sabato 24 Febbraio, 2024
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1911-1919

Nove al fronte da una sola famiglia di Valfenera

Gli Zabert. Nella Grande Guerra due non tornarono
Gli anni del centenario della Grande Guerra portano a commemorazioni, riflessioni, nuovi studi storici. La ricerca che pubblichiamo è un piccolo contributo, arricchito di date e ricordi domestici. Vi si racconta la storia di una famiglia di Valfenera che in quegli anni vide vestire il grigioverde a nove suoi membri. Le famiglie allora erano ampie, ma nove militari contemporaneamente al fronte sono un numero straordinario. Fratelli e cugini, zii e nipoti chiamati a servire la patria. La maggior parte partirono da una cascina chiamata la Cassinetta. Due di loro, anzi tre visto che la ricerca di Agostino Marocco ha fatto scoprire un decimo Zaberto da Castell’Alfero, non tornarono alle loro case. Non ci sono eroi e bandiere al vento. Si parte da una cartolina mandata dal fronte…

Quella cartolina del 1917

 

Alla signorina Zabert Angela di Domenico Cassinetta Valfenera d’Asti prov.cia Alessandria – urgente – “Ricevi i più aff.si saluti dal tuo caro fratello Battista, addio” .

Così scriveva Zabert Giovanni Battista di Domenico sul retro di una sua fotografia in divisa da soldato. Il francobollo, da 5 centesimi, raffigura Vittorio Emanuele III, con la data 1917.

È una cartolina ingiallita dal tempo e conservata nella casa natia a Valfenera, assieme ad altre. L’immagine è di quelle classiche scattate negli studi fotografici di allora: il militare in posa, un fondale, lo sguardo, più o meno fiero, rivolto a chi guarda.

Giovanni Battista, classe 1897, manda quel segno alla famiglia scrivendo alla sorella maggiore nel settembre 1917. Tra poche settimane sarebbero arrivate Caporetto e la tragica ritirata del fronte italiano sino alla linea del Piave. Il giovanissimo Battista, soldato di appena vent’anni, era nella zona di guerra del Monte Grappa. Quell’“addio” scritto alla sorella fa capire i sentimenti di un ragazzo strappato alla famiglia e al suo ambiente di vita contadina.

Ora toccava a lui che aveva già visto partire amici e parenti. Molti non erano più tornati.

 

Il ceppo della famiglia Zabert arriva da Castell’Alfero e cresce a Valfenera dal 1700 insediandosi alla “Cassinetta”

 

Sebastiano Zabert, fratello di Giuseppe, classe 1897. Partecipa alla guerra di Libia ed è richiamato nel 1915. Gli sarà assegnata la Croce di guerra nel 1929. A Valfenera gestirà nel dopoguerra la privativa con negozio di commestibili

 

Le ricerche sulla famiglia Zabert fanno emergere la figura di Luigi che all’età di anni 37, nel 1700, si trasferì con moglie e figli piccoli a Valfenera. La famiglia Zabert era residente da oltre 150 anni a Castell’Alfero.

Il padre, Giovanni Battista, ne era stato anche sindaco, ma era morto in ancor giovane età lasciando due figli maschi e la vedova Giacomina Rustichelli.

Nel rogito del 1696 relativo alla successione ereditaria del padre si certifica che i discendenti sono due, Giovanni Battista e Francesco che rimarrà a Castell’Alfero.

Questa situazione è ben documentata dai “Quinternetti del sale” (il documento che indicava le consegne del sale ai nuclei familiari), nei quali Giacomina risulta per anni capofamiglia, iscritta per la quota di spettanza; i figli, dopo l’emancipazione, diventano capi di casa e quindi includono la madre nella loro famiglia; prima il maggiore, Luigi, e, dopo il trasferimento di questi a Valfenera, il figlio minore Francesco.

Risulta che nel 1700 Epifanio Squassino, possidente di Castell’Alfero, che aveva da poco acquistato all’asta una cascina a Valfenera, abbia proposto a Luigi Zabert di andarci con la famiglia a coltivare le ottanta giornate di terreno del podere (circa 25 ettari).

