre, aver recuperato la monumentale ghiacciaia, oggi fiore all’occhiello del paese, da mostrare con orgoglio.
Un accenno va infine riservato alla “Vigna di don Bosco”, reimpiantata nei pressi di Cascina Moglia, il luogo dove fra il 1827 e il 1829 il futuro fondatore dei Salesiani era stato giovane garzone di campagna. Papà aveva una devozione particolare per San Giovanni Bosco: anche per questo motivo sentì il bisogno di impegnarsi per far rivivere quello storico vigneto.
Era membro dell’Accademia di Agricoltura di Torino (dal 2016) e dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino di Conegliano (dal 2018): prestigiosi organismi di rilievo nazionale. Intenso, per molti anni, è stato il suo impegno politico, dapprima come consigliere comunale di Moncucco Torinese (dal 1970 al 1995), poi fu eletto per la Dc in Provincia nel collegio di Castelnuovo don Bosco nel 1980 (riconfermato nel 1985 e nel 1990). Per un decennio, dal 1985 al 1995, è stato assessore provinciale all’Agricoltura, nelle giunte presiedute da Tovo e Grasso.
Anche in questo ruolo non gli sono mancate le idee. Ricordo tra le tante la “Carta dei vini della A21”: una mappa, distribuita ai caselli autostradali della Torino-Piacenza, in cui erano indicate le cantine e le strade del vino che affiancano l’itinerario autostradale. Si era agli inizi dell’enoturismo e lui ne aveva già immaginato lo sviluppo.











