Si trattava della “Cassinetta”, situata nella pianura verso Isolabella e Villanova; era costituita da due fabbricati – risalenti a prima del 1600 (con muri oggi ancora intatti simili a quelli di un fortino, più larghi alla base e che al davanzale delle finestre raggiungono ancora quasi il metro di ampiezza) posti al centro della proprietà, a oltre un chilometro dal centro del paese.

In questo luogo gli Zabert saranno presenti per quasi tre secoli; Luigi e i suoi discendenti acquisiranno poco a poco tutta la proprietà: nelle mappe del catasto napoleonico del 1812 la Cassinetta risulta infatti censita come “Ferme Zabert”.

Con il passare degli anni la famiglia crebbe e si svilupperà in più rami partendo da quelli di Giovanni Battista e del fratello Sebastiano, rispettivamente nati nel 1698 e nel 1702.

Nota di curiosità storica: il ramo di Giovanni Battista, per varie generazioni, avrà un unico discendente maschio; abbondavano però le sorelle; ai primi dell’Ottocento l’unico fratello dovette “dare la loro parte” di eredità spettante a ben cinque sorelle, tutte con famiglia.

“Dare” significava pagare (per non frazionare e ridurre la proprietà) e si traduceva in un impoverimento del patrimonio famigliare: questo fu un incentivo per gli altri componenti maschi della famiglia allargata a cercare fortuna in altri settori, uscendo quindi dall’attività agricola. I discendenti di Giovanni Battista acquisiranno la proprietà della maggior parte delle terre della Cassinetta e continueranno a fare gli agricoltori sino all’estinzione del ramo avvenuta a fine ’900 e non daranno luogo a migrazioni.

Tra i discendenti del fratello Sebastiano, che lasceranno la Cassinetta, alcuni andranno a Torino dove è diventata famosa la galleria d’arte Zabert, altri faranno i fornai, o salumieri e bottegai restando a Valfenera, due intraprenderanno la carriera militare, uno si stabilirà in Argentina a inizio del Novecento, dando vita a una discendenza di medici/chirurghi/docenti universitari (città di Neuquem), un altro ancora a Chicago negli Anni ’30, altri in Venezuela. Torniamo alle vicende dei nostri nove militari chiamati a “servire la Patria”.

 

Il servizio militare durava 24 mesi ma scoppiò la guerra e tutti vennero richiamati

 

Alcune delle cartoline ricevute dal fronte e custodite a casa Zabert

 

Nel Regno d’Italia, nel periodo storico del primo Novecento, il servizio militare aveva la durata di 24 mesi. L’abbondanza delle varie classi di leva imponeva una selezione fisica con notevole quantità di esoneri; solo gli idonei dal punto di vista psico-fisico venivano ammessi al sorteggio (“tiravano il numero”) che riduceva ancora la quantità di coloro che sarebbero effettivamente finiti sotto le armi. “Buono per il Re buono per la Regina” si diceva allora per consolare in chiave maschilista gli arruolati, i quali dovevano arrivare all’altezza minima di un metro e cinquanta centimetri, abbassata dopo il 1900 dagli originali 1,56, per evitare imbarazzi verso la figura di Vittorio Emanule III, che diventerà il “re soldato” nonostante la bassissima statura.

Con la mobilitazione generale e l’intervento italiano nel conflitto nel maggio 1915, le armate si gonfiano di divisioni e aumenta la necessità di soldati. Le selezioni si fanno meno rigide e gli esoneri più difficili. Man mano che la guerra continua ci sono morti, feriti e prigionieri da rimpiazzare e la cartolina precetto arriva a milioni di uomini.

Vengono incentivati i “volontari” e richiamate anche le leve di non più giovani. Dopo Caporetto – autunno 1917 – anche chi ha meno di vent’anni, quasi senza addestramento, sarà inviato al fronte come i mitici “Ragazzi del ’99”.

 

Ecco chi sono i nove chiamati a combattere

 

Vediamo dunque chi sono i nove Zabert arruolati in quegli anni.

Partiamo dall’unico ufficiale: il colonnello Giuseppe Zabert (si veda l’indicazione 1 sull’albero genealogico della famiglia), classe 1864, figlio del fornaio Sebastiano.

Una carriera militare ispirata da uno zio paterno Luigi, che era arrivato al grado di capitano, ma era morto giovane nel 1890.

Giuseppe viene ammesso alla Scuola Militare nel 1883; sarà promosso a tenente di fanteria nel 1889; presterà servizio a Messina/Reggio Calabria a seguito del terremoto del dicembre 1908.

Durante la Grande Guerra diventa maggiore e poi colonnello distinguendosi in particolare nella battaglia per la conquista di Gorizia nell’agosto del 1916, al comando del 12° Fanteria Casale.

Sebastiano Zabert (2), nipote del colonnello, figlio del fratello Luigi, negli atti di reclutamento viene indicato come salumiere; con il 37° Rgt Fanteria è impegnato nella guerra italo-turca dalla quale rientrerà nel 1912, lo ritroviamo con il 91° fanteria durante la Grande Guerra.

Augusto, anch’egli figlio di Luigi (3), secondo nipote del colonnello, indicato come pasticciere, dopo un iniziale esonero perché era già sotto le armi il fratello Sebastiano, viene richiamato nel 1916, trattenuto per mesi due e dispensato per infermità; nel 1918 è ancora richiamato, ma è congedato dopo un periodo all’Ospedale Militare.

Giuseppe di Luigi (4), terzo nipote del colonnello, contadino, viene chiamato alle armi nel 1917 e assegnato alla Brigata Milizia Territoriale; passato al Reparto mitragliatrici (erano prodotte dalla Fiat), nel novembre 1917 si troverà in territorio dichiarato in stato di guerra; muore in combattimento in Ca’ d’Anna (Monte Grappa) il 16 dicembre 1917.

Con Giuseppe (5) figlio di Francesco, contadino, ci troviamo nel ramo collaterale a quello del colonnello. È della classe 1890. Arruolato nel 1910 nel 55° Rgt Fanteria, inviato in Tripolitania a settembre 1912, rientrato tre mesi dopo e congedato; chiamato nuovamente nell’agosto 1914 verrà dispensato perché aveva il fratello in servizio; a maggio 1915 è ancora richiamato nel 92° Fanteria e inviato al fronte dove morirà in combattimento il 4 di Agosto 1915 sul Monte Rothich (Valpadola).

Federico Giacomo di Francesco (6), fratello di Giuseppe, contadino: sotto leva a marzo 1912, poi dopo un rinvio, viene arruolato nel 1913. Raggiunge la Tripolitania (Tobruk) il 5.6.1913, assegnato al 21° Rgt Artiglieria da Fortezza; viene poi fatto rientrare in Italia, nuovamente nel 56° Fanteria; da luglio 1914 – per prolungamento del periodo di leva – ancora nel 57° Rgt. Fanteria, poi 95° Fanteria, al fronte col 1° Fanteria Btg Complemento fino a conclusione della Guerra e oltre nel Quartiere Generale e mandato infine in congedo illimitato il 28.2.1919. Sarà ancora richiamato nel 1940 e ricollocato in congedo il 28.2.1945 a 53 anni di età.

Eccoci ora ai tre discendenti di Giovanni Battista.

Sulla lapide a ricordo del caduti della Grande Guerra sulla piazza di Valfenera sono elencati 56 nomi. Due di loro appartengono alla famiglia Zabert

 

Giovanni (Battista) (7) di Giorgio Andrea (terzo della leva 1890) viene chiamato il 29.4.1916 nel 7° Rgt Artiglieria da Fortezza; viene trattenuto sino a fine guerra e successivamente inviato con il suo reparto al Sud. In congedo illimitato il 15.8.1919.

Antonio Lazzaro (8) di Giorgio Andrea, fratello di Giovanni (Battista): arruolato nel 1° Rgt Granatieri in Tripolitania dal 17.9.1912, trattenuto alle armi a partire dall’1.1.1915. Nello stato matricolare non ci sono altre informazioni se non l’appunto “ha diritto al computo di una campagna di guerra”.

Terzo discendente di Giovanni Battista è l’altro Giovanni Battista (9) di Domenico, classe 1897, chiamato alle armi il 21.9.1917 nel 1° Rgt Artiglieria da Montagna. Ritornerà a casa nel 1919; non si hanno altri dati; riceverà la Croce di Guerra e il titolo di Cavaliere di Vittorio Veneto.

 

Emerge anche uno Zaberto lontano parente caduto sull’Isonzo

 

Durante le ricerche sulla famiglia Zabert è emerso il nome di un altro Zaberto, di Castell’Alfero – discendente quindi del Francesco, fratello del capostipite Luigi: si chiamava anche lui Giuseppe, anch’egli classe 1890, figlio di Gabriele, in servizio di leva ad Asti nel periodo 1910-11, richiamato dal 15.5.1915 e morto in combattimento il 6.10.1915 a Serpenizza nell’alta valle dell’Isonzo (fu sepolto a Caporetto).

Dunque su nove Zabert, o meglio dieci, considerando il lontano parente di Castell’Alfero, tre hanno perso la vita in guerra e gli altri sono ritornati.

Nelle memorie di famiglia quegli anni di guerra hanno lasciato il segno. Chi era destinato a partire lasciava un vuoto e andava sostituito.

Le donne furono le più sacrificate soprattutto nelle attività agricole. Fondamentali risultarono le sorelle e le zie non maritate che si sostituirono ai fratelli/nipoti assenti.

Si sobbarcarono anche i lavori più pesanti così come succedeva nelle fabbriche.

Nelle nostre campagne il periodo più faticoso era considerato quello della mietitura del grano, aggravato dal caldo estivo. Mia mamma raccontava che a 14 anni mieteva il frumento come gli uomini; tutto a mano, con la falce grande: era un lavoro durissimo, occorreva mietere al mattino perché le spighe erano ammorbidite dalla rugiada e la legatura dei covoni era svolta di sera dopo il tramonto o di notte se splendeva la luna.

 

Dopo il 4 novembre i soldati tornano

 

Il 4 novembre 1918 la guerra finalmente finì e i soldati iniziarono a essere smobilitati. Il ritorno a casa fu spesso complicato e lento e a volte l’inserimento nella vita civile dei reduci fu traumatico.

Anche i protagonisti della nostra storia di famiglia tornano alle loro case e ai loro affetti. Sebastiano di Luigi riprese l’attività di commerciante/salumiere, che sarà proseguita dal figlio coadiuvato da una sorella. Augusto di Luigi si trasferì a Torino e negli anni Trenta emigrò negli Stati Uniti. Arrivavano a Valfenera sue notizie da Chicago dove aveva trovato lavoro in un hotel; rientrerà in Italia da pensionato e morirà nel 1963.

 

I racconti di Batistin ai nipoti e gli incontri con il suo capitano

 

Immagini di Valfenera agli inizi del Novecento: il paese aveva poco più di duemila abitanti

 

Giovanni Battista e Antonio Lazzaro di Giorgio Andrea e il cugino primo Giovanni Battista di Domenico ripresero il loro posto nell’azienda agricola di proprietà dei genitori. Nessuno mise su famiglia e con loro scomparve anche il nome di Giovanni Battista che dal 1640 veniva attribuito – ogni due generazioni – al primogenito. Federico Giacomo di Francesco, seguendo l’esempio di altri fratelli, si stabilirà a Torino; la figlia si trasferirà in Venezuela con la famiglia. Un fratello di Federico era emigrato in Argentina prima della guerra; la sua discendenza ha in corso contatti con la comunità valfenerese.

Il ten. colonnello Giuseppe, proclamato Cavaliere e promosso a Colonnello, trascorrerà gli ultimi anni a Valfenera ove morirà nel 1944, avendo il tempo di vivere gli anni e gli affanni del secondo conflitto mondiale, tra questi la enorme svalutazione subita dalla nostra moneta: nel testamento del 1938 (non aveva figli) aveva disposto legati a tutti i nipoti; nel 1944, poco prima del decesso, sarà costretto a revocarli pressochè tutti dichiarando che la pensione e i risparmi erano divenuti insufficienti per la sua sussistenza.

Dopo essersi prodigato in prima persona per ricordare i figli della comunità valfenerese caduti in guerra, promuovendo anche la posa della lapide commemorativa nella piazza centrale del paese, con disposizione testamentaria donerà al Comune tutte le sue medaglie e onorificenze.

Dispose anche un lascito alla locale Opera Pia (sorta nel 1922), poi Casa di Riposo, ora in corso di ristrutturazione, intitolata allo zio capitano Luigi Zabert, primo benefattore.

La memoria di Battista, mio zio materno, mi accompagna da sempre. Cavaliere di Vittorio Veneto, ne era orgoglioso, ma nei suoi racconti della “guerra” prevaleva subito la mestizia, lo sconforto e spesso anche silenziose lacrime.

Era un uomo di bella presenza, voce tenorile, e una risata particolare che richiamava il nitrito del Moro, il suo bel cavallo che aggiogato al calesse biposto, al piccolo trotto portava il padrone al mercato settimanale a Villanova.

Il solitario Batistin non cercava il colloquio, sentiva semmai il bisogno di essere ascoltato; si trovava a suo agio coi nipoti ancora ragazzini/e i quali portavano vivacità e allegria e cercavano di essergli di sollievo nel lavoro della cascina, come la mamma raccomandava loro «… andate a dargli una mano… lasciatelo parlare». Ci regalava angurie e meloni da portare anche a casa.

Viveva con la sorella più anziana (quella della cartolina inviata dal fronte nel 1917) che lo accudiva con devozione, pronta a ogni suo cenno; nelle calde estati, al pomeriggio, a un certo punto interrompeva il lavoro, si sedeva nel prato all’ombra sotto un albero o nel porticato e, sbocconcellando qualcosa, iniziava i suoi racconti. L’argomento il più delle volte era la guerra del 1915-18.

Spesso erano ripetitivi, ma noi eravamo sempre interessati. I temi principali erano le privazioni che aveva dovuto affrontare, i momenti di paura, lo spoglio Monte Grappa e il suo capitano – per il quale aveva una venerazione – che quasi tutti gli anni lo veniva a salutare, come faceva con tutti i superstiti della compagnia.

Più volte raccontava l’incontro casuale al fronte con il compaesano Antonio Marocco – classe 1898 – sottotenente, che dopo la guerra sarebbe diventato sacerdote, poi Canonico del Capitolo della Cattedrale e Vice Direttore del Seminario Vescovile di Asti. Curava anche la registrazione dei dati atmosferici ricavati dalla Specola esistente nella torretta interna del palazzo del Seminario.

Poche parole: «Ciau Tonin»  «Ciau Batistin». Era in autunno:  con l’aiuto dell’attendente misero insieme e mangiarono quattro castagne; nel 1931 sarebbero diventati cognati. Nel 1962 il vecchio capitano aveva organizzato un viaggio sui luoghi della guerra coinvolgendo superstiti e loro familiari; Batistin aveva 65 anni e vi partecipò con il Giuseppe figlio di Sebastiano, contento e fiero di esserci e di avere altro da raccontarci: il viaggio, il sacrario sul Monte Grappa, i commilitoni superstiti…

A Giovanni Battista verrà concessa la Croce di Guerra e il titolo di Cavaliere di Vittorio Veneto. Morì nel 1983.

Note

ZABERT e ZABERTO/I: nei secoli le trascrizioni hanno provocato queste differenze. Ad esempio il documento di identità di mamma Francesca riportava l’intestazione “Zabert o Zaberto”, quello del nonno nel 1936 “Zaberto Domenico detto Zabert” e così dovevano firmarsi in esteso negli atti ufficiali. Ma tutti loro sostenevano e affermano di essere degli Zabert.

Fonti

Documenti archivio familiare

–  Valfenera nei secoli della sua storia, G.B. Marocco

–  Archivio di Stato di AL per Stati Matricolari

–  Sito Ministero della Difesa per i Caduti

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